Zerocinquantuno
·26 July 2026
Il ritiro 2026 del Bologna: come ha lavorato mister Tedesco

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·26 July 2026

Organizzazione, precisione e qualche sorpresa: potrei riassumere così le due settimane di lavoro che il Bologna del nuovo mister Domenico Tedesco ha sostenuto a Valles.
Dicevo dell’organizzazione: chi arrivava al campo notava una maniacale organizzazione degli spazi dedicati alle esercitazioni; grazie a lui e al suo staff, ogni seduta si apriva con la fotografia di un campo letteralmente ‘apparecchiato’ nei più piccoli particolari e in cui ogni zona era pronta per accogliere gli atleti.
Colpiva in particolare la precisione millimetrica degli spazi, la suddivisione dei calciatori in gruppi per reparti o per mansioni e la massima attenzione alle tempistiche degli esercizi: lavori in sincrono sotto gli occhi attenti dei tanti collaboratori, generando sedute che non lasciavano spazio a soste se non per idratarsi.
La parte puramente atletica ha visto lavoro fisico senza palla (‘a secco’, come si dice in gergo) in una sorta di ritorno all’antico (naturalmente con le linee guide di ultima generazione) per allenare la soglia aerobica e la resistenza: in termini percentuali diciamo che un 30% di lavoro si è svolto senza pallone, in controtendenza rispetto all’ultimo decennio in cui le linee guida, appunto, vedevano le squadre allenarsi quasi solo col pallone. Si era già visto qualcosa del genere nel ritiro di Thiago Motta e in quelli di Vincenzo Italiano, ma decisamente in minor quantità rispetto a quest’anno.
Veniamo alle sorprese. Tatticamente Tedesco ha lavorato esclusivamente sul 4-1-2-3 (e occhio a quell’1…), con Bernardeschi in posizione di interno di centrocampo: soluzione di sicuro interessante per le doti tecniche e atletiche di un giocatore che appare ancora fresco nonostante abbia superato i trent’anni e che ha svolto un buon ritiro; semmai le perplessità possono essere di tipo tattico, perché il numero 10 rossoblù ama portare palla e questo a volte ritarda un po’ il fraseggio della squadra.
In fase di non possesso, comunque, Bernardeschi appare capace di coprire e di rincorrere l’avversario: ha gamba e struttura fisica per fare la mezzala pura.
Naturalmente queste ovvietà saranno state prese in considerazione dallo staff di Tedesco e immagino che, davanti alla possibilità di avere in mezzo al campo un calciatore capace di inventare una giocata, si possono anche correre gli eventuali rischi di cui sopra.
La soluzione con Odgaard o lo stesso ‘Berna’ sulla trequarti non è mai, ripeto mai, stata provata durante le esercitazioni: quindi il modulo col trequartista almeno ad oggi non viene contemplato; credo che probabilmente col passare delle settimane verrà proposto, dato che in sede di presentazione il mister parlò apertamente di quella come una soluzione possibile se non probabile.
Ma la vera sorpresa è stata la didattica e l’accorgimento sulla linea difensiva: in fase di non possesso, Tedesco e Tarozzi hanno sempre lavorato su un allineamento a 4 più un mediano basso; ribadisco, sempre un mediano basso a lavorare con la linea difensiva.
In poche parole: tutte ma proprio tutte le esercitazioni hanno visto i mediani lavorare con la linea difensiva. mentre le mezzali con gli attaccanti; El Azzouzi e Badori sono stati impiegati a tutti gli effetti coi difensori, mentre Pobega, Odgaard, Libra e Bernardeschi sempre con gli attaccanti.
Ecco perché ho definito l’assetto del Bologna un 4-1-2-3: proprio per la ‘sorpresa’ nel vedere il mediano lavorare solo ed esclusivamente insieme ai difensori.
Sarà interessante vedere chi tra Ferguson e Moro (o magari entrambi) verrà utilizzato in quella posizione, dove immagino che Badori lascerà spazio per tornare con la squadra Primavera, mentre le decisioni sulla permanenza in rosa di El Azzouzi e Libra credo non siano ancora state prese.
Da un punto di vista dello sviluppo, ci tengo a precisare anche il tentativo di ‘uscire da dietro’ più centralmente rispetto al recente passato, con una costruzione in cui il portiere viene impiegato insieme ai due centrali e appunto al mediano basso a costruire un rombo dove cercare la superiorità numerica.
L’utilizzo dei terzini viene preso in considerazione solo ove necessario, quando cioè l’uscita centrale fatica a svilupparsi, altrimenti gli stessi vengono cercati e serviti una volta arrivati sulla o oltre la linea di centrocampo, dove gli esterni si accentrano e lasciano loro lo spazio per arrivare nell’ultima porzione di campo avversario con la giusta ‘gamba’, per crossare o mettere la palla a rimorchio per la mezzala.
Vediamo se queste prime situazioni saranno ulteriormente sviluppate oppure modificate a Casteldebole: in quel di Valles, a parte la novità del mediano basso che ho tentato di spiegare sopra, si sono viste situazioni molto ‘basiche’, una sorta di apprendistato dal quale partire inserendo giorno dopo giorno nuove nozioni.
Il livello di didattica del nuovo allenatore rossoblù è certamente più elevato di quanto poco visto durante questa preparazione, e unito ad una maggiore conoscenza dei suoi calciatori sono certo che innalzerà il livello di soluzioni e accorgimenti anche difensivi, perché sulle ripartenze passive (anche nelle esercitazioni in allenamento, non solo nelle amichevoli) la squadra è apparsa in difficoltà: ragionare ‘di reparto’ e non più ‘uomo contro uomo’, com’era fino a qualche tempo fa sotto la guida di Italiano, richiede più tempo del previsto.







































