Juventusnews24
·5 February 2026
Calvo rivela: «Non pensavo di lavorare nel calcio, la Champions per l’Aston Villa è un sogno». Poi il riferimento all’Allianz Stadium

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Francesco Calvo, attuale President of Business Operations dell’Aston Villa ed ex dirigente della Juventus, è intervenuto alla Spobis Conference di Amburgo tracciando un netto divario tra il sistema inglese e quello italiano. Il manager ha sottolineato come la Champions League, pur essendo un motore economico fondamentale, rischi di alterare l’equilibrio competitivo dei campionati nazionali, creando una spaccatura tra chi vi partecipa e chi no.
Il confronto più duro ha riguardato le infrastrutture: Calvo ha evidenziato la lentezza burocratica della Serie A, ricordando i 14 anni necessari per ottenere i permessi dell’Allianz Stadium a Torino, contro i soli tre mesi impiegati per autorizzare l’espansione del Villa Park e della North Stand. Infine, un passaggio sulla complessa sfida commerciale che attende la Premier League con l’entrata in vigore del divieto per gli sponsor legati al betting dal 2026. Questi alcuni estratti delle sue dichiarazioni riportate da Calcio e Finanza.
CARRIERA – «Direi che, per essere una persona che non pensava di lavorare nel calcio, sono stati decisamente in troppi club (ride, ndr). Credo che l’approccio manageriale sia una delle lezioni, diciamo, il pensare alle conseguenze di lungo periodo di una reazione, cosa che nel calcio, nello sport in generale, nel calcio in particolare, non avviene molto. Non c’è pensiero sul lungo periodo, nel calcio non si va oltre i tre anni, diciamo, ma bisogna pensare al futuro e non solo all’immediato»
POLARIZZAZIONE DELLA CHAMPIONS LEAGUE – «Penso che la Champions League sia chiaramente il sogno di ogni calciatore, di ogni giocatore, di ogni club e di ogni tifoso. Le partite del martedì e del mercoledì sera hanno una sensazione diversa da qualsiasi altra partita, questo lo sappiamo. Per noi è un sogno e un’ambizione, ma non dobbiamo dimenticare alcune cose. Prima di tutto, fino a sette anni fa eravamo in Championship e fino a tre anni e mezzo fa lottavamo per non retrocedere. Quindi ora ci stiamo stabilendo ai vertici del calcio europeo. Per farlo abbiamo investito nei giocatori, ovviamente, nelle infrastrutture, nel club stesso, nel costruire fondamenta solide che possano darci stabilità e successo nel lungo periodo. La Champions League è importante per la visibilità che dà al club, ai giocatori e per i soldi che genera.
Sul lato negativo, però, è diventata talmente ricca che sta anche distorcendo la competizione a livello domestico. Quindi va guardata con attenzione, è un’opportunità ma anche un problema, perché polarizza. Se non ci sei, soffri. Se ci sei, la ami». E in Inghilterra, avverte, «è ancora difficile qualificarsi per via dell’equilibrio competitivo della lega. Noi siamo comunque fortunati perché appartenere alla Premier League è una piattaforma unica dal punto di vista del marketing, e la sua impronta globale è unica. I soldi che distribuisce ai club e la visibilità globale ci permettono di coinvolgere partner anche indipendentemente dalla Champions League».
IL CONFRONTO CON L’ITALIA SUL TEMA IMPIANTI – «Guardando alla mia precedente esperienza, l’Allianz Stadium a Torino è nato che aveva già 17 anni: ci sono valuti 14 anni per ottenere i permessi e tre per costruirlo. Sono stato in Spagna, a Barcellona, un Paese molto più sviluppato rispetto all’Italia su questi temi, e anche lì i permessi hanno richiesto tantissimo tempo. Poi sono arrivato al Villa e a giugno parlavamo dell’espansione della North Stand, e mi dicevano che sarebbe successo presto. Ho chiesto: ma abbiamo già richiesto i permessi? Mi hanno risposto: sì, li chiediamo la prossima settimana e li avremo in tre mesi. Sono rimasto scioccato, perché in tre mesi abbiamo ottenuto il permesso per investire 100 milioni e costruire una nuova tribuna. In Italia ci vogliono anni. Questo è un vantaggio dei club inglesi: riescono a far succedere le cose rapidamente».








































