Calcionews24
·25 de fevereiro de 2026
Torino, panchina granata bollente: la storia dei subentri e la nuova scommessa D’Aversa

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L’esonero di Marco Baroni e il contestuale arrivo di Roberto D’Aversa non sono solo una scelta tecnica, ma l’ennesimo capitolo di una storia che si ripete. Con questo ribaltone, la gestione di Urbano Cairo tocca quota 14 cambi in panchina (tra esoneri e dimissioni) in poco più di vent’anni di presidenza. È un cerchio che si riapre, richiamando alla mente fantasmi del passato e speranze di rinascita che hanno segnato l’era moderna del Torino.
La cronistoria dei “ribaltoni” granata inizia paradossalmente con l’uomo della rinascita, Gianni De Biasi, esonerato a tre giorni dall’inizio della Serie A 2006/07 per far posto ad Alberto Zaccheroni, solo per poi essere richiamato a fine stagione per centrare la salvezza. Quello fu l’inizio di un periodo turbolento caratterizzato dal dualismo tra De Biasi e Walter Novellino: un continuo botta e risposta di esoneri e ritorni che evidenziò, fin dai primi anni della presidenza Cairo, la difficoltà di dare continuità a un progetto tecnico nei momenti di crisi.
Dopo anni di caos, il Torino sembrò trovare la sua oasi di pace con Giampiero Ventura, capace di restare in sella per cinque stagioni consecutive. Tuttavia, una volta chiuso quel ciclo, la “scure” del presidente è tornata ad abbattersi regolarmente. Dall’esonero di Mihajlović nel 2018 (dopo un derby di coppa), passando per il traumatico addio di Mazzarri nel 2020 a seguito dello 0-7 contro l’Atalanta, fino alla sfortunata parentesi di Marco Giampaolo. Ogni cambio ha cercato di rispondere a una crisi d’identità, spesso con soluzioni d’emergenza come quelle di Longo o Nicola.
L’allontanamento di Baroni oggi ricalca dinamiche già viste: una squadra che perde certezze, una classifica che inizia a fare paura e la necessità di un “normalizzatore”. Come accadde con De Biasi nell’anno della fondazione o con Nicola nel momento più buio della pandemia, a D’Aversa viene chiesto di spegnere l’incendio. La storia granata sotto Cairo dimostra che il cambio in corsa è una medicina usata spesso, ma dai risultati alterni: un cerchio che si chiude e si riapre, tra la ricerca di un’identità perduta e l’imperativo categorico di difendere la Serie A.









































