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·1. Mai 2026
Gil Puche: «La Juve è un club di un altro livello e un orgoglio. Sogno la Prima squadra, sono pronto per ciò che arriverà» – ESCLUSIVA VIDEO

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·1. Mai 2026

Ci sono sogni per cui si lascia la propria casa da giovanissimi. È il sogno di Javier Gil Puche, che a soli 19 anni (20 da compiere domenica) ha già iniziato a prendere forma. In esclusiva a Juventusnews24, vi portiamo nel mondo del difensore spagnolo classe 2006, uno dei gioielli più luminosi su cui la Vecchia Signora sta costruendo il proprio futuro.
Javier conosce già il brivido dell’Allianz Stadium. Thiago Motta e Igor Tudor gli hanno fatto già respirare l’aria magica della Prima Squadra, regalandogli l’emozione indelebile delle prime convocazioni tra i “grandi” e del ritiro estivo. Certo, il momento di allacciarsi gli scarpini per bagnare l’esordio ufficiale non è ancora arrivato, ma ci sono tutti i segnali inequivocabili di un destino che si sta compiendo. Perché la Juventus crede ciecamente in lui: Gil Puche non è solo il muro difensivo della Next Gen, è il cuore di un ragazzo che sta compiendo l’ultimo, decisivo salto verso la consacrazione.
Voglio partire forte Javier: sei considerato uno dei talenti più importanti e promettenti di tutto il settore giovanile della Juventus. È un qualcosa che percepisci, senti l’affetto o comunque gli occhi posati su di te da parte di tifosi e appassionati?«Ovviamente si sente anche nel quotidiano. Come ti aiuta lo staff tecnico, tutti i dirigenti del club, gli allenatori. Siamo in un club molto grande, anche con molta esigenza ed è chiaro che ogni giorno questo comporta una responsabilità e bisogna rispettarla».
Come vivi la pressione?«Non sento pressione su questo aspetto. No, forse no, perché non ci penso o ho la testa altrove e non penso davvero a quello».
La tua storia calcistica parte dal Real Murcia, prima del passaggio al Deportivo Alaves. Dalla tua terra ai Paesi Baschi sono circa 800 chilometri: come è stata la prima lontananza da casa?«Un po’ duro sì, ma è un passo da fare e se non lo fai, alla fine sei un po’ lì, lì. Ma bisogna farlo ed è andato tutto bene».
Quanto ti è servito, secondo te, questo primo allontanamento per non patire troppo il passaggio a Torino?«No è chiaro, perché alla fine la cosa più difficile è stare lontano dalla famiglia, dalle persone che ti vogliono bene. Alla fine conosci già quel passo, andare di nuovo altrove è quasi la stessa cosa».
Aperta parentesi: ti piace Torino come città?«A dire il vero è molto simile alla Spagna, il clima, la gente. È vero che a volte c’è un po’ di pioggia, ma la città molto bella e tranquilla».
Avevi attirato l’interesse di diversi club nell’estate del 2023. Perché proprio la Juventus?«Quando chiama la Juventus, ovviamente è impossibile dirle di no. Stiamo parlando di un club di tale grandezza».
C’è più orgoglio o responsabilità nel rappresentare questo grande club?«Ovviamente è un orgoglio che hai fin da piccolo. Non puoi immaginarlo, indossare questo stemma e alla fine quando lo fai, lo guardi così…».
Qual è la più grande differenza che hai subito notato tra il calcio spagnolo e quello italiano?«Sì, un po’ tatticamente. In Spagna si va più con il pallone, qui invece più fisicamente, tatticamente e difensivamente. In Italia è un calcio molto, molto forte in questo senso e anche molto fisico nell’uomo contro uomo, che a me ha aiutato molto a crescere come giocatore».
Prima stagione, 2023/24, in Primavera. Cosa ti ha insegnato quell’annata e che rapporto avevi instaurato con mister Montero?«Avevo un buon rapporto, perché quando sono arrivato parlavo poco italiano: lui mi insegnava, mi aiutava, mi correggeva anche in spagnolo. Quella stagione mi ha insegnato molto anche su come è il calcio qui, tatticamente. Lui poi è stato un difensore, quindi mi ha aiutato molto e mi ha dato diversi consigli».
