Zazzaroni, attacco frontale: «Calendari folli e inutili minchiate. Il “chiagni e fotti” degli allenatori» | OneFootball

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·02 de fevereiro de 2026

Zazzaroni, attacco frontale: «Calendari folli e inutili minchiate. Il “chiagni e fotti” degli allenatori»

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Zazzaroni, attacco frontale: «Calendari folli e inutili minchiate. Il “chiagni e fotti” degli allenatori». Le parole del giornalista

Ivan Zazzaroni torna con veemenza su un cavallo di battaglia storico del Corriere dello Sport: l’insostenibilità dei calendari calcistici moderni. È un fatto incontrovertibile che si giochi troppo, denuncia il direttore, puntando l’indice contro i vertici del calcio mondiale, Gianni Infantino (FIFA) e Aleksander Ceferin (UEFA), coloritamente definiti «i due Mangiafuoco». La loro fame di introiti ha portato all’introduzione di nuove competizioni come la SuperChampions, la Nations League e il Mondiale per club, bollate da Zazzaroni senza mezzi termini come «inutili minchiate» che intasano la stagione.

Il risultato di questa moltiplicazione di eventi è duplice: da una parte una pioggia di miliardi (raccolti «perfino in Qatar»), dall’altra un’impennata drammatica degli infortuni e un calo evidente della qualità dello spettacolo, che allontana i più giovani. Zazzaroni mette nel mirino l’ipocrisia generale del sistema. I presidenti dei club, pur con bilanci spesso “ululanti”, non osano ribellarsi al meccanismo che li nutre, sembrando pregare: «Dio, dammi un assegno della tua presenza».


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Ancora più sferzante è la critica agli allenatori d’élite (come Klopp, Guardiola, Sarri, Conte), che si lamentano costantemente dei calendari ipertrofici senza mai fare nulla di concreto per razionalizzarli. Per Zazzaroni è «un gigantesco chiagni e fotti insomma»: le loro proteste restano sterili perché sanno bene che l’aumento dei ricavi dovuto al maggior numero di partite garantisce anche l’aumento dei loro stipendi milionari.

Anche i sindacati dei calciatori tacciono, con la rara eccezione di Virgil Van Dijk, l’unico «disposto a guadagnare di meno» pur di giocare meno. Zazzaroni conclude smontando l’alibi della “passione” citata spesso dai tecnici top: se fosse solo quella a muoverli, allenerebbero in piazze come Lecce o Pisa, con molti meno impegni annuali. Sono professionisti strapagati che, se si unissero davvero invece di limitarsi a parlare, potrebbero salvare lo spettacolo e le carriere degli atleti.

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