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·29. Mai 2026
Taylor non ha dubbi: «È un club bello e grande, quindi è andato tutto molto veloce. Mi sono ritrovato qui»

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Primo semestre in Italia concluso per Kenneth Taylor, che da gennaio, mese in cui la Lazio lo ha acquistato dall’Ajax per 15 milioni di euro più 2 di bonus e il 15% sulla futura rivendita, ha impattato alla grande sul club biancoceleste e sul campionato italiano. In campo ha messo a segno 3 gol, 2 assist e realizzato due rigori decisivi nelle lotterie di Coppa Italia contro Bologna e Atalanta, contribuendo al raggiungimento della finale.
Il centrocampista olandese si è raccontato ai microfoni della Lega Serie A per la raccolta “Champions of Made in Italy”. Ecco le parole del giocatore biancoceleste ai microfoni della pagina Youtube della Serie A sulle sue prime impressioni dopo i suoi sei mesi in Italia:
PRIMA ESPERIENZA E INFANZIA – «Ho 23 anni, sono nato ad Alkmaar e ho giocato per circa 16, 15 anni nelle giovanili dell’Ajax e ora siamo qui a Roma. Il calcio per me significa in realtà molto quasi tutto, penso. Qui raccontare è un atto fisico. È un mestiere che si impara, si soffre, si tramanda e si studia. E ogni storia prima di essere vista viene pensata per immagini, scritta, costruita, cucita, illuminata, provata, messa a fuoco pezzo per pezzo come un’azione di gioco. Sono nato ad Alkmaar nel 2002, il 16 maggio. Ho sempre vissuto a Heiloo. Poi credo avessi otto anni da allora ho giocato nelle giovanili. Sono praticamente cresciuto ad Amsterdam da quel momento. Quasi ogni giorno andavo lì in auto con i miei genitori. E sì, alla fine il calcio è qualcosa con cui ti svegli ogni giorno e con cui vai a letto. Quindi per me è una grande parte della mia vita».
COMPETENZE A CENTROCAMPO – «Trovo difficile identificarlo di preciso. Penso che ogni centrocampista abbia qualità diverse, ma comunque penso che un centrocampista qui debba correre molto, coprire molta distanza. I contrasti sono importanti. La costruzione, almeno nella nostra squadra, quello che l’allenatore vuole da noi, è anche molto importante. Inoltre, mi aspetto che tu contribuisca anche in fase offensiva. Perché comunque a centrocampo succede molto durante la partita. Cerchi sicuramente di leggere e prevedere il gioco e le giocate e di anticipare le situazioni. E le immagini aiutano in questo, per esempio anche nell’analisi post-partita o prima. Questo aiuta molto anche nel fatto che conosci le qualità degli altri giocatori. Ma sul campo stesso poi è ovviamente anche un po’ il fatto che provi a immaginare per vedere cosa succede. L’ho imparato dall’allenatore Louis van Gaal, che lo disse a tutto il gruppo di farlo. Prima di andare a dormire o cose simili, provo ad addormentarmi con le immagini della partita per rivedere i miei momenti migliori e quelli della squadra».
ADATTAMENTO A ROMA – «Non ero mai stato a Roma prima d’ora quindi è stato molto bello. Tutti sanno ovviamente che è una città incredibilmente bella. In Italia sono stato più spesso in vacanza con la famiglia, ma non ero ancora mai stato a Roma. Devo dire che i primi mesi finora mi sono piaciuti molto. In realtà è successo tutto piuttosto velocemente. I miei agenti hanno ricevuto un messaggio e me l’hanno riferito. Siamo stati subito molto interessati a fare il passo. È un club bello e grande, quindi è andato tutto molto veloce e poi mi sono ritrovato qui».
VITA QUOTIDIANA E TEMPO LIBERO – «Passo la maggior parte dei giorni liberi con la famiglia o gli amici che vengono a trovarmi. Ci sono ancora molte persone che vogliono venire naturalmente. Andiamo a mangiare fuori e facciamo un giro in città, per esempio al Colosseo. Non abbiamo molto tempo libero, questo è un po’ diverso rispetto ai Paesi Bassi. Cerco di sfruttare al meglio il tempo libero con la famiglia. Sono riuscito a girare un po’ senza essere riconosciuto. Devo dire, magari fare un paio di foto, ma di per sé non lo trovo fastidioso. In realtà abbiamo già visto quasi tutto, quindi è anche piacevole. Trovo persone davvero gentili, molto rispettose e appassionate. Questo piace anche a me perché lo sono anch’io. Penso che il Paese qui, o in ogni caso a Roma, per quello che ho vissuto finora le persone siano molto più appassionate. Trovo che sia una bella cosa perché anch’io sono fatto così. Ma penso che ci sia una grande differenza tra olandesi e italiani».
