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·1 de agosto de 2026

Infantino si arrende: la FIFA abbandona il piano di vendere quote del Mondiale

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Alla fine Gianni Infantino ha dovuto fare marcia indietro. Travolto dalle contestazioni provenienti dalle principali confederazioni internazionali e da una rivolta ormai esplosa anche all’interno della FIFA, il presidente del massimo organismo calcistico mondiale ha annunciato il ritiro del progetto che avrebbe aperto agli investitori privati il capitale della nuova società incaricata di gestire le attività commerciali legate ai Mondiali. Un “naufragio” che ricorda quello della Superlega europea, lanciata e ritirata nel 2021 nello spazio di appena 48 ore.

«Dopo aver ascoltato attentamente tutte le opinioni, è diventato chiaro che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, indipendentemente dal livello di sostegno, non sono più nell’interesse dell’obiettivo inizialmente stabilito», ha dichiarato Infantino, mettendo ufficialmente fine a un’operazione presentata soltanto pochi giorni prima. «Il nostro obiettivo è sempre stato – e sarà sempre – unire e migliorare. Di conseguenza, questa proposta non andrà avanti».


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Il piano prevedeva la costituzione di FIFA Forward Enterprise, una controllata valutata circa 20 miliardi di dollari nella quale sarebbero confluite le attività commerciali e organizzative delle principali competizioni FIFA, comprese la Coppa del Mondo maschile, quella femminile e il Mondiale per club. L’organismo di Zurigo avrebbe mantenuto il controllo della società, cedendo però agli investitori privati una partecipazione vicina al 20% per raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari.

La FIFA sosteneva che le risorse ottenute attraverso l’operazione avrebbero permesso di aumentare significativamente i finanziamenti destinati alle 211 federazioni affiliate, portando le distribuzioni complessive a oltre 10 miliardi di dollari. Alle singole associazioni era stato inoltre offerto un contributo facoltativo da 20 milioni di dollari, con il 19 settembre indicato come termine per aderire al programma.

A guidare il gruppo di investitori avrebbe dovuto essere Thrive Eternal, veicolo fondato da Joshua Kushner (fratello del genero di Donald Trump), mentre JPMorgan era stata coinvolta in qualità di consulente finanziario. Il progetto, tuttavia, è stato accusato fin dall’inizio di essere stato sviluppato senza un confronto sufficiente con le confederazioni, le federazioni nazionali e gli stessi dirigenti della FIFA, alimentando i timori che l’ingresso di capitali esterni potesse condizionare la struttura delle competizioni e determinare un’ulteriore espansione del calendario.

La reazione più dura è arrivata dalla UEFA, che durante una riunione d’emergenza ha concordato la possibilità di boicottare le future competizioni FIFA qualora il progetto fosse stato portato avanti. Alla posizione europea si sono unite la Confederazione asiatica e la CONCACAF, mentre la CONMEBOL ha chiesto ulteriori chiarimenti, sottolineando che le decisioni commerciali non avrebbero dovuto prevalere sull’essenza del calcio.

Per Infantino il colpo più pesante è però arrivato dall’interno della stessa organizzazione. Carlos Cordeiro, consigliere senior del presidente ed ex numero uno della federazione statunitense, si è dimesso definendo l’operazione un cattivo accordo e sostenendo di non poter assistere alla vendita di una partecipazione nei Mondiali. Poco dopo è intervenuto anche il direttore operativo Kevin Lamour, secondo il quale i dipendenti della FIFA sarebbero stati ingannati dalla mancanza di trasparenza con cui il progetto era stato sviluppato.

«È il progetto di una sola persona», ha affermato Lamour, invitando i vertici politici del calcio mondiale a interrogarsi sulle decisioni da prendere. Un attacco senza precedenti nei confronti di Infantino, arrivato da uno dei suoi collaboratori di più lunga data e accompagnato dall’accusa secondo cui il personale della FIFA avrebbe ricevuto «disprezzo e intimidazioni» anziché il coinvolgimento richiesto da un’operazione di tale portata.

Senza il sostegno dell’Europa, dell’Asia e della CONCACAF, Infantino non disponeva più dei numeri necessari per far approvare il progetto in maniera credibile. Anche alcuni dei potenziali investitori avrebbero iniziato a manifestare perplessità davanti alle dimensioni della protesta, trasformando in pochi giorni quella che doveva essere una delle principali operazioni strategiche della sua presidenza in una crisi istituzionale senza precedenti.

Il presidente della FIFA ha ora promesso di riunire nuovamente tutte le parti interessate «nei prossimi giorni e nelle prossime settimane», con l’obiettivo di ricostruire un terreno comune e continuare a sostenere lo sviluppo del calcio, soprattutto nei Paesi che hanno maggiore necessità di finanziamenti. Resta però da comprendere se il ritiro della proposta sarà sufficiente a ricucire i rapporti con confederazioni e dirigenti, dopo una settimana che ha messo seriamente in discussione il suo metodo di governo.

L’attenzione si sposta quindi sul futuro politico di Infantino, fino a pochi giorni fa considerato praticamente inattaccabile e favorito per ottenere un nuovo mandato alla guida della FIFA. La gestione del progetto FFE, sommata alle precedenti tensioni emerse durante il Mondiale e alle polemiche legate al caso Folarin Balogun, ha danneggiato la sua credibilità e potrebbe incoraggiare le confederazioni contrarie alla sua leadership a individuare un candidato alternativo in vista delle prossime elezioni.

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