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·5 February 2026
Mancosu: «Penso di aver onorato la maglia del Cagliari. Pisacane ha fatto bene a mettere Gaetano play! Su Luperto…»

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Marco Mancosu ha vissuto momenti importanti nel settore giovanile dei rossoblù per poi sviluppare la propria carriera in giro per l’Italia. Alla fine della sua parabola calcistica è tornato a casa e ha riportato in Serie A la squadra allora allenata da Claudio Ranieri. L’ex trequartista del Cagliari è l’ospite della trasmissione radiofonica “Il Cagliari in diretta” su Radiolina. Le sue parole:
ALLENATORE – «L’esame è stato sulla tecnica e la tattica, l’ho fatta con un super prof come Beretta. Poi anche psicologia, comunicazione e preparazione atletica. Sono nella fase in cui mi viene difficile vedere il calcio dalla panchina, ora mi sto rendendo conto che contano altri aspetti. Il 20% sono le conoscenze calcistiche, forse di più, poi il 30 tecnica e tattica e poi tutto il resto».
ESORDIO – «27 maggio 2007, prima gioia con i rossoblù! Mio padre la stava guardando ma c’era un nubifragio e non ha visto il gol, l’ha sentito alla radio. Il rientro a casa non è stato semplice, Agostini voleva tagliarmi i capelli ma gliel’ho concesso solo al ritiro successivo. Il primo ad abbracciarmi è stato Pepe dopo il colpo di testa, non proprio un mio fondamentale. Abbiamo fatto l’esordio assieme con Aresti, siamo legati».
GOL ALL’ESORDIO DI TESTA – «Vinciguerra ha vissuto mesi difficili, anche per me lo fui ai tempi, ha fatto un gol bellissimo alla prima con il Monopoli».
CARRIERA – «Empoli è stato l’anno più importante per il mio carattere, non giocavo mai ma era una squadra forte; gli altri erano più bravi. Lì ho capito che avrei dovuto alzare il livello. Prima del Siracusa non mi voleva nessuno né in B né in C. Quando sono arrivato c’era un grande caldo, lì mi sono sentito calciatore e lì è iniziata la mia ascesa. Ho trovato la mia dimensione e Cellino disse che mi avrebbe riportato a Cagliari e infatti feci il ritiro con Donadoni. Il Benevento voleva risalire, aveva tanti soldi Vigorito, e c’erano tante pressioni. Ho avuto un buon andamento ma non la squadra, esperienza formativa. Bene alla Casertana, ho capito che potevo raggiungere altri livelli e la Serie B; lì è nata mia figlia, sono legato a Caserta. Lecce è un posto speciale per me, sono diventato uomo e mi sono tolto grandi soddsfazioni, sono legato al Salento. Siamo andati in vacanca e una mia amica si è resa conto di quanto mi vogliono bene lì! Parlando con Chevanton mi ha detto che i padri raccontano dei miei gol segnati con il Lecce».
SERIE A E CAGLIARI – «La Serie A è stato un parco giochi difficile, abbiamo fatto grandi imprese con il Lecce e poi abbiamo prese batoste come con l’Atalanta. Bella esperienza ma poi il Covid ci ha penalizzato. Tornare a Cagliari dopo così tanto tempo è stato difficile, essere arrivato con quelle pressioni. Venivamo dalla retrocessione ed è stato difficile, poi abbiamo fatto promozione e salvezza. 5? Maglia importante per me, nonostante i mugugni poi mi hanno confermato che mi sono comportato in modo tale da onorare quella maglia come volevo».
MOMENTO PIU’ BELLO A CAGLIARI – «Non riesco a dire le cose mie, penso più al gol di Pavoletti a Bari, lo ringrazierò per sempre! Avevo già il ginocchio compromesso, non so come ho fatto a finire quella stagione e si è visto l’anno prossimo. Pavo per me è un idolo e lo ringrazierò per sempre. Il recupero è stato duro perché ho avuto un infezione».
GLI EX BARI A CAGLIARI – «Sono contento perché sono giocatori forti, Caprile ha grande sicurezza. Folorunsho l’avevo già incontrato ed è possente e dominante. Sebastiano lo seguevo già ed è un grandissimo giocatore».
PISACANE – «Non avevo dubbi che Fabio si sarebbe distinto con il Cagliari, era solo questione di tempo. Ha fatto bene a mettere Gaetano play, lui ha passo e tecnica per quel ruolo là. Fabio è stato bravo a mettere da parte una sua idea per avere più solidità».
GESTIONE DELLA ROSA – «Gli allenatori vogliono avere il problema di avere troppi giocatori e non troppi pochi. Cambia poco se non c’è Deiola perché anche da infortunato si fa sentire nello spogliatoio».
CESSIONE LUPERTO – «Da allenatore bisogna saper incassare una cessione anche nell’ultimo giorno di mercato. Vedendola da fuori sembra un operazione win win, mi dispiace che si debba sempre trovare un colpevole. Bisogna ringraziare Luperto, ci ha dato tanto, il tifoso dovrebbe solo ringraziare il ragazzo. L’ho conosciuto ed è un bravo ragazzo, ma la società fa le sue scelte».
GIOVANI DEL CAGLIARI – «Trepy può diventare un grande giocatore e sono felice stia uscendo Mendy, era un mio ragazzo. Trepy ha i piedi per terra, come Idrissi, è già pronto per il calcio dei grandi. Sono felice che stia trovando continuità Obert! Luvumbo… il problema è che quel Cagliari Parma è tutto istinto, lui deve trovare l’alternativa perché tutti ti studiano. Io valuto un attaccante da quanti gol e assist fa, è un mondo in cui si chiedono i risultati».
GOL PIU’ BELLO – «A Cagliari quello da metà campo con il Perugia, è stata una bella soddisfazione. Per importanza quello a Napoli con il Lecce su punizione!».
ROMA – «All’andata una delle partite migliori, dobbiamo cavalcare l’entusiasmo e conoscendo Fabio penso che sia una partita in cui si può osare. Rodriguez è bravo, deve passare da errori che ha fatto in alcune partite, è una cosa normale. Ora potrà giocare di più, sbagliare meno e diventare un pilastro del Cagliari».
SOGNO – «Non so quale sia il mio sogno, prima era allenare la Nazionale. Allenare è molto difficile e dovrò strutturarmi per raggiungere i miei obiettivi. Allenatori sardo? Ce ne sono pochi per la logistica dell’essere dell’isola dato che la nostra vita è qua, per fare un salto del genere devi essere strutturato. C’è Festa tra quelli che ha fatto il salto».
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