Milannews24
·10 de março de 2026
Simic e una vitta ricca di sorprese: «Sono stato vicino alla Juventus. Arrivare all’Inter fu un sogno, ma quella Champions con il Milan nel 2003…»

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Dario Simic, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha ripercorso le tappe di una carriera e di una vita ricche di sorprese: dal mancato approdo alla Juventus fino all’arrivo all’Inter, passando per l’avventura al Milan e la Champions League del 2003. Ecco, di seguito, tutte le sue dichiarazioni.
IL MANCATO APPRODO ALLA JUVENTUS «Dico una cosa che sanno in pochi: prima di giocare per Inter e Milan, sono stato vicino alla Juventus. Nel 1996 sono stato in ufficio con la Triade. Io, Moggi, Giraudo e Bettega. Stavo per firmare. E poi la mia famiglia ha deciso che era meglio non andare: avevo vent’anni, era ancora tempo della guerra. Sono venuto in Italia dopo il Mondiale ‘98. La Croazia prima di quel Mondiale era conosciuta solo dal 3% della popolazione mondiale. Un mese dopo, la percentuale era salita al 30%. Il quarto di finale contro la Germania resta indimenticabile. Alla fine, piangevamo tutti».
L’ARRIVO ALL’INTER «Sì, nel gennaio 1999. Per me era un sogno, mi sedevo vicino a Ronaldo, Seedorf, Zanetti. Non ero mai stato a San Siro e la prima volta, contro il Venezia, mi sono detto “dai, vado a scaldarmi in campo così mi abituo”. Macché, ci si scaldava al coperto, così sono uscito un minuto prima dell’inizio e lo stadio era incredibile. La prima volta che vedevo San Siro era per giocarci dentro: una follia. Maniero ha attaccato una palla in profondità dopo 20 minuti e io ero in ritardo. Ha calciato al volo, gol. Mi sono detto “se funziona così, che appena dai un centimetro all’attaccante, quello segna, posso andare a casa”».
IL MILAN «Ero molto amico di Pippo Inzaghi. Quando si usciva con lui, ogni dieci minuti c’era una ragazza che lo avvicinava: Pippo per le ragazze era il numero uno. Il gruppo era ottimo. A me dicevano che dormivo sempre perché ero un po’ tra le nuvole, nel mio mondo. Se qualcuno veniva con i jeans fuori moda, li vedeva sparire. Ricordo anche alcune mutande giudicate non all’altezza e appese in spogliatoio».
I MIGLIORI E I PEGGIORI PER ELEGANZA «Kaladze, Borriello, Pirlo. I peggiori i brasiliani… ma non facciamo nomi».
COME NACQUE LA CHAMPIONS 2003 «Con il genio di Ancelotti, che spostò Pirlo davanti alla difesa. Era un visionario, un padre, una persona squisita».
VIA NEL 2007 «Semplicemente giocavo poco. Io nascevo difensore a tre o centrale, da terzino non potevo esprimere le mie qualità. Il 4-3-2-1 per i terzini è difficilissimo, non hanno nessuno davanti».
IL POST CALCIO «Sì, sono stato tante cose in questi 16 anni. Nel 2016-17, consulente del Palermo, in pratica direttore sportivo ma con Zamparini era dura. Mi diceva “vai dall’allenatore e digli di cambiare quel giocatore” ma io non ero d’accordo, non si fa così. E poi non si può cambiare allenatore ogni tre partite… Non lavoro più come osservatore del Milan e nemmeno per la Dinamo Zagabria. La mia famiglia ha il 70% dei boccioni d’acqua della Croazia, si usano per gli uffici e nelle case. Io e mio fratello poi abbiamo 22 bar».
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