Cagliarinews24
·16 de enero de 2026
Gigi Riva ed il ricordo del figlio: «Fatico a metabolizzare il fatto che non ci sia più. Sul legame con Cagliari, molto più che i successi»

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A pochi giorni dall’anniversario della scomparsa di Gigi Riva, è il figlio Nicola a restituire il ritratto più autentico di Rombo di Tuono. Non solo il campione, ma l’uomo, il padre, il simbolo di una scelta che ha segnato la storia del calcio italiano.
RICORDO E ASSENZA – «È difficile da spiegare. Di tanto in tanto lo sento vivo: quando gli intitolano una piazza, quando gli dedicano un murale. Poi apro Facebook o Instagram e trovo una foto inedita, un incrocio che mi aiuta, che mi dà risposte. Quando sono da solo, invece, faccio ancora fatica a metabolizzare il fatto che non ci sia più».
I CONSIGLI MAI CHIESTI – «A volte mi piacerebbe anche soltanto chiedergli un consiglio, capire se la strada che ho preso sia quella giusta. Da mio padre ho imparato molto anche dai silenzi, dalle sue poche parole. Non è mai stato uno da grandi discorsi: mi chiedeva solo di seguire il cuore e la coscienza».
LA SARDEGNA E CAGLIARI – «Dalla Sardegna? È indescrivibile. È la nostra comfort zone. Sappiamo che non ci manca l’affetto. L’amore per Cagliari fa parte della nostra vita, non è mai venuto meno».
BONIPERTI E IL RISPETTO – «Mi ha stupito una cosa: la telefonata di mio padre a Boniperti per gli 80 anni. Mio padre non chiamava mai nessuno. Fece questo gesto in segno di stima e ammirazione. Né lui né Agnelli capirono fino in fondo quella scelta di restare a Cagliari, ma la rispettarono. Ed è questo che conta».
JUVENTUS E LO SCUDETTO – «Nel 1970, proprio contro la Juventus, il Cagliari capì di poter vincere lo scudetto. Mio padre mi raccontava che in occasione di quella partita fecero una cosa matta: per comprare la radio nessuno voleva perdersi lo spettacolo».
NAZIONALE E 2006 – «Papà faceva lasciare fuori da Coverciano tutti i problemi. Gattuso mi ha raccontato delle chiacchierate prima delle partite. Per lui la Nazionale era una seconda pelle. Il Mondiale 2006? Avrebbe potuto vincerne altri, ma quello resta speciale».
PALLONE D’ORO – «Lo promise a lui dopo averlo dato a Rivera. Ma poi si fermò. Infortuni, sacrifici, limiti fisici. Il suo percorso è stato sempre più grande dei premi».
ROMBO DI TUONO OGGI – «Sul legame con Cagliari, molto più che i successi. È la cosa più bella della sua vita: per i sardi lui continua a fare gol, anche adesso. Quando incontro i bambini che mi parlano di Gigi Riva, per loro è come parlare con un nonno. Un mito che non si può spiegare».
SE FOSSE ANCORA QUI – «Ho avuto la fortuna di potergli dire tante volte grazie. Mi ha lasciato l’amore per il Cagliari, il rispetto per lo sport e mi ha fatto capire che nella vita non bisogna fare compromessi per raggiungere i propri obiettivi. Non ci si deve mai abbassare».
Un racconto che va oltre il calcio. Rombo di Tuono non è solo memoria: è identità, rispetto e una scelta di fedeltà che continua a parlare al presente.









































