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·11 July 2026

Le parole di mister Marco Baroni e del Direttore Sportivo Sean Sogliano / VIDEO

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Verona - Le dichiarazioni del nuovo allenatore dell'Hellas VeronaMarco Baroni, rilasciate in occasione della sua conferenza stampa di presentazione ufficiale tenutasi oggi, sabato 11 luglio, nella sede del Club gialloblù.

Questa l'introduzione del Direttore Sportivo Sean Sogliano."Buongiorno a tutti. Ci ritroviamo per un altro anno e sono contento di essere qui anche se il mio stato d’animo non è certo di felicità: penso che in questa fase sia necessario trovare forza ed entusiasmo per iniziare una stagione che sappiamo essere difficile. Ringrazio mister Baroni che ha accettato la mia chiamata in un momento in cui abbiamo bisogno di persone che mettono la professionalità prima di tutto. Il fatto che Marco sia tornato dopo due stagioni rappresenta per me una grande soddisfazione. Ogni stagione è diversa dalla precedente e anche questa sarà impegnativa. Il fatto che mister Baroni abbia accettato la nostra proposta è un punto importante da cui ripartire".


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Queste le dichiarazioni di mister Marco Baroni."Buongiorno a tutti. È un piacere salutare voi e tutta la gente di Verona. Sono orgoglioso e carico di essere qui. Ho scelto di tornare a Verona per questa città, per la sua gente e per il Direttore che è qui al mio fianco. Verona non ha una categoria: la sua vera categoria è rappresentata dai valori della città e delle persone che la vivono. Per me questo è ciò che conta davvero. Sono convinto, insieme al mio staff, di poter dare tutto quello che abbiamo per fare bene. L'unica certezza che possediamo è il lavoro. Avrò al mio fianco uno staff di grande valore e qualità. Colgo l'occasione per presentarvelo: Daniele Buzzegoli sarà il mio vice, Di Martino come collaboratore, i preparatori atletici Petruolo e Di Dio, i preparatori dei portieri Cataldi e Castiglioni, i match analyst Nabiuzzi e Valanzano e, infine, Panzarasa, che seguirà il recupero degli infortunati. Questa è la mia squadra di lavoro".

Da dove si riparte? “Dalle grandi motivazioni e dalla voglia che ho di ricominciare. Sono convinto che dovremo svolgere un lavoro di grande qualità, ma anche di grande intensità e determinazione. Dobbiamo voltare pagina rapidamente. Negli ultimi anni ci sono stati anche esempi negativi: diverse squadre retrocesse dalla Serie A sono addirittura finite in Serie C. Ma questo non deve riguardarci. Tutti insieme dovremo fare un grande lavoro e ripartire con forza, determinazione e un progetto chiaro. Ci saranno anche cambiamenti dal punto di vista tattico: una delle nostre certezze sarà la difesa a quattro. Da lì dovremo riportare in campo tutti i valori che ho conosciuto in questa città: voglia, determinazione, dedizione, senso di appartenenza, ferocia e qualità”.

Ha lasciato Verona tre anni fa. Nel calcio tre anni sono tantissimi e il Club è cambiato molto. Quella squadra riuscì a salvarsi in condizioni difficilissime e si parlava di una squadra in missione. È quello lo spirito che vuole ritrovare anche oggi, in un contesto diverso e con un obiettivo differente?Assolutamente sì. Come dicevo prima, ripartiamo in un campionato difficile e molto competitivo. Per arrivare in fondo non bastano soltanto gli aspetti tecnici o tattici: sarà fondamentale l'aspetto dei valori. Io guardo sempre avanti, non a ciò che è stato. In questo momento vedo davanti a me un grande lavoro da fare insieme alla squadra. Non abbiamo tempo da perdere e dovremo bruciare le tappe attraverso il lavoro e affrontare rapidamente i cambiamenti che faremo”.

