Calcionews24
·5 February 2026
Ambrosini: «Quando Pirlo allenava la Juventus nutrivo grossi dubbi su Rabiot, poi lui mi disse questo»

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Durante il suo consueto appuntamento su Cronache di Spogliatoio, Massimo Ambrosini ha analizzato la corsa al titolo, evidenziando come la posizione del Milan possa rivelarsi paradossalmente più favorevole rispetto a quella delle dirette concorrenti, grazie a una differente gestione della pressione psicologica.
Secondo l’ex capitano rossonero, la chiave del finale di stagione risiede nelle aspettative che gravano sulle milanesi. Mentre l’Inter è quasi obbligata al successo, il Milan può giocare con una mente più sgombra: «Io penso che il Milan non abbia l’urgenza di vincere il campionato, cosa che invece ha l’Inter. Questo potrebbe essere un vantaggio. Chiaro, dipende a quanti punti arrivi. Però è indubbio che se dovessero arrivare più o meno con questi punti (al derby, ndr), una vittoria dell’Inter sancirebbe chiaramente la fine, una vittoria del Milan riavvicinerebbe indubbiamente anche le altre, se la vedi da questo punto di vista».
Ambrosini sottolinea come la “leggerezza” possa diventare l’arma segreta di Pioli: «Ripeto, per il Milan questa non urgenza di vincere ti fa entrare in campo anche con una leggerezza, che se tu hai un obiettivo minimo, che adesso è a sette punti, sei veramente ancora più leggero e più tranquillo». Un vantaggio che si scontrerebbe con la nota fragilità emotiva dei nerazzurri nel gestire vantaggi rassicuranti: «Ora, se arrivi al derby e mantieni anche quel distacco lì, quel distacco lì l’Inter, ha mostrato anche storicamente, di non essere tanto in grado di gestirlo emotivamente. Non solo col Milan, ma abbiamo visto anche cosa è successo negli altri anni».
Non mancano riflessioni sulle altre inseguitrici, come Napoli e Juventus, e sulla crescita esponenziale di Adrien Rabiot. Ambrosini ammette un errore di valutazione passato, corretto dalle intuizioni di Andrea Pirlo: «Quando Pirlo allenava la Juventus, nutrivo forti dubbi su Rabiot. Lui lo faceva giocare sempre, ma io gli dicevo che uno così lo avrebbe fatto giocare male. Andrea invece mi diceva che era davvero forte. Tecnicamente ha preso ancora più confidenza rispetto a prima, sembra che giochi uno sport diverso. Sembra uno che fa meno fatica degli altri a fare le cose giuste, ma l’effetto è triplo».








































