Fabregas, la maschera è caduta: il guru senza piedistallo e la lezione di stile mancata a San Siro | OneFootball

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Milannews24

·19. Februar 2026

Fabregas, la maschera è caduta: il guru senza piedistallo e la lezione di stile mancata a San Siro

Artikelbild:Fabregas, la maschera è caduta: il guru senza piedistallo e la lezione di stile mancata a San Siro

Fabregas si è reso protagonista di un gesto assolutamente non all’altezza del contesto e della narrazione mediatica che lo accompagna

L’1-1 tra Milan e Como non passerà alla storia per la qualità del gioco espresso, né per il valore intrinseco della classifica, ma per il fragoroso rumore di una maschera che va in frantumi. Quella di Cesc Fàbregas. Da mesi assistiamo a una narrazione mediatica stucchevole, una sorta di beatificazione laica che vorrebbe dipingere il tecnico catalano come l’ultimo “guru” del calcio europeo: l’esteta raffinato, il comunicatore illuminato, il profeta del bel gioco venuto a spiegarci come si sta al mondo e in campo. Ieri sera, però, a San Siro, la nouvelle vague del calcio chic si è scontrata con la realtà, rivelando un retrogusto di ipocrisia che nessuna scusa post-partita può cancellare.


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L’Editoriale: Il Re è nudo

Il calcio è un gioco di centimetri e di attimi, ma è anche un gioco di posture. Quella di Fàbregas, fino al minuto 80, era la postura del superiore. Poi, il cortocircuito.

Il gesto e la caduta del mito

Vedere un allenatore del suo calibro, con il suo pedigree da campione del mondo, allungare le mani su Alexis Saelemaekers per impedirgli di rientrare in campo e contrastare una ripartenza è un’immagine che stride ferocemente con il ritratto del “gentiluomo della panchina”. È un mezzuccio di basso rango, una furbizia da categoria dilettantistica che mal si concilia con chi pretende di insegnare la morale calcistica all’Italia e agli italiani. Fàbregas si è attaccato a una condotta antisportiva degna del peggior “anticalcio”, proprio lui che all’andata aveva deriso il Milan di Allegri parlando di “risultatismo” e superiorità nel palleggio. Ieri, nel tempio del calcio, abbiamo visto un Fàbregas più Allegriano di Allegri: barricate, ordine e pragmatismo cinico. Una metamorfosi che puzza di incoerenza.

Il paradosso Nico Paz

A rendere ancora più amaro il boccone per il popolo rossonero è l’identità del marcatore. Nico Paz ha timbrato il cartellino grazie a un errore di Maignan, ma la sua stessa presenza in campo è un insulto alla logica sportiva. Il calciatore del Como avrebbe dovuto essere squalificato per un intervento da giallo solare in Como-Fiorentina; un’ammonizione incredibilmente “dimenticata” che gli ha permesso di giocare a San Siro. Il Como porta a casa un punto costruito sull’ombra di un’ingiustizia regolamentare pregressa e blindato da un gesto antisportivo del proprio tecnico. Dove sarebbe la superiorità morale tanto decantata dai seguaci del catalano?

Rispetto e piedistalli

Massimiliano Allegri, espulso per aver difeso il proprio giocatore, ha ragione su un punto: serve rispetto. Si può essere bravi, si può avere un’idea di calcio moderna, ma non ci si può ergere a giudici se non si ha la coerenza di mantenere lo stile anche sotto pressione. Fàbregas scenda dal piedistallo su cui una certa critica lo ha issato senza particolari meriti sul campo. Fare la morale a un tecnico che ha vinto tutto come Allegri, dandogli del “fortunato” o del “passatista”, è un esercizio di arroganza che ieri sera ha trovato la sua nemesi.


Conclusione: l’esame di coscienza

Le scuse a DAZN (“Non sono orgoglioso, ho fatto una cosa antisportiva”) sono un timido tentativo di salvataggio in extremis. Sono apprezzabili, certo, ma troppo comode. È facile chiedere perdono dopo aver ottenuto il risultato con la furbizia. La verità è che il calcio non è solo estetica o numeri di passaggi; è dignità nel comportamento. Buon lavoro, Cesc, ma soprattutto buon esame di coscienza: a San Siro non è caduto un record, è caduta una narrazione. E no, così non vincerete mai.

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