Di Livio: «La Juve ruba? Nessuno parla mai del gol in fuorigioco di Mijatovic e di quel rigore su Vieri. Ci hanno tolto due Champions!» | OneFootball

Di Livio: «La Juve ruba? Nessuno parla mai del gol in fuorigioco di Mijatovic e di quel rigore su Vieri. Ci hanno tolto due Champions!» | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Juventusnews24

Juventusnews24

·8. Mai 2026

Di Livio: «La Juve ruba? Nessuno parla mai del gol in fuorigioco di Mijatovic e di quel rigore su Vieri. Ci hanno tolto due Champions!»

Artikelbild:Di Livio: «La Juve ruba? Nessuno parla mai del gol in fuorigioco di Mijatovic e di quel rigore su Vieri. Ci hanno tolto due Champions!»

Di Livio: «La Juve ruba? Nessuno parla mai del gol in fuorigioco di Mijatovic e di quel rigore su Vieri. Ci hanno tolto due Champions!». Così il Soldatino

Angelo Di Livio è uno degli eroi della Champions League del 1996. Tuttosport lo ha ospitato in un incontro pubblico a Torino. Ecco cosa ne è uscito fuori.


OneFootball Videos


LA SUA FINTA – «Tutti la conoscevano, nessuno mi prendeva. Frenata e cross immediato: il più bello in un Juve-Milan, Baggio in gol di testa. E pensare che Vialli s’arrabbiava… Voleva la palla subito, di prima».

L’ARRIVO ALLA JUVE – «Un’emozione unica. Ma anche un pieno di responsabilità, perché indossare la maglia della Juve ti dà forza, antipatia. Ed è uno stimolo in più».

DEL PIERO – «La prima volta l’ho visto in una partitina del giovedì: prima squadra contro Primavera. Era già fortissimo, e infatti il direttore Aggradi continuava a chiederci di non entrare in maniera dura. A volte gli facevo da autista. La mamma mi chiedeva di tenerlo d’occhio, ma era così educato…».

IL GOL DI ALEX A DORTMUND – «È stato incredibile, quel Borussia era davvero forte. Allora nessuno pensava che avremmo fatto così tanta strada in quel cammino».

AL SUO ESORDIO IN CHAMPIONS DEL PIERO PRENDE 7 – «Pure poco! Poi c’è il gol con lo Steaua, quello che sblocca la partita. Sono onesto: ho fatto la gavetta vera, la Champions era un sogno. Però partita dopo partita mi sono sentito fortissimo, volevo recuperare il tempo perduto. Alla fine degli allenamenti ero sempre lì a crossare. Poi a crossare. E ancora a crossare».

IL GRUPPO – «Quando si dice che il gruppo è importante, fidatevi: lo è davvero. Ancora oggi spesso ci ritroviamo, a volte a Viareggio con mister Lippi. Stiamo insieme e ricordiamo quei momenti. E quanti scherzi…».

LO SCHERZO DEI CALZINI – «Al solito, quello dei calzini bianchi. Chi portava le calze così veniva castigato: tagliavano la punta, quando poi s’infilavano il piede usciva fuori. Spesso lo facevo a Ferrara».

VIALLI – «Un capitano. Ci ha preso per mano e ci ha portato veramente alla mentalità vincente. E poi era un rompiscatole: se gli davi la palla bassa, la voleva alta. E viceversa. Sa quante volte mi ha mandato a quel paese per quella finta? Lo ringrazierò per sempre, se n’è andato troppo presto».

QUANTO MANCA GIANLUCA – «Tanto. E in tutto. Dall’aiuto pratico al consiglio: fuori dal campo era un generoso. Noi tornavamo dalle trasferte europee e a Torino non c’era un ristorante aperto: andavamo in 15 a casa di Luca, spaghettata alle tre di notte e alle quattro si tornava a casa».

I LEADER – «Ciro Ferrara, un’altra guida. Prima della finale con l’Ajax, alla Borghesiana, ho fatto una brutta entrata su Ciro nella partitina di fine allenamento: è stata l’unica volta in cui Lippi mi ha rimproverato. “Ma che fai? Così rischia di non giocare!”. Gli ho risposto: “Mister, è che non voglio dare vantaggi agli avversari”. Si è conclusa tra le risate».

HA ALZATO LA COPPA PIU’ DI TUTTI – «Ma va! Quello era Rampulla: ancora oggi viene massacrato. Gli diciamo: “Però dovevi lasciarla un po’ pure agli altri…”. Comunque, che effetto viverla nella mia Roma: era il mio stadio, la squadra per cui ho iniziato a seguire il calcio».