Ha parlato di cambiamenti tattici, in particolare del passaggio alla difesa a quattro, e a guidare la difesa è sempre il portiere. Potrebbe essere Lorenzo Montipò uno dei grandi cambiamenti di questa stagione, considerando che è stato appena ufficializzato l'arrivo di Nicola Leali? “Io non sono abituato a parlare soltanto della fase difensiva: è tutta la squadra che deve lavorare. È vero che questa squadra arriva da tanti anni di difesa a tre e che, nella scorsa stagione, c'è stato anche un cambiamento in corsa. Noi allenatori chiediamo sempre tempo, ma il tempo non può diventare un alibi. Non ne abbiamo. Dobbiamo recuperarlo attraverso il lavoro, la dedizione e la voglia di migliorare ogni giorno. Su Montipò abbiamo fatto una scelta, ma di questo ne parlerà il direttore. Io mi sono allineato alla sua scelta perché la trovo anche giusta, è arrivato Leali, che è un portiere importante e partiremo da lui”.

Ha avuto modo di confrontarsi con la proprietà? “Ho avuto un colloquio con il presidente Italo Zanzi. Però, devo essere sincero, il mio compito è guardare soprattutto il campo. Il Direttore ha detto di essere contento che abbia accettato la proposta, ma credetemi: non è stata una scelta difficile. È stata una scelta dettata dai valori in cui credo. I valori di questa città, la voglia e la determinazione di tornare qui, insieme alla fiducia che la società mi ha dimostrato anche dal punto di vista contrattuale, rappresentano per me un impegno e una responsabilità. Ho scelto di legarmi ancora una volta a questi colori”.

Torna a Verona con un'esperienza diversa rispetto alla prima volta. Che cosa cambia oggi rispetto a tre anni fa? “Io sono una persona che ogni giorno cerca di uscire di casa per tornare migliore la sera. Quella che ho davanti è una sfida bellissima, che affronto con convinzione insieme al mio staff e al Direttore. Nel confronto che abbiamo avuto ho ritrovato la stessa energia e la stessa determinazione che sento dentro di me. Sono questi gli ingredienti fondamentali: lavorare, migliorarsi e cercare di costruire qualcosa di importante”.

In una recente intervista la proprietà ha parlato della volontà di riportare il Verona in Serie A. I tifosi hanno bisogno di certezze: si sente di dire che è qui per conquistare subito la promozione? Non mi piacciono i proclami fatti a parole e non mi piacciono gli slogan. Mi piace il lavoro e mi piacciono i fatti. Sicuramente siamo qui per essere protagonisti e per fare qualcosa di importante. Questo posso assicurarlo”.

Torniamo al momento della chiamata del Direttore Sogliano. Dal punto di vista umano, cosa ha provato? “Innanzitutto è stato un piacere rivederlo, anche se ci eravamo già sentiti. Come dicevo prima, per me i valori sono fondamentali, nella vita come nel calcio. Ho trovato un Direttore ferito per quanto accaduto, ma allo stesso tempo pieno di energia. Ed è la stessa energia che sento anch'io. Dobbiamo fare un lavoro tutti insieme, perché nel calcio i risultati importanti si raggiungono quando tutte le componenti spingono nella stessa direzione. Sappiamo di affrontare un campionato difficile, e proprio per questo sarà fondamentale che tutte le componenti del Club siano unite. Come si dice spesso, ci sono uomini che arrivano nel posto giusto al momento giusto. Io credo molto in questo”.

Dopo Verona ha allenato in piazze importanti come Lazio e Torino. Le chiedo sinceramente: Verona resta il posto migliore dove ha lavorato? “Sono tornato qui e la mia scelta è ben chiara. Alla Lazio ho vissuto un'esperienza straordinaria con un gruppo di ragazzi eccezionali. Abbiamo fatto un percorso importante anche in Europa e la squadra, sia per prestazioni sia per punti conquistati, ha fatto meglio rispetto agli anni precedenti. A Torino, invece, non mi piace cercare alibi. Ci sono stati diversi fattori che non mi hanno aiutato, ma mi assumo tutte le responsabilità del percorso fatto. Oggi, però, non sono qui per dimostrare qualcosa a qualcuno. Sono qui con voglia, ferocia e dedizione per iniziare un nuovo percorso insieme al Verona”.

