Vieri si racconta: «Inter Juve, partita dell’anno. Il mio grande sogno era giocare a San Siro. 5 maggio? Ci pensano ancora dopo 30 anni» | OneFootball

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·14 de fevereiro de 2026

Vieri si racconta: «Inter Juve, partita dell’anno. Il mio grande sogno era giocare a San Siro. 5 maggio? Ci pensano ancora dopo 30 anni»

Imagem do artigo:Vieri si racconta: «Inter Juve, partita dell’anno. Il mio grande sogno era giocare a San Siro. 5 maggio? Ci pensano ancora dopo 30 anni»

Vieri svela: «Inter Juve, partita dell’anno. Il mio sogno era giocare a San Siro. 5 maggio? Ci pensano ancora». Le parole

Christian Vieri, per tutti semplicemente “Bobo”, torna protagonista nel nuovo episodio di Legends Road su Dazn. In un viaggio carico di emozioni tra ricordi personali e luoghi simbolo di Milano, l’ex bomber ripercorre momenti iconici della sua carriera e analizza l’attuale stato di forma del calcio italiano, soffermandosi in particolare sull’attesissimo derby d’Italia tra l’Inter di Cristian Chivu e la Juventus di Luciano Spalletti. Di seguito tutte le sue dichiarazioni:

Sulle vittorie e le sconfitte della sua carriera: «Vincere e perdere fa parte del gioco. Ho perso una finale di Champions con la Juve e quella partita là non l’ho più vista da come ero rimasto male, ho pianto tre settimane ma fa parte del gioco. Il problema non è quello, quando ho sofferto è stato quando mi sono fatto male al ginocchio e non sono andato al terzo Mondiale».


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Sulla sua vita privata: «Parlavano i giornalisti che non sapevano niente. Dicevano che io e Pippo Inzaghi uscivamo sempre, ma uscivamo in estate. La domenica quando facevamo la partita, andavamo in giro come fan tutti. Prima non potevi rispondere, ora invece con i social puoi rispondere, era tutto un attaccare. Se voglio fare gol tutte le domeniche, puoi uscire tutte le sere? Non ce la fai. Se non ti alleni per bene non puoi fare gol tutte le domeniche. Prima c’era questa moda di attaccare certi giocatori e venivo attaccato anch’io».

Su Inter-Juventus: «È la partita dell’anno, c’è tanta attenzione, adrenalina, tutti la vogliono giocare. Poi si gioca a San Siro che è il posto dove un attaccante vuole fare gol. San Siro è una bolgia, era il mio grande sogno giocare a San Siro».

Sul 5 maggio: «Ci pensano ancora dopo 30 anni. L’altro giorno Recoba mi dice: “Tornassi indietro direi a Cuper di non farmi giocare dall’inizio, di farmi entrare nel secondo tempo perché eravamo troppo sbilanciati”. Pensa quanto ci teneva. Ci tenevamo in una maniera… forse anche troppo. Il rapporto che avevamo con Moratti non era normale. Io tutti i giorni ero in giro con la Bedy a Milano. Quando perdevamo un’amichevole in ritiro, si metteva a piangere. Non era tanto vincere lo scudetto, ogni partita era pesante. Perdiamo a Bologna e sembrava che fosse successo chissà che. Sono partite che perdi. Abbiamo fatto tutto bene secondo me».

Su Pio Esposito: «Bravo, giovane. Il salto dallo Spezia a San Siro, a giocare con l’Inter, è un salto enorme. Devi far gol perché fai comunque la terza/quarta punta. Un giorno Lautaro e Thuram non giocano, devi giocare tu, hai 21 anni, ma devi far gol lo stesso perché l’Inter deve vincere tutte le partite. Quando entri devi fare la differenza. È bello ma allo stesso tempo è stressante, hai tanta pressione. Devi comunque fare gol».

Su Moratti e Ronaldo: «Quando ha fatto 80 anni, avevo parlato col figlio e mi dice: “Voglio fare il compleanno a sorpresa a papà”. Gli dico: “ci penso io”. Così faccio venire Recoba, lui impazziva per il Chino. Poi ho chiamato Ronaldo ed è venuto e già si vedeva la dimostrazione d’affetto per Moratti. Ronaldo? La domenica vedevi il 10% di quello che faceva la settimana, troppo troppo forte. La gente non si rende conto, si rende conto solo chi ha giocato con lui. Poi era pure simpatico, rideva sempre».

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