SIMILITUDINI CALCIO E CINEMA – «Sì, vedo delle similitudini tra il mondo del cinema e quello del calcio. In entrambi i casi c’è una squadra molto grande lontano dai riflettori. La mia ragazza ha un suo marchio e a volte deve anche registrare e filmare delle cose. Noto che servono molte più persone rispetto a un solo cameraman. E in effetti questo è proprio come nel calcio: hai l’allenatore, lo staff, il preparatore dei portieri, qualcuno per le analisi video, qualcuno in palestra, qualcuno per la tua condizione. Ci sono davvero molte figure, hai tutti i fisioterapisti, e così via. L’Italia racconta storie da 3000 anni cambiando solo il mezzo. Oggi viaggiano su cinema, serie, documentari, animazione arrivando ovunque. Dietro ogni storia che entra in un festival o in un mercato estero c’è un sistema che l’accompagna e la fa circolare nel mondo. Da Cannes a Berlino, da Toronto ad Amsterdam, fino ai mercati orientali. Sulle piattaforme di streaming europee e internazionali la produzione italiana è stabilmente tra le più presenti non solo per visibilità ma perché il pubblico la cerca. ANICA insieme alle altre associazioni del settore è parte di questo sistema. Attraverso centinaia di imprese le fasi del ciclo delle opere dalla creazione alla produzione fino alla distribuzione in Italia e all’estero. Opera da oltre 80 anni per sostenere le imprese del settore dialogando con istituzioni e stakeholder e valorizzando una filiera fatta di idee, immagini, suoni e lavoro riconosciuto nel mondo. Come meglio di tutti dice il presidente della Repubblica Mattarella. Il cinema ha fatto conoscere il genio e il gusto italiano, ha attratto simpatia, curiosità e amicizia. Ha mostrato al mondo la nostra bellezza, i nostri paesaggi, il nostro modo di vivere e la nostra socievolezza. Il diffuso apprezzamento per la qualità italiana nel mondo si deve in buona misura alle immagini e alle parole del cinema».
CARRIERA E GIOCO – «Se dovessi dirigere il mio film, inizierebbe con un ragazzino che si diverte tantissimo con il calcio, che poi finisce nelle giovanili dell’Ajax e continua a divertirsi molto, si fa molti amici e li conserva tutti tuttora. Quando arrivi a un livello professionale tutto diventa serio. Entrare presto in un mondo adulto ti fa crescere, ma forse non sai ancora tutto. Devi scoprire le cose tra cadute e risalite, con alti e bassi, e anche all’Ajax ho vissuto molte esperienze simili. Per un paio d’anni sono stato fischiato e poi di nuovo giocatore dell’anno. E sì, penso che anche questo abbia qualcosa di molto bello. Fino al punto in cui mi trovo ora, sono molto felice. Ed è bello che mi piaccia così tanto essere qui e imparare molte cose nuove e continuare a migliorare».
IMPEGNO E SQUADRA – «Quello che resta quando la partita è finita? Resta l’immagine. Resta il racconto che qualcuno ha avuto il coraggio di costruire. Fotogramma per fotogramma, punto per punto. Roma produce campioni, produce film, produce storie che non si dimenticano. ANICA è la voce di chi sa che ogni impresa straordinaria nasce e cresce grazie a un grande lavoro di squadra e all’impegno costante alimentato dalla passione. Questa è una di quelle storie. Quello che succede nello spogliatoio dipende un po’ dal risultato della partita, ma prima della gara è sempre lo stesso. L’allenatore ci carica e ci motiva enormemente. Proprio come i leader del gruppo, i capitani. Cerchiamo di motivarci a vicenda enormemente per la partita e semplicemente per vincere. Il film di domenica scorsa è stato un bel film, ovviamente. Una partita importante per noi, tre punti importanti, e sì, ho segnato due volte. Sì, il film è stato bello e dopo l’atmosfera era buona. Avevamo una bella sensazione. Eravamo felici, quindi molte risate. Penso che la comunicazione sia molto importante per quasi tutto: devi sempre esprimerti secondo me. È molto difficile accontentare tutti, devi stare con le persone giuste, con cui ti senti a tuo agio: la squadra, lo staff, la famiglia, gli amici. Sono le persone con cui bisogna sempre comunicare e far emergere il meglio l’uno dell’altro. Vorrei essere ricordato come qualcuno che dà sempre tutto per la squadra, per le persone con cui lavoro e per i tifosi. Questa è una cosa che cerco sempre di trasmettere sul campo. E anche qualcuno a cui piace aiutare e occuparsi degli altri. Queste sono due cose importanti nella vita in generale. Spero che questi siano i punti principali se dovessi mai andarmene, così verrò ricordato. Penso che ognuno abbia un sogno: in entrambi i casi ho fatto questo passo anche semplicemente per crescere come uomo e persona. Ti ritrovi comunque in un ambiente completamente nuovo e non parli la lingua. Da questo si impara moltissimo anche come uomo. Questo è anche il motivo per cui ho voluto fortemente fare questo passo verso l’estero. Come calciatore hai sempre delle ambizioni e questo è ovviamente il traguardo più alto per te stesso».


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