Ci sono già alcuni giocatori che non partiranno per il ritiro. Che gruppo dobbiamo aspettarci a Folgaria? “Il calcio è cambiato, e non soltanto a Verona, ma ovunque. Una volta si parlava di giocatori incedibili. Oggi, invece, ciò di cui abbiamo bisogno è avere calciatori con la luce negli occhi e con l'energia giusta per affrontare un campionato importante. Per me chi possiede questi valori è un giocatore fondamentale. Devo ancora conoscere bene molti ragazzi e la prima parte del ritiro sarà determinante proprio per questo: non solo per valutarli dal punto di vista tecnico e tattico, ma anche per conoscere l'uomo, la persona, i suoi valori e ciò che può dare alla squadra. Per me questo aspetto è fondamentale. Sono completamente concentrato su questo. Domani svolgeremo il primo allenamento, poi partiremo per il ritiro e ne faremo un secondo, continuando a lavorare con l'obiettivo di conoscere rapidamente sia il gruppo sia i singoli”.

Ha già anticipato che ripartirà dalla difesa a quattro. Considerando anche il livello della Serie B e il fatto che l'obiettivo non è più salvarsi all'ultima giornata, vedremo un Marco Baroni ancora più offensivo rispetto a quello della sua precedente esperienza a Verona? “Sì, assolutamente. Del resto, anche durante la mia precedente esperienza in Serie A non abbiamo mai proposto un calcio rinunciatario. Abbiamo sempre cercato di essere aggressivi, di mettere in difficoltà gli avversari. Io credo che le cose importanti, nella vita e nel calcio, si costruiscano avendo coraggio. Se hai timore, difficilmente riesci a costruire qualcosa di significativo. Questa sarà una caratteristica ben precisa della nostra squadra. È chiaro che partiamo da alcuni dati oggettivi: offensivamente i numeri della scorsa stagione non sono stati soddisfacenti. Non è un alibi, è semplicemente una realtà. Dovremo cambiare questa situazione. La svolta arriverà attraverso il lavoro, non attraverso le parole. Voglio una squadra con una forte identità, una squadra che giochi un calcio offensivo e che entri in campo con l'obiettivo di vincere ogni partita. Poi sarà il campo a dire dove arriveremo, ma la mentalità dovrà essere questa”.

Dall'esterno, senza aver ancora lavorato con la squadra, ha la sensazione che esista una base sulla quale costruire una squadra capace di lottare subito per la promozione, al di là di quello che farà il mercato? “Dobbiamo costruire qualcosa di importante e tutto parte da noi. La prima cosa sarà riportare energia, entusiasmo e il piacere di fare questo lavoro. È evidente che una squadra reduce da tanti risultati negativi si porta dentro inevitabilmente un po' di tristezza. Questa va eliminata in fretta, attraverso il lavoro e l'entusiasmo. Io credo profondamente in questi valori. Senza entusiasmo, senza passione e senza voglia non si costruisce nulla. Dobbiamo guardare con lucidità da dove partiamo, ma soprattutto concentrarci su dove vogliamo arrivare. Questo è l'aspetto davvero determinante”.

Ha avuto già modo di confrontarsi con alcuni giocatori, ad esempio con i senatori o con chi ha reso di meno nell’ultima stagione per convincerli che si possa fare meglio? Per me nel calcio il giovane vale il giocatore esperto. Quello che mi interessa è capire che cosa ogni giocatore può dare oggi. Al momento conosco personalmente solo alcuni di loro, ma ciò che conta è vedere quello che ciascuno ha dentro e ciò che può mettere a disposizione della squadra. È questo che ti permette di affrontare e superare anche le situazioni più difficili. Si tratta di un aspetto valoriale di cui ho parlato fin dall'inizio e che considero indispensabile. È ciò che pretendo dai miei giocatori e dalla mia squadra”.

