Veltroni esalta Spalletti però… «Ha trovato macerie e ha messo insieme una squadra. Ma come si fa a non avere nostalgia di Conte?» | OneFootball

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·25 de janeiro de 2026

Veltroni esalta Spalletti però… «Ha trovato macerie e ha messo insieme una squadra. Ma come si fa a non avere nostalgia di Conte?»

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Veltroni ha parlato così di Luciano Spalletti e Antonio Conte nel giorno di Juve Napoli. Queste le sue dichiarazioni

Walter Veltroni, politico, scrittore e grande tifoso bianconero, ha parlato nel giorno di Juve Napoli di Spalletti e Conte a Tuttosport. Queste le sue dichiarazioni.


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SPALLETTI – «Mi piace molto Spalletti: è uno istintivo e capisce di calcio. Diciamoci la verità: alla Juventus ha trovato macerie e ha messo insieme una squadra. Ha dato sicurezza a tutti. Ha fatto capire che esiste un undici titolare. Ha fatto le cose che fanno i grandi allenatori, quale lui è. Perché ha sempre fatto bene e sulla parentesi della Nazionale ci sarebbe da dire molto e se un giorno la racconteranno o si racconterà…»

CICLO – «Con lui e con una buona campagna acquisti, non fatta con le date di nascita e gli algoritmi, ma come la Juventus l’ha sempre fatta quando prendeva Scirea, Cabrini, Tardelli, ma anche Vignola, Caricola, Prandelli, Torricelli e Di Livio. Uomini prima che campioni. E poi andare a vederli, parlare loro, capire come sono. Non farsi guidare dai procuratori che ti fottono anche i pantaloni»

CONTE A TORINO – «Come fai a non avere nostalgia di lui, di Allegri, di Lippi, di Trapattoni? Si ha nostalgia di quelli con i quali si è vinto. Capisce tanto di calcio. Se tu pensi come Conte trovò la Juve e come la cambiò in un solo anno, ecco quello ti dà la misura dell’allenatore»

VIALLI – «Vialli è stato un calciatore abbastanza particolare. Per il suo cervello; per il modo in cui giocava, che era un misto di tecnica e di fantasia; per il suo carattere; per il suo sorriso e per il suo senso dell’umorismo. E anche per il modo in cui ha affrontato il cancro, sì cancro perché si chiama così. Quell’abbraccio con Roberto Mancini, poi, è nella memoria di tutti. È il simbolo dei Campionati europei del 2021, così come l’urlo di Tardelli è quello dei Mondiali del 1982. In quell’abbraccio c’è veramente tutto. Per questo Luca è ancora così tanto presente. Sono pochi i calciatori italiani che ci riescono, sicuramente Gigi Riva e pochi altri. Però, tra i due, Riva comunicava di meno rispetto a Vialli. Anzi Gigi non comunicava affatto: era un muro di silenzio, diciamo così. Ci sono dei calciatori che sono entrati nella poesia del mondo. Sicuramente Luca è tra questi. Non ce ne sono oggi come lui. Ma sa, oggi il calcio ha perso moltissimo. Ha perso molto sentimento, ha perso molta poesia».

YILDIZ – «Sì, molto. Della Juve di oggi ci sono solo due giocatori che avrebbero potuto giocare in quelle del passato vincente e sono Yildiz e Bremer. Yildiz è un talento, fuori discussione: salta l’uomo, tira a rientrare, fa cose meravigliose, come Dybala (ma avete visto che magia il passaggio di Paulo a Malen contro il Torino?). Bremer, invece, mi ricorsa Jurgen Kohler, il classico centrale della Juve possente e feroce».

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