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·26 February 2026
Dzeko, che stoccata! Il bosniaco svela: «Io via dalla Fiorentina dopo una sostituzione di Vanoli, mi sono detto che non si potesse andare avanti così»

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Edin Dzeko rompe il silenzio e non le manda a dire! L’attaccante dello Schalke 04, ex Inter, Roma e Manchester City, ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a lasciare la Fiorentina a stagione in corso.
L’ADDIO ALLA FIORENTINA – «Ricordo quanto successo a Parma, al Tardini, a fine dicembre. Era uno scontro salvezza, una sfida cruciale. Ero in panchina e poco dopo l’intervallo siamo andati in svantaggio. A quel punto mi hanno mandato a scaldare ma pochi minuti prima del fischio finale, il nostro allenatore ha effettuato un’altra sostituzione. Ha sostituito un difensore e ne ha inserito un altro (Gosens per Parisi, ndr). Mi sono detto: non si può andare avanti così. A fine partita ho chiamato il mio agente e gli ho raccontato tutto. Il giorno dopo ho pranzato con la squadra, poi mi sono fermato da solo in sala e ho riflettuto. Mi sono chiesto: cosa voglio? Di cosa ho bisogno? Ho trovato la risposta: uno stadio emozionante con tifosi scatenati. Un club che possa trascinarmi di nuovo. Improvvisamente, mi è venuto in mente lo lo Schalke. In quel momento, ho subito preso il telefono e ho mandato un messaggio al mio caro amico Nikola Katic».
TRATTATIVA LAMPO – «Cosa gli ho scritto? Se avessero ancora bisogno di un attaccante. Mi ha chiamato subito e mi ha chiesto se poteva mettermi in contatto con l’allenatore. Ho detto: “Sì, volentieri”. Da lì è successo tutto rapidamente e le cose sono andate nel verso giusto. Ho parlato con Muslic, l’allenatore. Di tutto: calcio, famiglia, vita. Gli ho detto chiaramente che i soldi non sono importanti per me. Avevo altre offerte economicamente più vantaggiose, ma non era quello il mio obiettivo. Sono stato felice di rinunciare ai soldi per lo Schalke».
ESSERE CALCIATORE A 40 ANNI – «Di solito vado in sala pesi prima dell’allenamento, per prevenire infortuni. Dopo la seduta di allenamento torno in sala pesi per 20-30 minuti, poi faccio sauna e bagno ghiacciato. E per finire mi faccio massaggiare dal fisioterapista. Amo troppo il calcio, devo dare sempre il 100%».
FUTURO – «Non sono il tipo di persona che può dire con mesi di anticipo che andrò in pensione. Non mi piace pianificare le cose in anticipo. Ascolterò il mio corpo quest’estate, al momento mi sento ancora molto bene. E ho ancora degli obiettivi, anche con la nazionale. Giocherò il playoff per andare al Mondiale. Contro il Galles sarà difficile».
I SOLDI NON SONO TUTTO – «Se vuoi essere rispettato da qualcuno, devi rispettarlo. E’ semplice. Non importa se qualcuno ha molti o pochi soldi. Se è bianco o nero. Se viene dalla Bosnia o dalla Germania. Di cosa stiamo parlando? Essere umani: questo è ciò che conta di più. E trattare tutti con uguaglianza e rispetto».
IL CONSIGLIO RICEVUTO – «Ho ricevuto molti consigli nella vita, ma uno mi viene subito in mente: giocavo a Wolfsburg e avevamo un chiropratico che veniva a trovarci una volta a settimana. Un giorno, mentre ero in cura, mi chiese: “Posso darti un consiglio?”. Mi disse di aver notato che, dopo aver sprecato occasioni da gol, guardavo sempre a terra e abbassavo la testa. Mi consigliò di essere più positivo e di fare qualcosa. Per esempio, tirarmi la maglia, fare qualcosa di routine. L’ho messo in pratica subito e mi ha davvero aiutato. Sono riuscito a dimenticare l’occasione persa molto più in fretta».
LA CURA MAGATH – «Ci è voluto un po’ per abituarmi allo stile di allenamento di Felix Magath. Ma quando vinci così tante partite, ci credi e lo assecondi. Ricordo un giorno: eravamo con la squadra in ritiro nel nord della Germania. Dovevamo alzarci alle 7 del mattino e poi andare direttamente in spiaggia. C’erano delle ruote di trattore che dovevamo trascinare. Con degli sprint nel mezzo. Molti dei miei compagni di squadra mi si avvicinarono e dovettero vomitare. Non si dimenticano cose del genere. E cose del genere non fanno male a nessun giocatore».







































