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·15. April 2026
L’importanza degli specialisti

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Intorno al 2008 alcuni opinionisti – tra cui Arrigo Sacchi – trovavano il calcio di allora troppo incentrato sul perfezionamento di singole caratteristiche individuali. Ci vedevano un approccio reattivo e non proattivo: volto, cioè, alla nascita degli “specialisti” piuttosto che alla moltiplicazione delle abilità di ciascuno (che è, in fondo, il senso della tattica).
Sacchi credeva nei giocatori universali, capaci di orientare il proprio posizionamento in base a compagni, avversari e spazio disponibile. La fluidità che avremmo visto, di lì a poco nel Barça di Pep, nel Borussia Dortmund di Klopp e, se vogliamo, nell’Inter di Inzaghi.
Oggi la chiave di lettura è tendenzialmente opposta. Rispetto ad altri sport come il basket o la pallavolo, l’impressione è che nel calcio si tenda a sottovalutare l’importanza degli specialisti – e quindi delle loro caratteristiche distintive. Che sia per il basso punteggio, per le dimensioni del campo, o perché 22 giocatori sono tanti, l’analisi si sofferma prevalentemente su cosa ha funzionato e cosa meno nel sistema di una squadra.
Eppure, la tattica oggi ha sempre più bisogno di specialisti e la bravura di molti allenatori consiste nel creare un contesto all’interno del quale la peculiarità del singolo diventa una soluzione determinante. Questa Serie A ci dà diversi esempi.
Pensiamo all’ultimo Genoa-Sassuolo: la posizione di Malinovskyi – ben più arretrata rispetto a qualche anno fa – gli consente di ricevere il pallone fronte alla porta e quindi calciare da ogni posizione. Se l’Inter di Chivu ha segnato 18 gol da calci piazzati è anche perché le traiettorie di Calha e Dimarco sono spesso incredibilmente taglienti, pulite e precise. Il sistema di Sarri difficilmente può prescindere dalla velocità di Gila nel recupero difensivo e contro la Fiorentina si è visto; per non parlare di quanto la tecnica di Butez sia importante per Fàbregas.
Sono doti specifiche, riconoscibili, spesso decisive e quasi mai esclusive (per intenderci, non è che Pellegrino gioca solo di testa). Doti che, se ben sfruttate, possono creare un vantaggio competitivo, ma che generalmente restano più sullo sfondo del racconto di quanto accada altrove. Rispetto agli anni ’10, gli specialisti emergono di meno perché sono più completi ma rimangono essenziali per spezzare gli equilibri tattici e, a volte, risolvere la partita.









































