Kickest
·12 de marzo de 2026
La Serie A sta riscoprendo il dribbling grazie agli ultimi arrivati

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·12 de marzo de 2026

Milan-Inter, minuto 40. I rossoneri per la prima e unica volta nel match riescono ad isolare Rafa Leão nell’uno contro uno sulla corsia di sinistra. A fronteggiarlo, il solo Akanji, mentre la difesa nerazzurra arranca per tornare in posizione. Alle spalle dello svizzero, si spalancano 40 metri di campo. È la situazione ideale per un velocista come il portoghese. Leão, nonostante l’istintività con cui è solito armare le sue giocate, sceglie incredibilmente la via della riflessione. Rinuncia a sfidare palla al piede il difensore e decide di gestire e ricominciare, consolidando il possesso.
Uno dei rarissimi momenti in cui il derby poteva salire di ritmo, stroncato sul nascere dall’unico tra i ventidue in campo in grado di aumentare i giri della partita con una vampata delle sue. Al netto della condizione tutt’altro che brillante del numero 10 rossonero e della sua posizione ormai stabilmente centrale, il rendimento di Leão come dribblatore puro è in calo da qualche stagione. Le funzioni che gli vengono richieste nel Milan attuale non gli permettono di essere lo slalomista che tutti ricordavamo.
Leão – con le dovute attenuanti – rappresenta il caso esemplare di un decremento generale che si estende all’intero campionato. Per una serie di circostanze endemiche, in Serie A il fondamentale del dribbling è complessivamente meno ricercato – se non dalle squadre che prediligono gli schieramenti a 4 e la presenza di esterni offensivi – in maniera inversamente proporzionale rispetto a quanto sarebbe necessario per scardinare i fortini serrati che da noi imperversano. Le difese a 5 e l’aumento di schieramenti senza ali e trequartisti, uniti alla sempre maggiore tendenza a ridurre al minimo il rischio e a prediligere la gestione del possesso, hanno contribuito a un generale trascuramento dell’uno contro uno, anche in mancanza di interpreti altamente specializzati nell’arte di saltare l’uomo (ad eccezione di Yildiz e Atta).
Prendendo in esame un altro frame del derby, l’Inter ha completato 2 dribbling in tutta la partita (con Bisseck e Sučić) e la mossa creativa per generare scompiglio è stata Diouf largo a destra. Il fatto che la squadra che sta ammazzando il campionato quasi non contempli l’uno contro uno, offre un buon metro interpretativo della bolla in cui è chiusa la Serie A.
Quando all’organizzazione non corrisponde l’intensità, le partite ristagnano e sono sempre meno i singoli in grado di rompere l’inerzia con un loro guizzo. La questione diventa quasi filosofica nel momento in cui uno come Leão, in campo aperto, sceglie la gestione.
In questo contesto conservativo, in cui consolidare è meglio che sfidare e soltanto Atalanta (8.0), Juventus (7.9), Udinese (7.6), Fiorentina (7.5) e Como (7.4) rientrano tra le migliori 50 delle top 5 leghe europee per dribbling riusciti a partita – appena 5 squadre di Serie A contro 16 di LaLiga, 12 di Premier, 11 di Ligue1 e 6 di Bundes – gli acquisti di gennaio hanno rappresentato un elettroshock tanto inaspettato, quanto prevedibile, viste le premesse.
Gli ultimi arrivati hanno dato nuova linfa alla Serie A, impattando da subito con le loro caratteristiche di esplosività, imprevedibilità e capacità nell’uno contro uno, che risaltano in maniera evidente nell’elettrocardiogramma tendente al piatto del nostro campionato.
Un tentativo di inversione di tendenza più dettato dalle necessità che frutto di visione: per rimpiazzare Lang, Manna ha pescato Alisson Santos, passato in poco più di un anno dalla seconda serie portoghese, a super-sub allo Sporting CP fino a minaccia principale dei campioni d’Italia in carica. Un esterno più esplosivo dell’olandese, dal motore superiore rispetto alla media del nostro campionato, che vive per puntare (2.8 dribbling P90) e appare sopra-ritmo in ogni conduzione palla al piede.
Lo stesso dicasi per Solomon, arrivato per la carenza di giocatori con le sue caratteristiche nella rosa della Fiorentina. Anche lui emana sensazioni di potenziale pericolosità ogni volta che entra in possesso (completa 3.4 dribbling di media ogni 90’), viaggia ad alte frequenze e ha portato alla Viola ciò che mancava, quanto meno sull’esterno offensivo. Discorso che si estende anche a Boga, tornato improvvisamente alla ribalta grazie alle sue abilità nell’uno contro uno: l’ivoriano, dribblatore di professione (5 dribbling completati nei suoi primi 118’ in bianconero), va ad aggiungersi a un roster di esterni istruiti per saltare sistematicamente l’uomo, funzionali al gioco di Spalletti. Coincidenze o meno, i tre citati sono tutti già a quota 2 reti. Giocatori che altrove ruberebbero meno l’occhio, da noi risaltano come mosche bianche.
Di questa categoria potrebbe far parte anche Zaragoza, altro laureato in dribbling arrivato per colmare la carenza di imprevedibilità sulla trequarti della Roma: si era presentato facendo intravedere qualche lampo (6 dribbling riusciti in 135’), nelle ultime uscite Gasp lo ha accantonato. Ulteriore elettricità la porterebbero i recuperi di Diao (2.8 di media P90 a fronte dei pochi minuti giocati) e David Neres per favorire definitivamente un ritorno del dribbling che porterebbe giovamento ai ritmi del campionato e soluzioni per scardinare le difese serrate sempre più diffuse.
Difese a cinque, sistemi senza ali e una crescente tendenza alla gestione del possesso hanno progressivamente ridotto il ricorso al dribbling. Anche perché nel campionato italiano sono sempre meno gli interpreti davvero specializzati nel saltare l’uomo. Il risultato è un calcio organizzato ma spesso stagnante, in cui le partite faticano ad accendersi e sono pochi i singoli capaci di rompere l’inerzia con una giocata individuale. In questo contesto, però, qualcosa nelle ultime settimane sembra muoversi.
La Serie A è un ecosistema molto codificato: chi cresce dentro questo sistema interiorizza gestione, prudenza, struttura. Chi arriva da fuori gioca invece con più istinto. È la fase selvaggia prima dell’addomesticamento tattico. La speranza è che questa freschezza non venga assorbita troppo in fretta.









