Nella passata stagione hai davvero compiuto degli step di crescita importantissimi. Parti in Primavera, sali in pianta stabile in Next Gen diventando uno dei leader tecnici, collezioni 4 panchine in Prima squadra. È stato l’anno della svolta per te?«Sì, la Juventus con la Next Gen fa un lavoro perfetto con i ragazzi, perché in altri club il passaggio dalla Primavera alla Prima squadra è un po’ più difficile. Qui invece c’è meno differenza nel salto, per cui è più facile».
Ci racconti la prima convocazione con Thiago Motta? Come lo hai saputo, come hai reagito e che notte è stata?«L’ho saputo quando ero qui a Vinovo. Mi ha chiamato Marco Lombardo e mi ha detto che dovevo andare all’allenamento e che sicuramente sarei stato convocato il giorno dopo. Ero in un momento in cui non ci credevo, ma beh, poi a poco a poco lo vedi».
Era il 30 ottobre 2024, Juventus Parma 2-2. Come descriveresti l’atmosfera dell’Allianz Stadium?«Mi ricordo che era in settimana, un mercoledì, lo stadio era pieno, la gente, un’atmosfera spettacolare».
Qualche consiglio particolare che hai ricevuto?«Di fare quello che sapevo, di stare tranquillo. Alla fine quando vai lì non devi provare a fare nulla che non sai. Ti chiamano per quello che sei e questo è ciò che devi fare».
L’aspetto più impressionante di Yildiz?«Sta volando».
E dei difensori? Cosa hai guardato maggiormente?«L’intensità negli scontri e la leadership che ognuno ha, il modo di parlare con la squadra, come dirigono è la chiave».
L’esordio in Prima squadra non è ancora arrivato ma come te lo immagini? Ci hai già pensato? «No, vivo un giorno alla volta e non ci penso. Potrebbe essere, ma sono pronto per ciò che arriverà e spero che sarà così».
Quanto è importante la Seconda squadra per voi ragazzi? Qual è secondo te il grande vantaggio e la grande forza di questo progetto?«Credo che per i ragazzi più giovani sia un vantaggio poter continuare nel club e non dover essere ceduti. Questa cosa a me ha aiutato molto. Andare in un’altra squadra per un giovane può essere difficile, ma qui abbiamo questo vantaggio che per me è perfetto».
Arriviamo a questa stagione. Parti subito forte, venendo aggregato al ritiro con i big di Igor Tudor. Un altro assaggio di Juventus, che esperienza è stata?«Una bella esperienza. Era la prima volta che ero con loro dalla pre-stagione e il ritmo degli allenamenti era molto forte. Ho avuto la sfortuna dell’infortunio, ma beh, sono cose che succedono».
Dall’euforia per quel momento straordinario al buio dell’infortunio, una lesione del bicipite femorale della coscia destra che ti tiene fermo per 3 mesi. È stato il periodo più difficile della tua carriera fino a questo momento? Dove hai trovato la forza in quella situazione?«Ti appoggi un po’ alle persone, anche alla tua famiglia, ai tuoi genitori, ai tuoi fratelli e non devi avere tutta la testa nel calcio. Sì, è vero che quando va bene tutto funziona, ma ci sono momenti in cui non vanno le cose e allora è anche importante avere altre cose in testa. Non solo calcio, calcio».
Il rientro in campo com’è stato? Qualche difficoltà a ritrovare ritmo e condizione o tutto liscio?«All’inizio sì ma è normale dopo tanto tempo fuori. Ma ho avuto la fortuna di continuare a giocare senza alcun fastidio, quindi passo dopo passo ho ripreso il ritmo».
Brambilla, dopo il ritorno con il Forlì ti ha definito talento, giocatore importante e fondamentale. Dove senti di essere più cresciuto di più con il lavoro del mister in questi anni?«Da quando sono in Next Gen abbiamo lavorato molto sull’aspetto difensivo. È un campionato diverso dalla Primavera, è più fisico, ci sono giocatori con molta esperienza, quindi anche questo ti fa crescere come calciatore e ti aiuta, preparandoti il meglio possibile per competere».
