DirettaFanta
·4 de abril de 2026
Como, Fabregas: “Jesus Rodriguez non è pronto! Per Ramon vediamo…”

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·4 de abril de 2026

Cesc Fabregas presenta in conferenza stampa la partita di Pasquetta che vedrà impegnato il suo Como contro l’Udinese.
Come arriva il Como alla sfida? “Abbiamo lavorato bene, i ragazzi sono tornati e si sono messi a disposizione. Ho visto tutte le partite dei nostri giocatori in tv, sono molto contento perché praticamente sono entrati tutti. Mi piace che mostrino qualcosa di diverso con altre squadre, con altri CT. Contento di Baturina e Nico Paz, Diao è tornato con il Senegal e ha giocato una mezza partita per riprendere condizione. Adesso focus su di noi, le nazionali le rimandiamo”.
Ramon e Rodriguez come stanno? “Sì, sono tutti e due già in campo, devo prendere la decisione domani se verranno o no, se giocheranno o no. Una valutazione che si farà domani, dipende da come finirà l’allenamento Ramon (ha avuto un infortunio allo psoas, ndr). Jesus Rodriguez non è pronto. Meglio di quanto ci si aspettasse, il dottore mi diceva fino o dopo Sassuolo di aspettare, gli ha toccato il legamento del ginocchio destro. Ma magari può tornare settimana prossima”.
Baturina prende tanti falli e ha trovato la sua espressione esterno a sinistra. “Io non invento niente. Non puoi chiedergli di stare fermo sulla linea, si annoia, non è la sua qualità. Jesus Rodriguez ha altre caratteristiche e lo voglio sulla linea. Un allenatore si deve adattare ai giocatori che ha, dove si sentono più comodi, dove può fare il bene per la squadra. Abbiamo dovuto trovare soluzioni con Nico Paz, Da Cunha, Perrone, Caqueret e altri… bravo lui a crearsi uno spazio. Con cinque centrocampisti o quattro o tre, fa bene questa polivalenza”.
D’Agostino ha detto che quello che fa il Como è un lavoro incredibile nelle giovanili… dipende dal lavoro della società? “Io qua, noi come società, non siamo qui per dare lezioni a nessuno. Noi guardiamo quello che vogliamo fare, per arrivare al futuro che sogniamo. Osian Roberts gestisce benissimo la struttura dell’Accademia. L’obiettivo numero uno? Quanti più giocatori possano arrivare in prima squadra in futuro. Così bisogna iniziare dall’Under 8 ad esempio, dove gioca anche mio figlio, per farli crescere in una maniera diversa, con tecnica e personalità, per fare la differenza. Non solo a 23 anni, ma a 7-8 anni in un’altra maniera.
Quando vado a vedere mio figlio c’è gente presente da tanti anni e che si fosse perso quel qualcosa. Si era persa la strada. Diamo coraggio al giocatori, divertendosi in una maniera più specifica. Non è possibile che tutti arrivino, ma 1-2-3% magari sì. È un progetto molto importante per noi, vogliamo sostenerlo con grandissima attenzione. Non abbiamo paura di perdere, della sconfitta, sappiamo qual è la strada. Capisco che noi non abbiamo tanti italiani, capisco quello che si dice, ma noi siamo partiti in prima squadra due anni fa con tantissimi italiani, Goldaniga quello che ha giocato di più l’anno scorso. Tutti dobbiamo fare la nostra scelta nel momento giusto. Noi siamo molto giovani, iniziamo da zero due anni fa, siamo in un’altra fase”.
Come sta il resto della squadra? Come si affronta il resto della stagione? “Sì, stanno tutti bene a parte Jesus Rodriguez e Addai. Noi siamo una squadra più forte, con più soluzioni. Siamo cresciuti di maturità e mentalità, adesso nelle partite conta la voglia. Portarlo in campo tutta la settimana, avere una continuità incredibile. Io chiedo sempre di andare a mille, con la nostra mentalità. Un’espulsione, un rigore, tante cose che non si possono giudicare. Speriamo sempre nell’atteggiamento positivo”.
Il ricambio dei terzini? “No, non è studiato. Mi piace la relazione dei giocatori, Moreno-Jesus Rodriguez si intendono bene, parlano la stessa lingua, hanno più intesa. Smolcic-Van der Brempt hanno altre caratteristiche in altre partite. Però mi fido tanto delle relazioni con i giocatori”.
Complimenti per il premio Bearzot. Adesso saranno 9 finali, ma dove si sente meno pronto come allenatore? “Io voglio crescere. Non sarò lo stesso allenatore di oggi tra 8-10 anni o quando ho iniziato due anni fa. Io mi sento pronto per tutto, per questo non ho nessun dubbio su di me. Questo è quello che deve fare un leader, convincere un giocatore di fare una cosa piuttosto che un’altra. So che devo crescere in altre cose, ma questo non è un momento secondo me di vincere e fare belle prestazioni. La strada è già fatta, bisogna rompere il muro e andare a vincere e convincere.
Godendo anche della pressione, dei momenti, anche se non esce la cosa per la quale stiamo lavorando. Io voglio che i miei giocatori si sentano forti. Prima di iniziare con la prima squadra ho chiacchierato con Arteta, gli ho detto che non sapevo se fossi preparato. Lui mi ha detto: ‘Siamo talmente competitivi, anche se non sei pronto, la tua competizione ti spinge a trovare soluzioni, visione’. E gli do ragione due anni dopo. Il mio staff mi ha aiutato con i consigli, ma alla fine sono io che devo parlare, gestire, devo sentirlo dentro. Ma un allenatore deve essere pronto”.
Ci sono giocatori della Nazionale italiana che ti piacciono? “Ovviamente sì. Giocano alla Juve, all’Inter… Palestra ovviamente mi piace, Locatelli mi è sempre piaciuto. È ingiusto dire solo due nomi, se giocano lì è perché sono bravi. Come allenatore a me piacciono tanti giocatori italiani. Per Palestra però vai e lo chiedi, ma vogliono 40 milioni. Però tutti sono grandi giocatori”.
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