Calcionews24
·11. Februar 2026
De Zerbi Marsiglia, perché l’allenatore è andato via dal club francese. Retroscena su quanto successo attraverso questo parole!

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La separazione consensuale tra Roberto De Zerbi e l’Olympique Marsiglia continua a far discutere il mondo del calcio. A intervenire sulla questione con la consueta franchezza è Daniele “Lele” Adani. L’ex difensore e oggi opinionista ha dedicato un lungo intervento durante l’ultima puntata del podcast Viva el Fútbol per dissezionare i motivi del fallimento del progetto tecnico in Provenza.
Adani ha esordito con un’analisi onesta sulle responsabilità del tecnico. De Zerbi non è esente da colpe. “Quest’anno non era felice nel lavoro, e probabilmente non è stato all’altezza“, ha ammesso Adani. “Quando altri allenatori evidenziano errori dei giocatori e i loro rendimenti negativi noi diciamo che la responsabilità è anche dell’allenatore; ecco, ora questo concetto vale anche per De Zerbi. Ed è giusto che glielo dica, altrimenti non lo rispetterei”.
Nonostante l’addio anticipato, Adani riconosce a De Zerbi il merito di aver tentato una rivoluzione culturale in un ambiente difficile. “Ha fatto cose che non sono state fatte da nessuno: ha fatto allenare i giocatori di notte, ha stravolto il loro modo di pensare e vivere la professione“, spiega l’opinionista. Il tecnico ha cercato di elevare il livello umano e calcistico, coinvolgendo persino le famiglie dei calciatori per creare un senso di appartenenza che a Marsiglia mancava da anni.
Perché, dunque, è finita? Secondo Adani, il problema non è stato solo tattico, ma valoriale. Marsiglia è una “piazza che brucia”, capace di consumare allenatori nel giro di pochi mesi. De Zerbi ha resistito più di altri, ma alla fine si è scontrato con un gruppo non allineato al suo credo. “Quella squadra non era a sua immagine e somiglianza“, conclude Adani. “È stato tradito sulla fame e sull’attenzione. Se io sono Roberto De Zerbi e ho fatto del calcio la mia religione, quando vengo tradito su questi due concetti non me lo perdono”. Un epilogo amaro per un tecnico che vive di principi, costretto a lasciare un club che non è riuscito a seguire la sua “liturgia” calcistica fino in fondo.








































