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·5 de junio de 2026

Giulini racconta l’odissea stadio: «Da dieci anni stiamo provando a realizzarlo! Non possiamo seguire il modello francese»

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Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, ha rilasciato delle dichiarazioni sul periodo di gestazione per poter realizzare il nuovo stadio del capoluogo sardo

In occasione del panel “Il futuro degli stadi italiani” al Festival della Serie A di Parma, Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, ha tracciato un bilancio delle difficoltà e dei progressi nella costruzione degli impianti sportivi in città, parlando dell’odissea che ha portato alla realizzazione dell’Unipol Domus e dei progetti futuri per lo stadio intitolato a Gigi Riva. Le sue parole:

LA NASCITA DELLA UNIPOL DOMUS – «Noi abbiamo iniziato più di 10 anni fa, il Cagliari giocava tra Trieste, Tempio e poche partite a Is Arenas. Sono arrivato in una situazione nella quale il Cagliari non aveva uno stadio. Grazie al lavoro del sindaco di Cagliari, che per fortuna è ancora sindaco di Cagliari, riuscimmo a presentare il progetto per l’attuale Unipol Domus, provvisorio ma comunque da 16 mila persone. Grazie al lavoro del sindaco, in deroga alle procedure, abbiamo costruito l’Unipol Domus in pochi mesi, nella speranza di arrivare a breve a costruire lo stadio Gigi Riva».


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II LUNGHI ITER BUROCRATICI – «Poi ci siamo imbattuti, nei successivi dieci anni, nella commissione provinciale di vigilanza, che ha 14 enti che ci hanno fatto cambiare 14 volte il progetto. Nel frattempo è cambiato il presidente della Regione: di fatto, dopo 10 anni siamo riusciti finalmente ad avere l’autorizzazione. Da lì è partita l’odissea economico-finanziaria, che consiste nel dover presentare un piano economico-finanziario. Noi abbiamo la fortuna di avere un partner che detiene i naming rights dello stadio, e adesso dovremo pregare Unipol di prolungare il contratto. Vogliono vedere il contratto che ha il Cagliari Calcio, le lettere d’intento delle banche: sostanzialmente sono mesi di richieste per andare a supportare il modello economico-finanziario, che ancora non è stato approvato ma che per fortuna siamo vicini a vedere approvato. Un’odissea».

IL CONFRONTO CON IL MODELLO FRANCESE – «In Francia nel 2010 gli stadi erano tutti obsoleti, come in Italia oggi: l’unico che poteva ospitare Euro 2016 era lo Stade de France. La Francia nel 2010 ha messo su una task force: dei nove stadi individuati, solo due sono stati rinnovati e ricostruiti con capitali privati, quello del PSG e lo stadio di Lione. L’unico altro stadio in partenariato pubblico-privato è stato Marsiglia. Lo Stato francese decise che tre stadi venissero rinnovati con risorse pubbliche (Lens, Saint-Etienne e Tolosa), mentre gli altri sono stati costruiti ex novo, e lo Stato ha versato in totale un miliardo. Io credo che oggi in Italia, nonostante dobbiamo fare solo cinque stadi e ne abbiamo solo uno, Torino, in regola, non abbiamo possibilità di ripetere la storia francese».

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