Juventusnews24
·29. April 2026
Cherubini: «Nessuno in Serie C voleva la Juventus U23, ma è una visione miope»

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In occasione del panel “I giovani nel sistema calcio italiano” all’Arena Civica di Milano, l’amministratore delegato del Parma Federico Cherubini ha analizzato con estrema lucidità le criticità del calcio giovanile italiano, soffermandosi sulla carenza di competitività dei nostri talenti rispetto ai principali competitor europei:
«Nei cinque grandi campionati ci sono 190 italiani, la Spagna ne ha 400, la Germania circa 300, anche l’Inghilterra ne ha più di noi. Siamo l’unico Paese dove la Primavera è l’ultimo step del percorso formativo, poi si va magari in prestito: il prestito è un fenomeno solo italiano e in parte inglese. Questo ha prodotto che, quando si esce dalla Primavera, il salto è troppo alto: dei 400 giocatori che arrivano a fine percorso ogni anno, circa il 2% trova una collocazione in Serie A. Vuol dire che, in un’intera giornata di Primavera 1 e 2, saranno sette-otto i giocatori che andranno in A».
Cherubini ha poi ricordato la genesi del progetto seconde squadre durante i suoi anni in bianconero, evidenziando il problema dell’ipertrofia delle rose:
«Quando sono arrivato alla Juve abbiamo iniziato a parlare con Paratici di questo problema, a un certo punto siamo arrivati ad avere 70 giocatori. Eravamo una filiera che produceva giocatori, ma non sapeva dove metterli. Da lì, l’idea di osservare altri Paesi e capire che, probabilmente, avere una seconda squadra potesse essere un percorso importante, perché quando i giocatori restano più tempo nel club possono crescere e anche creare un certo vantaggio. Dobbiamo valutare come una seconda squadra, matura, possa ridurre il numero di giocatori della rosa della prima squadra. C’è uno studio sulla panchina profonda: in media costa ai grandi club, in Italia, circa 10 milioni di euro. Fermi, dal ventesimo giocatore in più: calciatori che assistono alla partita e potrebbero essere sostituiti da giovani della seconda squadra. Per ora in Italia ne abbiamo solo quattro, non possiamo definirlo un sistema, ma possiamo andare avanti».
L’AD del Parma ex dirigente della Juventus si è poi proiettato sulla struttura dei campionati e sulla necessità di allargare l’ingresso delle Under 23 anche oltre la Serie C, scagliandosi contro le riforme basate sull’obbligatorietà:
«Eravamo passati anche a una Primavera con cinque fuori quota, poi è venuta l’idea di aggiungere l’Under 18 e come conseguenza si è dovuta alzare l’età massima. Perché non c’è un sistema di seconde squadre: se ci fosse, il problema non ci sarebbe e, come tutti gli altri Paesi europei, sarebbe under 17, 18,19 e seconde squadre. Io ho vissuto le prime assemblee di Serie C: nessuno voleva la Juventus, ora ce ne sono quattro e sembra che occupiamo spazi. Non dobbiamo focalizzarci solo sulla Serie C, è miopia: in tutti i principali campionati europei, tolta l’Inghilterra, il 60% delle squadre sono nel quarto livello. Se a me dessero la possibilità di iscrivere la seconda squadra del Parma non lo farei mai in Serie C, ma in D lo farei, è anche lì che vanno accolte le seconde squadre: lì posso sviluppare i calciatori che provengono da sotto. Le squadre più grandi forse possono reggere in C. Io ho paura che, sull’onda della terza mancata qualificazione al Mondiale, faremo delle regole sbagliate, magari limiteremo gli stranieri. Penso alle regole sugli under obbligatori: essere giovani non è un merito, a Foligno ho avuto ragazzi che facevano trenta partite e l’anno dopo non mi volevano prendere nemmeno club di Eccellenza. Gli unici risultati dell’obbligo sui giovani sono che costano di più».









































