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·31 July 2026

Non solo il piano commerciale, la FIFA lancia una gara tra agenzie per studiare il Mondiale a 64 squadre

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Nonostante le polemiche a seguito del piano per il lancio di un nuovo veicolo commerciale da 20 miliardi di dollari, la FIFA non lascia, anzi raddoppia. L’organo di governo del calcio mondiale ha deciso di accelerare sul progetto di allargare il Mondiale a 64 Nazionali già dall’edizione del 2030. Nel dettaglio, secondo documenti consultati dall’agenzia di stampa Reuters, la FIFA ha aperto una gara rivolta a società di ricerca e consulenza, chiamate a valutare in tempi estremamente ridotti i benefici economici e le conseguenze complessive di una nuova espansione del torneo.

Secondo un documento denominato “research brief”, la FIFA starebbe infatti «considerando le implicazioni strategiche di una possibile espansione della Coppa del Mondo FIFA oltre il formato attuale». Il mandato prevede un’analisi dell’impatto sui ricavi della competizione e una valutazione del cambiamento «attraverso gli occhi dell’ecosistema calcistico». Le tempistiche indicate nel bando sono particolarmente serrate. Le società interessate dovranno presentare le proprie proposte entro il 7 agosto, mentre il soggetto incaricato sarà scelto il 14 agosto e avrà meno di un mese per completare lo studio, la cui consegna è prevista entro l’11 settembre. Una tabella di marcia che lascia ipotizzare la possibilità di una decisione già nel corso del 2026.


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Un’altra accelerazione nella strategia di Infantino

Il progetto emerge in una fase nella quale la governance della FIFA, come detto, è già al centro di forti tensioni. Soltanto pochi giorni fa sono stati resi noti i piani del presidente Gianni Infantino per creare un nuovo veicolo commerciale dedicato agli asset della federazione e aprirne il capitale a investitori privati. L’ipotesi ha provocato una dura reazione da parte della UEFA, con le federazioni europee pronte a boicottare le future competizioni qualora la FIFA non dovesse accantonare l’operazione. La decisione di procedere parallelamente anche sul Mondiale a 64 squadre rischia quindi di alimentare ulteriormente lo scontro con le confederazioni continentali.

A sollevare nuovi interrogativi è anche il percorso seguito per avviare lo studio. Secondo quanto ricostruito, le federazioni affiliate non sarebbero state informate preventivamente dell’apertura della gara, nonostante l’eventuale modifica del formato avrebbe conseguenze sportive, economiche e organizzative per l’intero sistema. All’inizio di luglio Infantino aveva dichiarato che l’espansione sarebbe stata «una questione che verrà esaminata e discussa nelle commissioni competenti dopo questo Mondiale». Nei vertici del calcio internazionale, tuttavia, era già cresciuta la convinzione che il presidente della FIFA fosse favorevole al progetto, sostenuto in particolare dalla Conmebol (la Confederazione del Sudamerica).

Il presidente Alejandro Domínguez aveva rilanciato pubblicamente la proposta al termine del Mondiale del 2026, presentandola anche come un modo per dare maggiore spazio alle federazioni e celebrare la portata globale della competizione.

Ricavi, biglietti e diritti televisivi al centro dello studio

Il documento commissionato dalla FIFA richiede una stima dettagliata dell’impatto economico del nuovo formato, con particolare attenzione ai ricavi generati dalla biglietteria, dalle sponsorizzazioni e dalla vendita dei diritti audiovisivi. L’agenzia selezionata dovrà individuare «i ricavi stimati da biglietteria, sponsorizzazioni e diritti media che verrebbero generati complessivamente e specificamente dal formato a 64 squadre». Lo studio dovrà inoltre valutare in che modo i diversi soggetti dell’ecosistema calcistico potrebbero sostenere o contrastare l’espansione.

Tra gli aspetti da analizzare figurano anche il benessere dei calciatori, la qualità del prodotto, l’impatto sul calendario internazionale e le conseguenze per le future candidature. Un torneo con un numero ancora maggiore di partecipanti, infatti, restringerebbe ulteriormente la platea dei Paesi in grado di ospitare autonomamente la manifestazione, rendendo sempre più probabili candidature congiunte e distribuite su più territori.

Il Mondiale 2030 tra Europa, Africa e Sudamerica

L’edizione del 2030 sarà organizzata principalmente da Spagna, Portogallo e Marocco, ma comprenderà anche alcune partite inaugurali in Argentina, Paraguay e Uruguay per celebrare il centenario del primo Mondiale, disputato nel 1930. Con un formato a 64 squadre, ciascuno dei sei Paesi coinvolti potrebbe ospitare almeno un intero girone, ampliando ulteriormente la dimensione geografica e logistica di una competizione già destinata a svolgersi tra tre continenti.

L’espansione incontrerebbe però la netta opposizione di UEFA e Concacaf, che si sono già espresse contro un ulteriore aumento delle partecipanti. La scelta della FIFA di procedere comunque con lo studio potrebbe irrigidire ulteriormente i rapporti con le confederazioni, in un momento nel quale il confronto sulla gestione politica e commerciale del calcio mondiale è diventato sempre più acceso.

Il passaggio a 64 squadre renderebbe inoltre molto breve la vita del nuovo format a 48 nazionali, introdotto soltanto nel Mondiale del 2026. Dal 1998 al 2022 la competizione era rimasta stabile a 32 partecipanti, mentre la FIFA potrebbe ora approvare una seconda espansione nell’arco di appena quattro anni. Proprio la rapidità del processo rappresenta uno dei punti più controversi. Affidare a una società esterna poco meno di un mese per valutare una trasformazione di tale portata rischia di alimentare nuove critiche sulla governance della federazione e sul reale spazio riservato al confronto con giocatori, club, leghe e federazioni nazionali.

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