La Fiorentina alle prese con il dopo-Commisso: priorità assoluta alla salvezza, poi tutti gli scenari sono possibili, incluso il vaglio di nuove offerte | OneFootball

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·24 January 2026

La Fiorentina alle prese con il dopo-Commisso: priorità assoluta alla salvezza, poi tutti gli scenari sono possibili, incluso il vaglio di nuove offerte

Article image:La Fiorentina alle prese con il dopo-Commisso: priorità assoluta alla salvezza, poi tutti gli scenari sono possibili, incluso il vaglio di nuove offerte

La scomparsa, avvenuta a New York lo scorso 16 gennaio, del patron della Fiorentina Rocco Commisso apre inevitabilmente l’interrogativo su cosa succederà nel club toscano nel medio termine, tenendo presente che la famiglia statunitense detiene tramite la JMCC Corporation e Columbia Soccer Ventures LLC il 100% della società viola (che quindi è separata da Mediacom, la principale azienda della famiglia Commisso).

Per adesso, come hanno spiegato la moglie e i figli dell’ex presidente, il sodalizio sarà gestito dal direttore generale Alessandro Ferrari e dall’amministratore delegato Mark Stephan e presto, per quanto concerne la parte tecnica, anche da Fabio Paratici, che seppur sia già al lavoro sottotraccia, da mercoledì 4 febbraio entrerà a fare parte ufficialmente del management viola in qualità di direttore sportivo.


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Al momento l’obiettivo assolutamente vitale è quello di evitare la retrocessione in Serie B, poi come andrà l’avventura in Conference League è una cosa ritenuta assolutamente secondaria.

Questo perché non solo la discesa in cadetteria sarebbe un’onta in sé per una piazza storica quale Firenze, ma anche perché l’ultima cosa che Commisso avrebbe desiderato sarebbe stata quella di festeggiare il centenario della Viola nella seconda divisione. La Fiorentina venne fondata il 29 agosto 1926.

Il punto, come si diceva, sarà però cosa fare nel medio termine. Secondo quanto inizia a trapelare viene ritenuto poco probabile che i figli e la moglie del compianto ex presidente vogliano impegnarsi personalmente nel club viola anche perché necessariamente dovranno preoccuparsi di Mediacom, la principale società dell’impero industriale fondata dall’ex patron e controllata dalla famiglia al 100% dopo l’uscita dalla Borsa nel 2011. Ovviamente in un quadro simile appare ancora più tragica e dolorosa l’improvvisa scomparsa nel marzo 2024 di Joe Barone, l’uomo che l’ex patron aveva individuato come suo luogotenente in tutto e per tutto per la gestione del club toscano.

In tale contesto è quindi logico pensare che una volta che sarà ottenuto l’obiettivo vitale della permanenza in Serie A (la squadra ultimamente sta dando buoni segnali in questo senso anche se il traguardo è ancora molto lontano), la famiglia possa pensare di prendere in considerazione l’idea di vendere a patto però che esista un compratore che dia non solo le opportune garanzie economiche ma anche quelle di ambizione sportiva.

Si tratta, ben inteso, di un processo che non è urgente anche perché la permanenza o meno del club in Serie A è una variabile in grado di cambiare di molto lo scenario. E soprattutto non significa che il primo acquirente che bussi alla porta possa pensare di portarsi a casa la Fiorentina senza un dovuto screening da parte della famiglia newyorchese. Anche perché i Commisso non hanno problemi di liquidità.

Però se dovesse palesarsi un attore in grado di dare alla società viola quella stabilità economica e quell’ambizione sportiva che la gestione Commisso ha saputo assicurare in questi anni (ottenendo quasi sempre la presenza nelle coppe internazionali e due finali europee), è pensabile che i familiari dell’ex patron possano aprire all’ipotesi.

In questo quadro è evidente che nulla impedisce di eventualmente cedere il club anche nel caso di una retrocessione in Serie B. Però è altrettanto palese che in questa seconda ipotesi il club varrebbe molto meno, anche se proprio per questo, come fa notare qualcuno, potrebbe trovare un maggior numero di compratori.