JUVE-AJAX – «Il rammarico è stato non chiuderla nei 90 minuti di gioco. Sono entrato a 18’ dal termine. Lippi mi aveva detto: “Lo vedi quello con le treccine? Stagli attaccato, non farlo ripartire”. Era Davids. Due minuti dopo, mi sfugge e vengo ammonito».

IL GOL DI RAVANELLI – «Gol? Ah il cross! Scherzo! Anche se lo prendevamo in giro! Che giocatore, Rava: io faccio sempre il paragone con Mandzukic, calciatore da tenerlo stretto. Lippi ci aveva detto di andare in pressing, Fabrizio ci ha creduto. Rete meravigliosa».

NON FINIVA MAI LA GARA – «No, mai. Poi i rigori: io sarei stato il sesto. Ringraziando Dio non siamo arrivati lì: non ha calciato Del Piero, non l’ha fatto Vialli. E poteva toccare a me. Van der Sar era un armadio e io vedevo Pessotto: ha calciato con una tranquillità che mi faceva rosicare. Abbracciavo Torricelli e mi mangiavo le mani».

LIPPI – «Un grande maestro. Mi sorprendeva tutte le volte. Come quella volta in cui ci ha detto: “Ma no, non proviamo i rigori: vinciamo prima”. Naturalmente, era la vigilia della finale».

HA ALZATO LA CHAMPIONS IN MUTANDE – «Ho discusso anche con mia moglie! Avevo regalato i pantaloncini a un bambino. Anzi, ne approfitto: mi piacerebbe rivederlo. Adesso avrà 40 anni».

VENTRONE – «Ci faceva fare 500 addominali. Cinquecento! Ma come si fa? Io a volte stavo seduto e non proseguivo quando Ventrone non guardava: fammi correre tre giorni, ma non spezzarmi così».

PERUZZI VI SALVA AL BERNABEU – «Lo ringraziamo ancora oggi: è stato un valore aggiunto, fenomenale nei momenti decisivi. Tra lui e Buffon – e mi perdonerà Gigi -, scelgo sempre Angelo. Glielo devo».

IL 2-0 AL REAL MADRID – «Nel finale c’è stata un’occasione enorme per il Madrid: avevo il cuore in gola. Ma l’avevamo meritata: siamo entrati con la voglia di andare a Roma e ci siamo riusciti. Sono entrato un quarto d’ora: ho dato tutto».

LE SORPRESE – «Padovano e Jugovic. Il primo troppo sottovalutato, il secondo era l’uomo freddo: la cosa più simile a Zidane. Conte invece era un giocatore già moderno».

CONTE ALLENATORE – «Un maniaco. Possiamo dirlo, no? Non so come faccia a resistere ancora: a fine anno lo devono ricaricare. Però straordinario: per uno così mi sarei buttato nel fuoco».

LE FINALI PERSE – «Avrei barattato uno scudetto per un’altra Coppa dei Campioni. Dico poi un’altra cosa: capisco i ko, ma nessuno parla mai del gol del Real Madrid con Mijatovic in fuorigioco. E con il Borussia c’era un rigore netto su Vieri!».

“LA JUVE RUBA” – «Alla Juve capisci che non sei protetto da nessuno: noi eravamo forti. Parliamo degli scudetti tolti? L’han fatto a Buffon, Del Piero, Nedved, Cannavaro. Di cosa parliamo? Il più scarso valeva 50 miliardi. Per noi era semplice: parlate quanto volete, qui si pensa a vincere».

LA JUVE DI OGGI – «Mancano dei giocatori un po’ carismatici. Servirebbe un colpo alla Modric, come fatto dal Milan. Ha dato forza a tutti. E mi auguro che la Juve possa tornare a essere antipatica. Stanno lavorando forte, a ogni modo. Il prossimo anno possono tornare competitivi».

BERNARDO SILVA – «Lo vado a prendere subito, anche a piedi! Quando giochi con uno così, ti dà forza e fiducia. Gli dai la palla nei momenti difficili. Porterebbe personalità».

SPALLETTI COME LIPPI – «Sì, due toscani forti, tosti, perfezionisti. Due vincenti. E Luciano per me è ben inserito in questa Juventus».

UN NUOVO DI LIVIO – «Alla Juventus, no. Forse Conceiçao, ma dribbla di più. Mi rivedo un po’ in Politano, da quinto: attacca e difende. Ma oggi sono tutti a piede invertito. Ah, uno forse ce l’ho: Yildiz! (ride, ndr)».

Impressum des Publishers ansehen