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·13. Mai 2026

Italia fuori dai Mondiali 2026: il calcio è diventato uno sport “solo per ricchi”

Artikelbild:Italia fuori dai Mondiali 2026: il calcio è diventato uno sport “solo per ricchi”

L’analisi spietata sull’Italia di Zazzaroni: la crisi della Nazionale non è sfortuna, ma il risultato di un sistema giovanile basato sul censo e non sul talento

Il 31 marzo 2026 ha segnato l’ennesima, dolorosa pagina della storia azzurra: per la terza volta consecutiva, l’Italia non prenderà parte ai Mondiali di calcio. Ridurre questo dramma sportivo a un rigore sbagliato o alla cattiva sorte sarebbe però un alibi inaccettabile. Nel suo ultimo lavoro, Ivan Zazzaroni (direttore del Corriere dello Sport – Stadio e del Guerin sportivo) scava tra le macerie di questa disfatta, dimostrando come il tonfo della Nazionale sia solo il capolinea di una filiera malata, che da anni preferisce lucidare le foglie anziché curare le radici.


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“Giocano solo i ricchi”: le barriere del talento

Il calcio italiano, storicamente formidabile strumento di mobilità sociale, ha subito una mutazione genetica. Oggi è diventato un servizio a pagamento. La denuncia di Zazzaroni è netta: «Giocano solo i ricchi». Non è una provocazione, ma un amaro paradosso. In un sistema che ha moltiplicato le poltrone dirigenziali e inaridito i vivai, l’accesso allo sport è bloccato da ostacoli economici insormontabili.

Le storiche fucine di talenti hanno lasciato il posto a scuole calcio gestite come franchising. Le rette annuali pesano sui bilanci familiari al pari di un affitto, allontanando il pallone dai campi di periferia e dagli oratori per confinarlo in recinti d’élite. I bambini sono stati degradati a clienti, rendendo il talento un fattore puramente accessorio.

Il confronto con l’Europa e la via d’uscita

L’autore evidenzia le lacune del sistema italiano confrontandolo con le eccellenze europee:

  • La Spagna: fa della coerenza tecnica e filosofica della sua cantera un modello intoccabile.
  • La Germania: investe su una programmazione metodica, capillare e accessibile a tutti.

In Italia, invece, si bruciano le tappe e i giovani vengono spesso ridotti a mere pedine per le plusvalenze a bilancio. Si dimentica che il talento puro necessita di tempo, protezione e, soprattutto, di quella “fame” che attecchisce solo nello spazio libero del gioco.

L’opera di Zazzaroni è un vibrante atto d’accusa contro l’avidità delle istituzioni, ma traccia anche la rotta per la rinascita. Per tornare a vincere domani, occorre restituire al calcio la sua dimensione di bene pubblico oggi. Bisogna smantellare le barriere economiche, riportare i ragazzi al centro del progetto e restituire ai bambini il sacrosanto diritto all’errore e al divertimento.

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