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·12 April 2026

Roma, da Vaz a Zaragoza quanti dimenticati

Article image:Roma, da Vaz a Zaragoza quanti dimenticati

Gasperini e un turnover limitato: fedelissimi sempre in campo e alternative poco utilizzate. I numeri evidenziano una gestione senza rotazioni.

C’è una Roma (quasi) invisibile, lo dicono i numeri, leggibili dalle partite di campionato. Sì, di campionato, perché l’Europa League – che i giallorossi hanno vissuto fino a marzo, escludendo agli ottavi di finale con il Bologna – ha avuto un senso e un valore diversi. E in Serie A hanno giocato i fedelissimi, mentre nella prima fase europea abbiamo visto qualche alternativa in più, come El Aynaoui, nell’undici iniziale in otto incontri su nove. Per l’allenatore non esiste turnover: la seconda scelta è stata solo, o quasi sempre, figlia dell’emergenza. Soltanto Malen non ha mai marcato visita: sempre presente e con risultati eccellenti. Il resto è stato bocciato, rinforzi erano solo sulla carta.


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La lunga ossatura di Gian Piero Gasperini ha tirato la carretta per cinque mesi, da Svilar a Çelik, fino a Dybala, Soulé, Cristante e Koné, infortuni o squalifiche a parte, sono stati sempre al centro della formazione romanista e quando è mancato qualcuno è stato complicato trovare un sostituto pronto. Ad esempio, uno come Pisilli ha scoperto le sue potenzialità solo da gennaio in poi, quando è stato a un passo dal Genoa, trattenuto per le difficoltà nel poterlo rimpiazzare e per la partenza verso la Coppa d’Africa di Neil El Aynaoui. In parte la stessa sorte l’ha vissuta Ghilardi, che il tecnico ha però scelto come titolare solo otto volte su trentadue partite di campionato. L’altra sera, al posto dell’infortunato Mancini, non ha sfigurato.

Gasperini, una gestione senza turnover

Tuttavia, un turnover più scientifico avrebbe fatto bene proprio ai titolari, che sarebbero andati incontro a meno rischi infortuni e/o squalifiche. In difesa tre erano e tre sono rimasti, con Ghilardi quarto e Ziolkowski impiegato solo nelle emergenze totali, ad esempio a Lecce o contro la Juve a Torino. Il difensore polacco è sceso in campo dal primo minuto cinque volte soltanto e ad oggi non possiamo conoscere, né giudicare il suo reale valore.

Sono discorsi tecnici, ma come facciamo a sapere come sarebbero andate le cose con una gestione diversa? Da gennaio in poi questa situazione si è palesata in maniera più chiara: Venturino è sparito dopo la sfida con il Genoa, cioè l’unica partita da titolare in cui è stato impiegato. Vaz non è mai sceso in campo nell’undici, nonostante abbia davanti un mostro sacro come Donyell Malen.

Per non parlare poi di Zaragoza. Un abbaglio colossale, a quanto pare. Lo spagnolo lo abbiamo visto poco e spesso sulla fascia opposta, a destra, dove abitualmente giocava in passato. È stato impiegato in campionato solamente 135 minuti, titolare con Napoli e Cremonese senza lasciare traccia, e dalla partita con il Genoa (compresa) a quella con il Pisa ha sempre scaldato la panchina. Venerdì gli è stato preferito El Shaarawy prima e Venturino dopo. Cristante e Koné solo ora hanno una vera alternativa, ovvero Pisilli, mentre El Aynaoui, uno degli investimenti dei Friedkin, c’è e non c’è. Poi ci sono i prestiti, che derubrichiamo come fallimenti, ovvero Tsimikas, Ferguson e fino a gennaio, Bailey.

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