In questi due anni, dal punto di vista umano e professionale, quanto è cambiato Marco Baroni? “Come vi dicevo prima, dal punto di vista umano si cresce continuamente. Per me è uno degli aspetti più importanti. La crescita di una persona è un percorso continuo: nel momento in cui pensi di aver raggiunto qualcosa è il momento in cui l’hai già persa. Dal punto di vista professionale sono stati due anni molto formativi. Ho vissuto esperienze diverse tra loro e formative, quindi vi assicuro che sono diverso da questo punto di vista. Ma oggi quello che conta davvero è il presente: tanto lavoro, tanto sudore, tanta dedizione e tanta passione. Sono questi i valori che io e il mio staff vogliamo trasmettere fin dal primo giorno alla squadra”.

La Serie B è un campionato nel quale tante squadre retrocesse dalla Serie A hanno incontrato enormi difficoltà. Che cosa dovrà fare il Verona per evitare questi rischi? “Quello che vi dicevo prima. Noi sappiamo benissimo che dovremo andare su ogni campo con la forza, determinazione e con quei valori che da sempre appartengono a questo Club. Dobbiamo incarnarli al cento per cento, perché altrimenti da questo campionato non si esce. Il primo lavoro sarà proprio quello di trasmettere questi valori nel più breve tempo possibile. È per questo che continuo a ripetere che abbiamo bisogno di giocatori con gli occhi pieni di entusiasmo”.

È uno degli allenatori più esperti della categoria e affronterà tecnici molto preparati. È una responsabilità ulteriore? “Sì, è una grande responsabilità nei confronti del mio Club, del mio Direttore e della mia città. Ci sono tanti allenatori giovani e bravi in questa categoria e questo rappresenta uno stimolo in più per lavorare ancora meglio. Sicuramente dovremo alzarci qualche ora prima la mattina”.

Queste le dichiarazioni del Direttore Sportivo Sean Sogliano.Volevo fare una precisazione su Montipò. È stato ufficializzato Leali ma con Lorenzo e il suo entourage abbiamo già parlato da tempo: quest’anno dobbiamo fare delle scelte. Non mi piace rimandare le decisioni e credo che questo non sia nemmeno il momento di lasciare situazioni in sospeso. Quella presa su Lorenzo non è un'esclusione. Parliamo di un portiere di Serie A e che ha dato tanto al Verona. È una rinuncia perché per giocare in questo campionato dobbiamo fare anche delle valutazioni economiche. In Serie B non possiamo permetterci di mantenere un organico con determinati ingaggi. Abbiamo delle trattative di cui lui è a conoscenza e in questo momento ci sono alcune situazioni che stiamo valutando. Di comune accordo con il giocatore, con il suo entourage e con la società abbiamo deciso che questa è la soluzione migliore. Ripeto: non si tratta di una bocciatura. Sarebbe assurdo parlare di esclusione nei confronti di un portiere che è stato titolare per tanti anni in Serie A. Semplicemente, è una scelta condivisa e credo che con ogni probabilità Lorenzo giocherà in un'altra squadra nella prossima stagione.

Quale sarà la strategia del Verona sul mercato? Ci saranno alcuni punti fermi oppure tutti possono partire davanti a un'offerta importante? Quale sarà la strategia del Verona sul mercato? Ci saranno alcuni punti fermi oppure tutti possono partire davanti a un'offerta importante? “Queste dinamiche, purtroppo, non le decide il Verona e non le decide quasi nessun Club. Quando arrivano offerte di un certo livello economico è difficile opporsi. A volte ci proviamo e in qualche occasione abbiamo anche detto di no, ma la realtà è che il Verona deve mantenere un equilibrio economico. Abbiamo obiettivi di bilancio da rispettare e dobbiamo continuare a garantire stabilità alla società. Per questo motivo, in alcune circostanze, siamo costretti a cedere dei giocatori. Vale per noi, ma vale anche per molte altre società. Oggi potrei dirvi che un determinato giocatore è un punto fermo, ma se tra un mese dovesse arrivare un'offerta irrinunciabile la situazione potrebbe cambiare completamente. Ci sono società che possono permettersi di trattenere tutti i propri migliori giocatori. Noi dobbiamo essere realisti e lavorare in un'altra maniera. Per questo motivo, come ha detto il mister, la cosa più importante è il campo e ripartiremo da quello”.