Il futuro del club e le voci su tifosi vip toscani

Detto tutto questo, non va dimenticato che il mondo degli affari è necessariamente cinico (e probabilmente in questo caso è anche meglio che sia così). Tra gli addetti ai lavori (e probabilmente anche tra numerosi tifosi viola) la malattia di Commisso era nota da un po’ e il nodo del futuro del club era da tempo sul tavolo.

In questo quadro in ambienti altolocati, secondo quanto Calcio e Finanza ha potuto apprendere da fonti politico-economiche, circolano voci secondo le quali vi sarebbero personalità toscane di alto standing e con grandi relazioni internazionali che in qualche modo starebbero sondando il terreno per vedere se ci potrebbe essere un acquirente solido per eventualmente assicurare alla società viola un passaggio di proprietà il più morbido possibile oltre a un futuro di grande stabilità economica.

Va precisato che le fonti non hanno voluto indicare nomi, però, solo a titolo di esempio visto che indizi in questo senso non ne sono stati dati, non è un mistero come negli anni addietro l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, uomo dalle grandi relazioni non solo nel mondo arabo ma anche in quello europeo e nordamericano, insieme al suo entourage si sia adoperato, assolutamente pro bono,  per le sorti del club della sua città di cui è sempre stato tifoso.

Invece, slegata dall’ipotesi appena riportata, per dovere di cronaca ne va anche segnalata un’altra, assolutamente non proveniente dagli ambienti citati sopra, secondo la quale vi potrebbe essere nel futuro del club viola un coinvolgimento in un ruolo di dirigente apicale del fiorentino di nascita e di famiglia Luigi De Siervo, attuale amministratore delegato della Lega Serie A, il cui mandato in via Rosellini, rinnovato nel 2024, è in scadenza nel 2028.

Interpellato direttamente da Calcio e Finanza il manager ha voluto essere molto netto e preciso sul tema negando ogni possibile coinvolgimento nel club viola e confermando il suo impegno massimo all’interno della Lega Serie A. Nello specifico ha spiegato: «Amo follemente la città in cui sono nato, ma non lavorerei mai per la Fiorentina. Questo gossip è privo di qualsiasi fondamento e costruito ad arte solo per creare confusione con il mio ruolo di AD della Lega Serie A».

Quanto vale la Fiorentina? I dati e le stime

Al di là dei rumors, per quanto altolocati, con la scomparsa di Commisso e con un futuro ancora tutto da decifrare è logico se non doveroso domandarsi quanto possa valere la Fiorentina nel caso di una cessione.

Nei giorni scorsi su vari organi di stampa era stata ventilata una valutazione intorno ai 350/400 milioni di euro per un club che ha anche il vantaggio di essere uno dei simboli di una città tra le più apprezzate al mondo per la sua bellezza, la sua storia e i suoi capolavori artistici. E che quindi può anche sfruttare a suo vantaggio il brand Firenze.

Osservando le stime (come quella di Football Benchmark, che indica l’enterprise value del club viola a 500 milioni), i dati di bilancio (considerando i multipli delle valutazioni di club simili alla Fiorentina negli ultimi anni in Europa, dalla Roma all’Everton, indicativamente valutate due volte il proprio fatturato) e quanto investito dalla famiglia Commisso in questi anni (poco oltre i 500 milioni, considerando i 478 milioni al 30 giugno 2025 più la sponsorizzazione di Mediacom nel 2025/26), si tratta di una valutazione possibile.

Nello specifico i numeri indicano che al 30 giugno 2025 il club ha registrato 198,6 milioni di euro di ricavi, rispetto ai 199,9 milioni del 2023/24, seppur tuttavia con un calo dei ricavi caratteristici considerando il maggior ricorso alle plusvalenze nella passata stagione (con incassi per 56,2 milioni di euro rispetto ai 26 milioni del 2023/24), oltre che legati alle limitazioni in termini di pubblico al Franchi per i lavori di ristrutturazione dell’impianto. Un fatturato su cui va detto anche come incida in maniera rilevante anche l’aiuto arrivato dalla proprietà, considerando la sponsorizzazione della maglia da parte di Mediacom dal valore di 25 milioni di euro annui (cifre che appaiono superiori al valore di mercato, considerando che Inter, Milan e Juventus arrivano ciascuna a circa 30 milioni di euro annui). Incassi che non sono bastati ad evitare di chiudere il bilancio in rosso per il terzo anno di fila, ma con cifre sempre tutto sommato contenute (-19 milioni nel 2022/23, -5,9 nel 2023/24 e -23 milioni nel 2024/25) considerando che il club ha partecipato sì alle coppe europee, ma sempre alla meno ricca Conference League.

