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·23. Juni 2026

Malagò: "Da piccolo ero un lupetto della Roma e un aquilotto della Lazio. Sulla Nazionale..."

Artikelbild:Malagò: "Da piccolo ero un lupetto della Roma e un aquilotto della Lazio. Sulla Nazionale..."

L'intervento di Malagò a La Repubblica

Ricordo che a sei, sette, otto anni mio padre mi portava all’Olimpico, in Tribuna Monte Mario, tutte le domeniche alle 14.30, ma intendo proprio tutte. Si fatica a crederci, ma ero contemporaneamente un lupetto della Roma e un aquilotto della Lazio: era l’unico modo che avevamo per vedere il calcio. A casa ho ancora quelle tessere. Ero molto orgoglioso di quel doppio abbonamento: ricordo un anno in cui, con mio padre, ci vantavamo di non aver saltato una partita. Un altro momento epico era alle 19 della domenica: vedevi un tempo della partita, quasi sempre il secondo, a sorpresa. Io sono figlio di quella roba lì. Manca a tutti, penso». Molte volte ho sostenuto che, dalla fine degli anni Novanta all’inizio degli anni Duemila, quando il nostro campionato era ancora il primo al mondo, i nostri magnifici presidenti, Moratti, Berlusconi, Agnelli, ma anche Cragnotti e Sensi, avrebbero potuto rinunciare a uno o due ingaggi di calciatori per fare un bel mutuo per uno stadio. Oggi si sarebbero ritrovati un patrimonio.

Da Presidente del Coni non ho aiutato? So che il mondo del calcio diceva questo, ma non c’è mai stata la volontà di creare svantaggi o penalizzazioni. Ho sostenuto la crescita di tante discipline di cui oggi noi siamo molto orgogliosi. Dal dopoguerra a due decenni fa, l’Italia è stato un Paese calcio-centrico. C’erano situazioni spot: Tomba, la Ferrari in un anno particolare, Federica Pellegrini che vince il primo oro. Oggi la gente è ancora tifosa, ma si avvicina anche ad altro, il tennis, le Olimpiadi, le Paralimpiadi. Ma tesserati, società e tifosi non sono diminuiti. Gli spettatori anzi sono aumentati in controtendenza con i risultati della Nazionale e delle squadre di club.

Mi ha scioccato leggere che un giocatore su quattro del Mondiale non giochi per la nazionale in cui è nato: in Italia non sarebbe possibile. Non parlo dello ius soli perché è una questione politica, ma sostengo lo ius soli sportivo. Oggi poi se un club compra un giocatore italiano, in Italia, paga il 22% di Iva, se lo prende all’estero no. È normale?Mancini? Non ho parlato con Roberto e veti non ci sono per nessuno. Ritratto ct ideale? Condizione imprescindibile è vedere subito l’entusiasmo, la convinzione di sposare un’idea. Non deve farlo solo per soldi. Sicuramente la componente economica esiste, ma se una persona comincia a mettere troppi paletti sugli orari o sulle disponibilità, può essere la più brava del mondo ma non mi interessa. Ho bisogno di qualcuno convinto almeno per i prossimi due anni. Straniero? Mai dire mai. Tra due anni ci saranno nuove elezioni, l’orizzonte è l’Europeo. Sono una persona seria, non posso firmare un contratto a lungo termine senza sapere chi ci sarà in futuro. Come  direttore tecnico vorrei un ex calciatore ma non ho parlato con nessuno di ruoli specifici. Mi sento con Maldini, ho incontrato Del Piero, ho abbracciato Baggio e ho sentito Buffon, ma nulla è deciso.

Se chiamerò spesso i calciatori? Certo. I calciatori forse si sono messi in condizione di essere visti come diversi. Qualche riflessione critica sulla categoria è corretto farla, ma l’opinione pubblica è meno disposta a essere affettuosa nei confronti del mondo del calcio. Assenza di sei delegati dell’Assocalciatori all’elezione? Fa riflettere. Ma non bisogna fare processi: se uno se n’è andato in America con la famiglia è un conto. Se stai in vacanza a Capri è diverso. Ma certe dinamiche culturali si possono curare.

Il rapporto con il ministro Abodi

È stato la seconda persona che mi ha chiamato, lo vedrò in settimana. Che non fosse felice della mia candidatura si è visto già nelle moltissime dichiarazioni sulla volontà di commissariare, anche quando non c’era la possibilità politica o giuridica. Ma voglio mettere tutto alle spalle.

Ultima serata prima del voto? Per dormire, ho preso un induttore del sonno: ero preoccupato per il mio cane Apollo che non sta bene. Prima sono stato a quattro cene: della serie B, degli allenatori, dei calciatori e della serie A. Ai presidenti ho detto: spero non mi abbiate fatto venire per pagare il conto. Sarei felice se avessimo una Federazione che, come l’Aniene, il Coni o Milano Cortina, sia considerata un modello invidiato nel mondo, molto competitiva, rispettata e che rende gli italiani orgogliosi.

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