Hai rafforzato il rapporto con Verona, con la proprietà, puoi raccontarci questa tua scelta? “Questo è il mio ottavo campionato qui. Come ogni anno, finita una stagione, sono sempre molto stanco a livello mentali, quindi  voglio sempre prendermi un po’ di tempo per capire se sono pronto ad affrontare un’altra stagione. A maggior ragione in un posto a cui sono legato, dove ho tanti ricordi e tanti amici come Verona, questo è quello che è successo. In più sai benissimo che ci sono squadre che ti chiamano e altre che non ti chiamano; a volte vai sui giornali, ma sai da solo quanto ci sia di vero. Ormai è diventato un mondo molto mediatico, lo sapete meglio di me. Devo onestamente ringraziare il presidente del Lecce, che mi ha fatto un’ottima impressione e hanno avuto un ottimo approccio nei miei confronti per portarmi da loro. Però penso che ci sia un momento per riflettere: la mia scelta è stata quella di rimanere, perché secondo me non è il momento di abbandonare una situazione difficile. Probabilmente sarei potuto andare via prima. Sono una persona che in questo momento ha ragionato e non ha voluto andarsene in un momento molto problematico. Io non mi nascondo nel dirlo: è un momento in cui una squadra che cambia categoria dopo tanti anni non ha la possibilità di mantenere lo stesso tipo di calcio e gli stessi investimenti. È un momento difficile per la società, però penso che questa decisione sia legata a quello che sentivo personalmente. Io penso che rimanere, in questo momento, sia stata la scelta giusta per me. Mi sono detto: resto con le persone che sono qui con me e daremo il 100% per affrontare questa situazione su tutti i campi. Emotivamente sentivo che quest’anno dovevo dare prima una risposta a me stesso e poi a una città, anche in un momento di difficoltà. Per me difficoltà significa lottare, lavorare, fare un mercato sul marciapiede e non negli hotel, perché è un mercato diverso. Però io l’ho sempre fatto e continuerò a farlo per il Verona. Questo è il motivo per cui ho scelto di rimanere. Da oggi, con la presentazione del mister, dobbiamo pensare a lavorare, perché abbiamo tante difficoltà, ma il campo è l’unico strumento che può aiutarci a risolvere questi problemi”.

Che campionato ci aspetta?  “Ci aspetta un campionato molto difficile, perché non lo dico io: lo dicono le annate. Se guardiamo i campionati di Serie B, a differenza della Serie A, dove ogni anno ci sono 5 squadre che lottano per salvarsi e 3 retrocedono, noi siamo sempre stati coinvolti nella lotta salvezza fino a quest’anno, arrivando fino alla fine e combattendo per quello. In Serie B è diverso: togli 3-4 squadre, poi tutte le altre hanno grande energia, grandi sogni, grande volontà, ma non sai mai se durante la stagione lotteranno per arrivare ai play-off o per qualcosa di diverso. Posso dire che è un campionato molto equilibrato. Conta molto l’ambiente, la fame, l’organizzazione tecnica. Sono aspetti che in Serie A sono fondamentali, però lì a volte ti scontri con possibilità economiche e giocatori nettamente superiori. In Serie B non è così: i valori sono più livellati. Conta molto la voglia di arrivare, la voglia di lottare, la voglia di correre. Conta anche l’ambiente, perché in certe piazze può dare qualcosa in più. È normale che alcune squadre verranno a giocare al Bentegodi dando il 1.000 per 1.000. Quando andremo a giocare fuori casa saranno battaglie, quindi dobbiamo essere pronti a calarci nella realtà della Serie B e a battagliare dappertutto, non solo in campo”.