In aggiunta a questo va detto che la gestione oculata di Rocco Commisso ha lasciato in eredità cose importanti anche dal punto di vista patrimoniale. Il patrimonio netto al 30 giugno 2025 infatti era positivo per 268,8 milioni, grazie anche alla riserva da valutazione pari a 252,5 milioni e a nuovi versamenti da parte della proprietà. In sostanza, quindi, un potenziale acquirente si troverebbe con un patrimonio netto positivo per quasi 270 milioni, che consentirebbe di assorbire eventuali perdite future sul piano contabile, pur non rappresentando un cuscinetto di liquidità immediatamente disponibile.

Inoltre, a livello patrimoniale, spiccano anche altri due aspetti:

  • Il fatto di non avere, al 30 giugno 2025, alcun debito finanziario (con indicatore di Indebitamento, uno dei principali indici utilizzati nei controlli dalla FIGC, che aveva un valore di 0,395 rispetto alla misura massima di 1,2);
  • E quella di possedere un asset immobiliare, oltre che sportivo, importante nel Viola Park, il complesso alle porte di Firenze voluto fortissimamente da Commisso e Barone che viene ritenuto non a torto uno dei centri sportivi più all’avanguardia in Europa.

Infine, particolare non certo secondario, dalla stagione 2029/2030 la Fiorentina dovrebbe avere disposizione il nuovo stadio Artemio Franchi, un impianto completamente nuovo, per quanto realizzato sugli spazi di quello attuale e restando di proprietà del Comune, che dovrebbe consentire ai viola di incrementare ulteriormente i ricavi soprattutto per quel che concerne la corporate hospitality e le entrate da matchday. E pertanto in grado di aumentare il valore della società in termini complessivi.

La peculiarità storico-culturale del club viola

D’altro canto però nell’epoca del calcio e business la Fiorentina sconta una debolezza storico-culturale cui nemmeno la gestione oculata di Rocco Commisso ha potuto ovviare nello spazio soprattutto di pochi anni.

La Viola è storicamente più di altre la squadra della città in cui ha sede, Firenze, che per altro non è enorme visto che si aggira sui 360mila abitanti.

Questa peculiarità è anche legata alla questione che la Toscana, più di altre regioni italiane, ha storicamente e culturalmente una fortissima logica di campanile e in questo quadro sebbene la Viola abbia numerosi tifosi anche nelle province circostanti, è indubbio per esempio che a Pisa, Siena, Livorno e anche Empoli (che è per altro provincia di Firenze) si tifi soprattutto per il club locale e si veda come una rivale la squadra del capoluogo.

Non solo, anche nei paesi più piccoli della regione non sono pochi quelli che simpatizzano per la rivale dall’identità nazionale, ovvero l’odiatissima (tra i tifosi viola) Juventus.

Per quanto tutto ciò possa essere affascinante, nell’epoca del calcio e business questo elemento rappresenta però una ulteriore debolezza, senza dimenticare che Firenze. città in sé per sé, come si diceva non è enorme.

Questa specificità molto toscana limita di molto il bacino di utenza e il numero di potenziali tifosi e di conseguenza abbassa il numero di persone cui poter vendere i propri prodotti di biglietteria e merchandising, limando nei fatti il potenziale delle entrate.

Non a caso stando all’ultimo studio di StageUp sulle squadre con il maggior numero di tifosi in Italia la Fiorentina si piazza al sesto posto, non solo ben lontana dalle corazzate Juventus, Inter e Milan ma anche da squadre molto legate al territorio ma che hanno alla spalle città di residenza più grandi e che hanno poche rivalità regionali quali Napoli e Roma. In questo quadro la Fiorentina è praticamente alla pari con la Lazio.

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È evidente quindi che nell’ipotesi di una cessione questi numeri non potranno che essere tenuti presente da un compratore a meno che non se ne dovesse trovare uno talmente innamorato del club, della sua storia, della città e delle sue bellezze da non badare né a spese né alla logica economica pur di spingere la Fiorentina ancora ai vertici sportivi, magari non solo del calcio nazionale.

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