Milan, siamo un “Pochettino” in ritardo: l’ennesimo compromesso che racconta una società divisa e senza una direzione chiara | OneFootball

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·5 de junio de 2026

Milan, siamo un “Pochettino” in ritardo: l’ennesimo compromesso che racconta una società divisa e senza una direzione chiara

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La candidatura di Pochettino prende quota, ma il vero problema non è il nome: è il solito Milan che arriva tardi, diviso e senza una direzione condivisa

Le news Milan delle ultime ore raccontano di una candidatura sempre più forte di Mauricio Pochettino per la panchina rossonera. Un nome importante, internazionale, con esperienza ai massimi livelli e un curriculum che certamente non necessita di particolari presentazioni. Eppure, al netto delle qualità dell’allenatore argentino, la sensazione è che il punto della questione sia un altro.

Il problema non è Pochettino.


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Il problema è che il Milan, ancora una volta, sembra arrivare clamorosamente in ritardo.

Dopo settimane di indiscrezioni, smentite, incontri, telefonate e strategie più o meno dichiarate, il club rossonero continua a trasmettere l’immagine di una società che non riesce a prendere una decisione chiara e definitiva. Mentre le concorrenti programmano il futuro, definiscono organigrammi e iniziano a costruire le rose per la prossima stagione, a Casa Milan si continua a navigare tra correnti interne che sembrano avere idee molto diverse tra loro.

Un compromesso che sa di resa

Ed è proprio qui che entra in gioco il nome di Pochettino.

Perché la sua eventuale nomina rischia di apparire come la classica scelta di compromesso, quella che non soddisfa veramente nessuno ma che serve a evitare uno scontro frontale.

Da una parte c’è Zlatan Ibrahimovic, che secondo le ricostruzioni degli ultimi mesi non avrebbe mai visto con particolare favore l’ipotesi di affidare le chiavi dell’area tecnica a Ralf Rangnick. Dall’altra ci sarebbero Gerry Cardinale e Calvelli, orientati invece verso una struttura più vicina alle idee del manager tedesco, con un modello organizzativo che avrebbe potuto portare anche a un profilo come Oliver Glasner in panchina.

Due visioni differenti.

Due idee di Milan quasi opposte.

Due linee che, anziché convergere, sembrano continuare a scontrarsi.

In questo scenario, Pochettino diventa il candidato perfetto per non scontentare nessuno. O forse, più realisticamente, per scontentare tutti un po’.

Quando manca una direzione comune

La storia recente del Milan insegna che le stagioni migliori sono sempre nate da una filiera tecnica compatta, da una condivisione totale degli obiettivi e da una catena decisionale chiara.

Lo Scudetto del 2022 non è arrivato per caso. Era il risultato di una struttura che, pur con limiti economici evidenti, parlava la stessa lingua.

Oggi, invece, la percezione è diametralmente opposta.

Ogni decisione sembra nascere da mediazioni interne, da equilibri politici e da rapporti di forza che cambiano continuamente. Il risultato è una società che trasmette confusione all’esterno e che rischia di trasferire la stessa confusione anche all’interno dello spogliatoio.

Ecco perché il possibile arrivo di Pochettino non può essere giudicato soltanto dal valore dell’allenatore.

Il rischio di un’altra stagione da rincorsa

Pochettino è un ottimo tecnico. Nessuno mette in discussione le sue competenze.

Ma se la sua candidatura nasce come punto d’incontro tra fazioni diverse, anziché come scelta condivisa e convinta da tutta la dirigenza, il rischio è evidente.

Perché i compromessi, nel calcio moderno, raramente producono progetti vincenti.

Il Milan avrebbe bisogno di una leadership forte, di una strategia definita e di una visione comune. Invece continua a dare l’impressione di essere un club in cui ogni area prova a tirare dalla propria parte.

Se davvero Pochettino sarà il prossimo allenatore rossonero, gli andrà augurato il massimo successo possibile.

Ma la domanda resterà la stessa.

È davvero la prima scelta del Milan?

Oppure è semplicemente l’ennesima soluzione trovata per mettere d’accordo persone che, sul futuro del club, continuano a non pensarla allo stesso modo?

Perché se la risposta fosse la seconda, il rischio è che il Milan sia già entrato nel copione che ha caratterizzato gran parte dell’ultima stagione: ritardi, indecisioni, compromessi e divisioni interne.

E quando una squadra parte così, raramente arriva lontano.

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