Dei ragazzi arrivati a gennaio, su quali pensate di poter puntare ancora? E poi avete ceduto un giovane veronese classe 2010 su cui avevi puntato molto: il giusto mix può essere quello tra i ragazzi arrivati a gennaio e i giovani? “Il giusto mix deve essere quello. I ragazzi arrivati a gennaio hanno meno scorie rispetto a una situazione negativa che c’era prima, e poi ci sono giovani con grande voglia. Per ottenere qualsiasi risultato il gruppo è fondamentale. Il problema del nostro gruppo non è una questione di stranieri o italiani: il problema è che noi ogni anno cambiamo tanti elementi. Creare un gruppo nuovo con giocatori che arrivano da tante parti d’Italia e del mondo non è facile. Però negli anni precedenti il problema del gruppo era stato lo stesso. Quest’anno, singolarmente, erano tutti ragazzi validi. Sicuramente qualcuno era un po’ più chiuso e faceva più fatica a socializzare, però non c’erano teste calde, al di là di Orban che è un ragazzo particolare. Il problema è avere tempo per mettere insieme una squadra, ma noi tempo non ne abbiamo mai avuto. Se guardiamo la seconda parte di stagione con Sammarco, duranti gli allenamenti c’era molta serenità, molta tranquillità, forse anche troppa. Però era un gruppo che aveva ancora capito fino in fondo cosa significava per noi un risultato negativo o una sconfitta. Questo lo sappiamo: quando vendiamo giovani che hanno performato e che sono entrati bene nel tessuto sociale della squadra, sostituirli e creare immediatamente un nuovo atteggiamento positivo non è facile”.

Sulla cessione di Egharevba alla Fiorentina? “Tu sai come ragioniamo noi. A un certo punto dobbiamo essere coerenti. Io so che vendere un ragazzo del 2010, dal punto di vista del percorso professionale, non è una cosa che mi fa piacere. Però devo anche dire che il 30 giugno c’è una scadenza, ci sono degli obiettivi di bilancio che dobbiamo raggiungere. Se possiamo raggiungerli con determinati giocatori, bene; altrimenti dobbiamo farlo con altri. Abbiamo ricevuto un’offerta veramente importante dalla Fiorentina. Dobbiamo andare avanti. Io la vedo così: il sogno di una società è portare un ragazzo fino in Prima squadra. Però bisogna anche essere realistici. Quest’inverno abbiamo bloccato lo stesso ragazzo e la sua famiglia, e se non lo avessimo fatto sarebbe stato già in Germania. Senza fare polemica con nessuna famiglia, il calcio è cambiato, ci sono poche persone che ragionano ancora con i sentimenti. Facciamo tutti parte di un calcio diverso e di una società che ha bisogno anche di vendere giocatori”.

Su Cerbone? “Il fatto che siamo andati in Serie B e che il mercato sia cambiato non significa per me andare a prendere giocatori all’estero a tutti i costi. Se riusciamo a trovare giovani italiani in grado di entrare nel nostro percorso, lo faremo. Cerbone è un ragazzo molto giovane, classe 2007, però ha fatto bene in una categoria come la Serie C, che è molto formativa. Al di là delle cifre, che non corrispondono a quelle di cui si parla, conta la volontà di prendere ragazzi che hanno fame e che non hanno paura. Poi sarà il mister a capire quanto è pronto, quanto deve lavorare e quanto potrà giocare. Però noi siamo una società che in questo momento non può non dare possibilità anche ai ragazzi giovani che hanno fame”.

Sui ragazzi arrivati a gennaio? Questo è un altro aspetto difficile da analizzare, però per far capire il discorso del gruppo: quando prendi tanti giocatori stranieri che arrivano da fuori non è facile trovare subito il giusto spirito. A volte lo puoi capire prima, a volte lo capisci soltanto quando sono qui. Questi due ragazzi arrivati a gennaio hanno avuto un atteggiamento positivo con i compagni, hanno dimostrato fame e voglia di stare qui. È normale che siano piaciuti. Io spero che siano ragazzi che, tra virgolette, non si siano ancora “sporcati”, che non siano stati condizionati da tutto quello che succede intorno al mercato. Sappiamo che potrebbero avere delle proposte, però in questo momento, se potessi non metterli sul mercato, lo farei. E lo sto facendo. Poi se arrivano offerte che non possiamo rifiutare vedremo”.

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