Serafini rivela: «Il Milan è l’unico club dove il mercato lo fanno in 4, non va bene! C’è un’operazione della Juventus che avrei capito poco» | OneFootball

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·11 February 2026

Serafini rivela: «Il Milan è l’unico club dove il mercato lo fanno in 4, non va bene! C’è un’operazione della Juventus che avrei capito poco»

Article image:Serafini rivela: «Il Milan è l’unico club dove il mercato lo fanno in 4, non va bene! C’è un’operazione della Juventus che avrei capito poco»

Serafini, giornalista, ha parlato così di diverse squadre di Serie A e del momento che stanno vivendo. Le sue dichiarazioni

Intervistato da Milannews24, il giornalista Luca Serafini si è soffermato così sulla situazione di diverse squadre di Serie A.

La sessione di mercato invernale del Milan è stata scandita nel finale dall’affare Mateta, poi saltato. Una trattativa che è stata raccontata come idea assoluta di Giorgio Furlani quasi a voler scavalcare Tare…


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«Anche nella sessione estiva Nkunku è stato un colpo last minute molto caro, 35 milioni abbondanti a fronte di una clausola rescissoria di 62 milioni di euro. Secondo due valutazioni esagerate. Come detto è però un giocatore che si attende a livelli superiori a quelli finora dimostrati. Questo per dire che anche Nkunku è un’operazione attribuita a Furlani e non a Tare, addirittura per un rapporto tra fondi e amicizie di vario tipo. Così come Tare si è trovato impacchettato Reijnders, come si è trovato impacchettato Theo Hernandez, come si è trovato in casa Ricci che era già stato preso. Il Milan è da qualche mese, da quando è arrivato Tare, l’unico club al mondo dove il mercato lo fanno in 4. Da una parte c’è Tare, dall’altra c’è Furlani, Tare parla con Allegri e Furlani parla con Moncada e questo non è funzionale per un club, non succede in nessuna società. Il mercato deve essere fatto collegialmente, con un DS che abbia dei compiti chiari, uno scout che abbia dei compiti altrettanto chiari e una società che dovrebbe semplicemente avallare le richieste dell’allenatore e il lavoro del DS e dello scout. Se si mette a fare il mercato chi dovrebbe soltanto firmare i contratti abbiamo un problema perchè non è divertendosi a fare il fantacalcio che si vincono i campionati e si rendono le squadre competitive. Bisogna che ci sia sintonia tra tutti, che si lavori tutti nella stessa direzione e questo come hai detto anche te non sta avvenendo. Tutte le operazioni citate comunque non sono opera di Tare e Allegri come invece sono Modric, Rabiot, Jashari e molti altri».

Passando alle rivali del Milan: per te l’Inter è realmente indirizzata verso lo scudetto o ti aspetti sorprese?

«L’Inter è indirizzata verso lo scudetto da cinque anni poi ne ha vinti solo 2 e gli altri se li sono spartiti Napoli e Milan. Si parte sempre comunque dall’Inter favorita, qualche volta vince e qualche volta no. Sappiamo tutti dell’organico, sappiamo tutti del bel lavoro che sta facendo Chivu. Ha risolto il problema non da poco dell’attacco che aveva superato in parte con disinvoltura in passato perchè né Correa né Sanchez, a spizzichi e bocconi Dzeko, per non parlare di Arnautovic, davano delle valide alternative a Lautaro e Thuram. Adesso con Bonny e Pio Esposito hai due cambi che sono due titolari in tutto e per tutto e quindi hai risolto quello che per me era il limite maggiore dell’Inter. A centrocampo i ricambi c’erano, Zielinski sta facendo decisamente molto meglio di Asllani, puoi rinunciare gradatamente ad un giocatore importante come Mkhitaryan. Anche in difesa Akanji sta guadagnando sicurezza visto che nelle prime settimane aveva un pò sbandato e quindi è una squadra solida, completa, piena e sicuramente favorita. Il Milan può lottare per lo scudetto? Credo che all’Inter la strada l’abbiano spianata proprio il Milan e la Juve dichiarando il quarto poso come obiettivo. Se due delle tre squadre che hanno più scudetti in Italia non puntano al tricolore e abdicano ancora prima di iniziare è chiaro che la terza è di per sé avvantaggiata. E’ chiaro, lo sappiamo bene, che nello spogliatoio sia Allegri che i giocatori del Milan pensano e puntano allo scudetto. Lo sognano e ne parlano. Nessuno nello spogliatoio dice arriviamo tra le prime 4. Poi però tra il dire e il fare c’è di mezzo il campo. E il campo dice due cose molto chiare. Il Milan può lottare per lo scudetto con l’Inter fino all’ultimo solo a due condizioni: la prima è che nel Milan stiano tutti bene. La speranza è che Allegri abbia i suoi 12-13 titolari sani, quelli su cui ha contato nella prima parte della stagione, per poi pian piano inserire i vari De Winter, Jashari e così via. Basta guardare come è cambiata la squadra dal ritorno in piena forma di Fofana che con Modric e Rabiot dà una copertura straordinaria alla difesa e delle risorse notevolissime anche in attacco Sono i tre giocatori chiave e secondo me sono i tre meglio assortiti e più forti della Serie A. Ma finisce lì perchè poi sei ondivago nelle prestazioni individuali in difesa e in attacco. Devono quindi stare tutti bene. L’altra variabile è che l’Inter, tra tutte le competizioni in cui è impegnata, accusi qualche calo. Non credo che continuerà a vincere tutte le partite in campionato da qui alla fine però i punti che ha di vantaggio in questo momento già le consentono di mettere da parte due partite. Poi l’8 marzo c’è il derby e vedremo però mi pare che la lotta, se di lotta si può parlare, sia circoscritta a Inter e Milan. Le altre non le vedo in corsa e non le ho mai viste in corsa».

