Pagine Romaniste
·24. April 2026
Ranieri, De Rossi, Totti: troppo romanisti per Trigoria

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I Friedkin e il rapporto con le bandiere della Roma: da Ranieri a De Rossi, da Mourinho a Totti, tra legami interrotti.
I Friedkin, ormai da anni, sembrano avere un problema con le figure che dentro la Roma rappresentano qualcosa di più di un ruolo. Le bandiere, infatti, vengono quasi sempre accompagnate alla porta dai proprietari statunitensi. L’ultimo capitolo di questa lunga storia di dissapori con il romanismo porta il nome di Claudio Ranieri. A novembre del 2024 fu richiamato come il pompiere perfetto di una piazza in subbuglio, l’uomo giusto per rimettere insieme una stagione slabbrata. Poi l’addio anticipato.
È successo anche con Daniele De Rossi, l’uomo che più di chiunque altro incarnava l’idea di continuità tra campo, panchina e appartenenza. Preso per far dimenticare in fretta l’addio fragoroso di José Mourinho, caricato di significati che andavano oltre il mestiere di allenatore, DDR è stato cacciato dopo nove mesi. Un rapporto consumato in fretta, come se quel peso simbolico fosse utile all’inizio ma scomodo da gestire sul lungo periodo.
Ancora più rumoroso è il vuoto lasciato attorno a Francesco Totti, snobbato per anni e riapparso solo negli ultimi mesi come uomo di rappresentanza per il centenario. Insomma, mai davvero considerato come un valore aggiunto da riaccogliere a Trigoria. E poi c’è José Mourinho, che in meno di due anni era riuscito a legarsi alla pancia della città come pochi altri. È lui, paradossalmente, quello che è durato di più. Ma, come i successori, quando il rapporto con la piazza era ancora fortissimo, è stato allontanato.
Ed è proprio questo il tratto che unisce tutti i casi: i Friedkin sembrano tollerare le bandiere solo finché restano funzionali, solo nel momento dell’emergenza, salvo poi liberarsene appena il quadro cambia. Quando diventano autonome, rischiando perfino di contendere centralità alla proprietà, allora scatta la rottura.









































