Inter News 24
·23. Juni 2026
Zanetti: «Vorrei vincere la Champions da vice presidente dell’Inter». Il racconto tra Mourinho, Baggio e il Triplete

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Javier Zanetti, vice presidente dell’Inter ed ex capitano nerazzurro, è intervenuto nel podcast «Zero Possibilità», ripercorrendo alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, dai ricordi con i compagni di squadra alle emozioni della finale di Champions League del 2010, fino ai sogni ancora da realizzare.
Parlando delle responsabilità legate alla fascia da capitano, Zanetti ha spiegato:
«Una decisione difficile presa da capitano? Tante. Quando sei capitano, la cosa più importante è l’empatia con i tuoi compagni, il rispetto, la credibilità. Ho avuto la fortuna che tutti i compagni mi hanno rispettato. Quando sono diventato capitano, l’unica differenza è che avevo più responsabilità. Ci sono stati momenti belli, altri difficili: non è semplice, ma l’ho sempre fatto con grande responsabilità».
L’ex numero 4 nerazzurro ha sottolineato come rispetto, credibilità ed equilibrio siano stati elementi centrali della sua lunga esperienza alla guida dello spogliatoio interista.
Tra i tanti campioni con cui ha condiviso il campo, Zanetti ha indicato Roberto Baggio come la persona che gli ha lasciato qualcosa di speciale anche fuori dal calcio:
«Quale compagno mi ha lasciato qualcosa? Ho avuto la fortuna di giocare con grandissimi campioni, e questo mi ha aiutato a crescere anche come persona. Se devo dire un nome, dico Roberto Baggio: tutti conosciamo il campione, come persona abbiamo costruito un grandissimo legame. Ama l’Argentina, la nostra amicizia inizia in una cena: mi fece vedere un filmato dove giocava in Argentina, c’erano i suoi labrador… Dopo un paio di settimane mi invita a cena, in un ristorante vicino a Pavia, e in macchina c’era un cucciolo di labrador. “Questo è per te”, mi disse. Da lì, a casa mia ci sono sempre stati dei labrador. Questo è Robi, una persona molto semplice, sempre sorridente e positivo».
Un aneddoto che racconta il lato più umano del Divin Codino e il profondo rapporto costruito tra i due.
Zanetti è poi tornato sulla storica finale di Madrid contro il Bayern Monaco, ricordando le parole di José Mourinho durante l’intervallo:
«Cosa ci ha detto Mourinho all’intervallo della finale di Champions League del 2010? Stavamo già vincendo 1-0, ma si trattava comunque di una finale contro un avversario di tutto rispetto come il Bayern Monaco. La Champions è la competizione dei dettagli, il margine di errore è piccolo. José ci ha detto di restare concentrati: lui era convinto che, se fossimo rimasti così compatti, avremmo avuto la possibilità di fare il secondo gol. A me, visto che Chivu era ammonito, dice che avrebbe fatto il cambio dopo 10 minuti e che io sarei andato a sinistra a marcare Robben. Aveva paura di restare in 10, l’avevamo già vissuta in semifinale col Barcellona quella situazione. Eravamo convinti che stavamo per scrivere una pagina di storia importante per l’Inter. Aver superato quel Barcellona lì, secondo me la squadra migliore in assoluto, ci ha dato la consapevolezza dell’adesso o mai più. Si poteva fare. Per me è stata speciale perché a Madrid facevo 700 partite con l’Inter. Tornare a Milano con la Coppa, facendo il Triplete, è stata una cosa unica: credo che quella squadra lì rimarrà per sempre nella storia del nostro club. Per tutti noi è stato un momento indimenticabile. Un mese fa sono tornato per la partita delle Legends in quello stadio, e il cuore e la mente sono tornati a quel momento lì. Se avevo pensato a come alzare la Coppa? No, se tu vedi la mia faccia non sono io. La mia faccia era trasformata talmente era grande l’emozione di vedere l’allegria dei tifosi. Volevo solo tenerla tra le mani e alzarla».
Tra i complimenti ricevuti in carriera, quello più significativo porta la firma di Paolo Maldini:
«Il complimento più bello fatto da un avversario? Me l’ha fatto Paolo Maldini, in un’intervista. C’è stata una giocata dopo la quale siamo caduti a terra insieme. Ci siamo alzati insieme, e nello sguardo successivo si vedeva il rispetto reciproco. Pensa che, parlando di Paolo, mi viene in mente il mio primo derby: entro a San Siro, davanti a 90mila persone. Difesa del Milan: Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini. Poi Desailly davanti, Savicevic, Boban… Penso: “Mamma mia, sto giocando con questi”. Pareggiammo 1-1, mi ricordo che entro in area, a 5 minuti dalla fine, dribblo Baresi e cado. Secondo me era rigore, Baresi mi prende per la maglia e mi dice “Alzati”. Lì ho capito tutto. Era un calcio diverso, grandissimo rispetto per Franco. Se avrei voluto reagire in maniera diversa in qualche occasione? Ci sono delle partite in cui a volte le pulsazioni vanno a mille. Mi ha aiutato il fatto che avevo tanti compagni che dovevo calmare, mi preoccupavo per calmare loro! Sono sempre stato uno molto corretto, cercavo di aiutare gli arbitri, calmare i compagni. Ma a volte è impossibile tenere a bada tutti, soprattutto nelle gare più importanti, con in palio troppe cose».
Infine, Zanetti ha ricordato una delle delusioni più dolorose della sua carriera e il desiderio che ancora coltiva da dirigente:
«Il momento più difficile della mia carriera? La partita contro la Lazio, quando abbiamo perso il campionato il 5 maggio 2002. In un qualche modo abbiamo rimediato otto anni dopo vincendo il Triplete partendo dalla vittoria della Coppa Italia il 5 maggio 2010. Poi, nel 1999, l’anno in cui abbiamo cambiato quattro allenatori, le cose stavano andando molto male: si diceva che io potevo andare via e che dovevo andare via per una questione di bilanci. Meno male che Moratti mi ha tenuto qui all’Inter perché io, personalmente, non avrei mai voluto andare via, soprattutto in quel momento di difficoltà. Un sogno da realizzare? Vorrei vincere la Champions come vice presidente dell’Inter. L’ho vinta come capitano, mi piacerebbe vincerla in quest’altra veste».
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