Inter News 24
·28 de maio de 2026
Zanotti ricorda l’Inter: «Vinsi due trofei, ma non li sento miei. Inzaghi? Allenatore fortissimo, Chivu eccelle per l’umanità»

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Da tre anni lontano dall’Italia e messosi in mostra in Svizzera, tra San Gallo e Lugano, dove milita attualmente, collezionandoo 110 presenze, 15 delle quali in competizioni europee, Mattia Zanotti è stato intervistato da Gianlucadimarzio.com.
Il terzino classe 2003 ha avuto modo di parlare della sua carriera e in particolare ripercorrendo anche il passato nell’Inter club che lo ha cresciuto, sotto la guida di Inzaghi e Chivu, e con cui ha esordito tra il 2021 al 2023.
LA SVIZZERA COME CASA – «Una bella sberla, ma era ciò che volevo. Volevo uscire dalla mia zona comfort e ho scelto la Svizzera tedesca dove faticavo a capire le indicazioni dell’allenatore e le opinioni della gente, ma forse era meglio così. Al Lugano sto bene, tra poche settimane rientreremo dalle vacanze per disputare le qualificazioni alla Conference League. Vivrò il mercato con grande serenità, se ci sarà la possibilità di uno step in avanti lo valuteremo, ma non darò peso alle voci. Il mio sogno è di giocare, in carriera, in un campionato top europeo, ma quest’estate non chiudo porte. Sono orgoglioso del mio percorso: mi ha permesso di imparare, crescere, conoscere. Ora voglio solo continuare così».
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ESORDIO AL MEAZZA – «Quell’anno abbiamo vinto Coppa Italia e Supercoppa, ma non le sento mie e penso sia giusto così. Cercavo solo di dare una mano a quei campioni e di imparare da loro. Arrivare in prima squadra all’Inter è il top del top. L’esordio è stato il regalo più grande e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza».
ESPERIENZA CON LA PRIMA SQUADRA – «Pretendevano da tutti il cento per cento. Ricordo che Handanovic, Acerbi e Dzeko erano ossi duri. Se ti richiamano calciatori del genere, li ascolti. Lo fanno per farti crescere, da fratelli maggiori. Poi allenarmi con Perisic e Dimarco è stato per me come andare a scuola, cerchi di rubare ogni singolo dettaglio. E ho avuto due grandi maestri e riferimenti in Darmian e D’Ambrosio, italiani e terzini come me. In panchina sedeva Simone Inzaghi: allenatore fortissimo, mi ha dato tanta fiducia e non era scontato. Non fa distinzioni tra un giovane e un calciatore della prima squadra. Ho bei ricordi di lui, mi ha fatto vivere un anno intero con loro».
LA PRIMAVERA CON CHIVU – «Tatticamente è forte, ma per me eccelle davvero nella parte umana. È riuscito a fare così bene quest’anno perché nel rapporto con i calciatori è bravissimo. Sa capire i momenti e ha sempre una parola giusta per tutti. Mi ha aiutato molto quando mi alternavo, giocando poco, tra Primavera e prima squadra: ‘Mattia, sono con te, stai tranquillo’. Aveva sempre una parola di sostegno».







