Guardando in casa Napoli, questo continuo malumore di Conte può secondo te portare ad una separazione a fine stagione visto anche l’ambiente che si sta creando?

«Il malumore di Conte deve arrivare dai risultati, non dall’ambiente. Non è che siamo andati io e te fuori dalla lotta scudetto, dalla Champions e dalla Coppa Italia, ci è andato lui. Le scelte estive sono stati tutti indicati da lui e hanno dato pochissimi risultati se non ovviamente McTominay che è un giocatore straordinario e che è arrivato lo scorso anno. Lucca non ha girato, Lukaku non è mai esistito, gli altri sono stati appannati. Aveva recuperato dopo tante panchine Neres, poi si è fatto male così come altri. Onestamente anche con tutta la rosa al completo però non è che il Napoli stesse tenendo un passo da capogiro e quindi piuttosto che arrabbiarsi o incupirsi per il clima circostante Conte dovrebbe studiare cosa fare e tirare il Napoli fuori da questa situazione. Ora è uscito anche dalla Coppa Italia. Non è colpa dell’umore: l’umore arriva perchè il Napoli perde, non viceversa».

Guardando in casa Juve, come valuti il connubio tra Spalletti e i bianconeri, con un tecnico peraltro infastidito dal mancato arrivo di un centravanti? Credi che il rapporto andrà oltre il prossimo giugno?

«Ho visto che ora la società ha parlato dei rinnovi includendo anche Spalletti. Credo che possano andare avanti insieme. E’ normale che la Juve a gennaio non abbia preso un centravanti perchè ne ha 4. E’ vero che due sono lungodegenti, anzi Milik è un eternodegente, poi però oltre Vlahovic c’è Openda e c’è David. Poi che uno ingrani o no… Ecco, abbiamo parlato prima di Fullkrug, di Nkunku e di Gimenez: la Juventus è nella stessa situazione. Openda e David sono giocatori che in Europa avevano fatto delle cose importanti negli anni scorsi e avevano tante richieste. Ora il campionato italiano sarà il più brutto, sarà il meno competitivo, sarà il più povero, sarà il più guazzabuglio di tutti, e lo è, però è molto complicato, molto molto difficile e lo è sempre stato. Da noi c’è il culto della tattica che non è un dispregiativo. E’ un vantaggio, tanto è vero che nessuno ha vinto all’estero come gli allenatori italiani e abbiam vinto con tanti di loro. Capello, Ancelotti, Di Matteo, Conte, Sarri, Ranieri. Nessuno ha una lista così lunga di stranieri che hanno vinto nel loro paese o all’estero. E questa tattica cambia un pò le cose. In questo senso io ho sempre in mente, e lo uso sempre come esempio, quello che ha detto Modric dopo la gara col Genoa ad Allegri. Ha detto “io ho 40 anni, gioco da 30 e non mi è mai capitato che mi marcassero per 90 minuti”. E lui non è un attaccante, non è neanche un centrocampista, è uno che gioca davanti alla difesa, il vecchio volante. Questa cosa si accentua notevolmente per i centravanti. Ti spingono, ti raddoppiano, negli altri campionati praticamente mai. Difficile vedere le pressioni a uomo che si vedono in Italia e un gioco dal basso così reiterato come da noi. E quindi io credo che i giocatori che hanno qualità, e David e Openda ce l’hanno, vadano aspettati. Per tornare a bomba, la Juve è inutile che acquisto il quinto centravanti della rosa, è lo stesso discorso del Milan. Con cinque attaccanti in rosa vai a trattare Mateta e poi sei carente dietro. Sono operazioni che capisco poco e quella della Juve l’avrei capita ancora meno».

Palestra si sta imponendo come uno dei migliori calciatori del campionato: pensi che in futuro possa essere un obiettivo del Milan e delle altre big della Serie A?

«Spero che non solo il Milan ma anche la Nazionale lo inseriscano presto in rosa perchè si tratta di una delle realtà emergenti del nostro calcio. Ha una personalità eccellente, ha lettura, ha fisicità e ovviamente ha tecnica. Palestra è veramente bravo ed è un giocatore che entrerà sicuramente già in queste settimane nell’ottica del mercato estivo 2026».

Chiudiamo con Sarri, spesso accostato anche al Milan. Un tuo giudizio sul tecnico in generale e sulla sua esperienza complicata in questa stagione alla Lazio

«Sarri onestamente proprio così vicino al Milan non è mai stato. Ne parlavano i giornali, forse ne parlava il suo entourage però il Milan seriamente a Sarri ci ha pensato forse ai tempi di Galliani ma non negli ultimi anni. In tutta onestà non mi sono mai esaltato per Sarri perchè quando faceva bene, all’Empoli, al Napoli, anche a Londra dove comunque ha vinto una coppa, non mi piaceva la sua postura e il modo di porsi. E quando invece continua a porsi così ma non vince mi piace ancora meno. Gli devo riconoscere che ha accettato una realtà molto complicata, lo è sempre stata la Lazio ma lo è particolarmente in questi ultimi anni di difficoltà, però non lo metto certamente tra il genere di allenatori che sceglierei io se fossi presidente di una squadra di calcio».

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