Calcio e Finanza
·14 May 2026
FIGC, il programma elettorale di Malagò: dai giovani agli stadi passando per i campionati, tutte le proposte

In partnership with
Yahoo sportsCalcio e Finanza
·14 May 2026

Giovanni Malagò presenta il proprio programma per la candidatura alla presidenza della FIGC. Un documento di 23 pagine dal titolo “Uniti per il futuro del calcio italiano”, che punta a definire una visione di sistema più che una rivoluzione, con una linea chiara: meno frammentazione tra componenti del movimento e una Federazione capace di fare da piattaforma di servizio, cabina di regia e interlocutore politico del calcio italiano.
Il programma si sviluppa attorno ad alcuni assi strategici: competitività delle Nazionali, sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani, infrastrutture e modernizzazione della governance federale. Un’impostazione che guarda sia alle esigenze industriali del professionismo sia al rafforzamento della base dilettantistica.
Uno dei temi centrali del documento riguarda il talento italiano e il rapporto tra giovani e calcio di vertice. Malagò individua nella difficoltà di trasformare il talento in minutaggio uno dei limiti strutturali del sistema. Nel programma viene citato il dato del solo 2,3% di minuti giocati in Serie A dagli Under 21 italiani nella stagione 2023/24, elemento che viene indicato come sintomo di una frattura tra i successi delle Nazionali giovanili e la reale integrazione nel professionismo. La proposta non passa da quote obbligatorie, ma da una filiera più coerente tra settore giovanile, Primavera, Lega Pro, Serie B e prima squadra, accompagnata da incentivi sul minutaggio qualificato e sulla formazione. Nel documento vengono inoltre richiamate possibili soluzioni come seconde squadre o partnership territoriali per accompagnare la crescita dei talenti.
Sul fronte economico e industriale, la candidatura insiste molto sul tema della sostenibilità del sistema calcio. Il documento sottolinea come la crescita dei ricavi degli ultimi anni non abbia ancora risolto gli squilibri strutturali del professionismo, richiamando l’attenzione sui livelli di indebitamento e sulle perdite aggregate accumulate dai club. In questo contesto, Malagò propone un rafforzamento delle licenze nazionali non solo come strumento di controllo, ma come percorso di accompagnamento alla gestione virtuosa, ispirato ai criteri UEFA sulla sostenibilità finanziaria.
Accanto al tema delle regole, emerge con forza quello della fiscalità sportiva. Il programma apre alla possibilità di una revisione del carico fiscale che grava sul comparto, con particolare attenzione agli investimenti in infrastrutture, vivai e sviluppo territoriale. Tra le ipotesi citate compare anche il possibile superamento dell’IRAP per alcune attività legate alla formazione e ai settori giovanili, nel tentativo di liberare risorse da reinvestire nel sistema.
Un capitolo chiave è dedicato alle infrastrutture, considerate il principale “moltiplicatore inespresso” del calcio italiano. Malagò propone un piano nazionale per stadi e centri sportivi, sostenendo un coordinamento stabile con Governo, Regioni, Comuni e Istituto per il Credito Sportivo. L’obiettivo è accelerare l’iter autorizzativo dei nuovi impianti attraverso strumenti fiscali, partenariati pubblico-privati e incentivi dedicati, in un contesto in cui il documento richiama i potenziali miliardi di investimenti generabili dai progetti già in fase di programmazione.
Per quanto riguarda il professionismo, il programma riconosce nella Serie A il principale asset industriale del movimento, chiamato a rafforzare il proprio posizionamento internazionale e la capacità di generare ricavi. Tuttavia, la crescita della massima divisione viene collegata alla responsabilità di sistema: sviluppo dei vivai, sostegno al calcio femminile, infrastrutture e sostenibilità devono produrre benefici lungo tutta la piramide del calcio.
Anche la Serie B e la Lega Pro occupano uno spazio rilevante. La prima viene definita una categoria ponte e laboratorio del talento, mentre per la Serie C il focus è posto sulla stabilizzazione economica, sulla prevenzione delle crisi e sulla necessità di una riflessione condivisa sul format e sui costi di partecipazione.
Ampio spazio viene dedicato poi alla lotta alla pirateria audiovisiva, tema ritenuto cruciale per la difesa del valore dei diritti TV, e al rapporto tra calcio e betting. Nel programma si propone infatti una riflessione sulla possibilità che una quota delle risorse generate dalle scommesse sportive possa tornare al sistema calcio, considerato il valore economico prodotto dal settore.
Sul piano della governance, Malagò immagina una FIGC più digitale, orientata ai dati e ai servizi, con meno burocrazia per le società – soprattutto dilettantistiche – e maggiore rendicontazione dei risultati. Tra le idee, uno sportello unico digitale per semplificare tesseramenti e adempimenti e un report annuale sullo stato di avanzamento del programma federale.
Il messaggio politico che attraversa il documento è chiaro: nessuna stagione di contrapposizioni, ma un “gentlemen’s agreement” tra professionismo e base, club e calciatori, vertice e territori. Una candidatura che punta a presentarsi come sintesi tra dimensione sportiva e visione industriale del calcio italiano.
Riassumendo, quindi:







