Dove invece puoi e vuoi migliorare ancora?«Nella leadership difensiva ma anche nel parlare di più sul campo. Anche noi abbiamo giocatori esperti come Scaglia, Guerra, che ci danno una mano. Ma penso che anche i giovani possano fare dei passi in avanti».
Che Juventus Next Gen è quella che si presenta ai playoff? Una maturità e una consapevolezza del genere non penso di averla mai vista in tutti questi anni di progetto…«Il gruppo non è cambiato molto rispetto all’anno scorso. Più o meno sapevamo cosa chiedeva il mister, cosa volevamo anche noi, come era il campionato e questo lo abbiamo dimostrato nel corso dell’anno. Abbiamo avuto una continuità più o meno regolare».
Avete raggiunto il 5^ posto nella regular season, miglior piazzamento nella storia della Seconda squadra bianconera. Cosa ha reso il vostro cammino – fin qui – così importante?«La forza del gruppo, l’unità, venire qui ogni giorno e allenarsi duramente, allenarsi per migliorare. Questo si dimostra sul campo, quando qualcuno non è meglio chi entra fa meglio o uguale. Penso che questa sia la forza del gruppo».
Mi parli dell’importanza degli Over in questa squadra? Scaglia, Guerra, ma anche Poli lo scorso anno: in cosa fanno davvero la differenza?«Sono molto importanti. Questo è un gruppo di giocatori giovani e ogni anno ne entrano di nuovi, quindi penso che loro ti aiutano ad adattarti, ti danno l’esperienza che tu non hai, ma anche la tranquillità di come gestire i momenti difficili, di come reagire. Hanno avuto una carriera molto lunga e sono passati attraverso questi momenti».
Lo scorso anno scendeva spesso Adzic con voi in Next Gen. Mi racconti qualcosa di lui e se pensi che potrà avere un futuro importante alla Juventus«A me piace molto il modo di giocare che ha, la forza, il carattere. È un giocatore che per me ha un futuro e un presente importante».
C’è invece un compagno di squadra, di quest’anno o degli anni scorsi, che più ti ha impressionato? «Pietrelli lo scorso anno. Mi è piaciuto molto, quando è arrivato a gennaio non lo conoscevo, mi ha impressionato moltissimo il suo modo di giocare, le giocate che fa, la velocità».
Qual è il sogno, o meglio, il grande obiettivo di Gil per i prossimi anni?«Essendo alla Juventus è chiaro: il debutto in Prima squadra è un sogno per tutti noi che siamo qui. Alla fine arriverà o no? Ma tutti abbiamo quell’obiettivo e quel sogno».
Che ragazzo sei fuori dal campo? Quali sono i tuoi hobby?«Un ragazzo tranquillo, che ama stare con la famiglia, con la gente a cui vuole bene. Mi piace guardare i film. Mi considero abbastanza tranquillo, alla fine di sera mi piace guardare le partite, calcio, tennis, qualsiasi cosa».
Idolo con il quale sei cresciuto e hai sempre preso come modello di riferimento?«Sono sempre stato in Spagna quindi mi piaceva molto Sergio Ramos, che era un difensore che si guardava si o si. Aveva un carattere e una leadership di un altro livello».
A quasi tre anni dal tuo arrivo a Torino, cos’è per te la Juventus ora? Cosa ti sta lasciando di indelebile vivendola quotidianamente da dentro?«Quando sono arrivato non conoscevo bene tutto, ma poi ti rendi conto che è un club di un altro livello. Come lavorano le persone, tutto ciò che rappresenta in Italia, vedi cosa significa e per me è un orgoglio poter essere qui. In questo momento significa quasi tutto».
Si ringraziano Javier Gil Puche e l’ufficio stampa di Juventus FC nelle figure di Lorenzo Falessi e Raffaele Orlandi per la gentile concessione dell’intervista
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