Nicolò Turco rivela: «La Juve è una seconda famiglia, ho il rimpianto di averla lasciata. Yildiz? All’inizio era timido ma poi…» | OneFootball

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·23 de abril de 2026

Nicolò Turco rivela: «La Juve è una seconda famiglia, ho il rimpianto di averla lasciata. Yildiz? All’inizio era timido ma poi…»

Imagen del artículo:Nicolò Turco rivela: «La Juve è una seconda famiglia, ho il rimpianto di averla lasciata. Yildiz? All’inizio era timido ma poi…»

Nicolò Turco ha parlato della sua esperienza alla Juventus, raccontando anche un retroscena su Kenan Yildiz. Vediamo che cosa ha detto

Nicolò Turco, ex talento della Juventus Next Gen, ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport. Di seguito le sue dichiarazioni.


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Nicolò Turco, ma cosa ci fa lei in Serie D a 22 anni? Fino a pochissimo tempo fa era considerato uno dei talenti più brillanti d’Europa. «È stata una decisione presa perché in estate ho faticato a trovare il progetto giusto. Ho scelto Tortona perché il Derthona aveva tanta stima di me. Avevo bisogno di essere un po’ apprezzato».

Cosa è andato storto in estate? «Ho trascorso qualche giorno alle Dolomiti Bellunesi, poi al Cosenza e infine alla Triestina, dove stavo per firmare. Ma è arrivata la mazzata della penalizzazione e non se n’è più fatto nulla».

Sicuro che la sua carriera non abbia imboccato la strada della discesa? «Sicurissimo: il punto più basso l’ho già toccato. Sono molto determinato, finché non riuscirò a raggiungere i miei obiettivi non mollerò: presto tornerò nei professionisti, in Italia o all’estero».

Ripartiamo dalla Juve e dall’estate in cui in Primavera si è ritrovato Yildiz. «Era già un predestinato, lo vedevi subito che aveva qualcosa di diverso da tutti noi. L’abbiamo inquadrato in poco tempo: vedeva cose che altri compagni non immaginavano nemmeno. All’inizio era molto timido, poi quando si è sbloccato a livello emotivo siamo diventati grandi amici. Ci siamo rivisti dopo Juve-Sassuolo anche con Muharemovic: Kenan è un leader nato, un trascinatore».

Cosa è stata per lei la Juve? «Una seconda famiglia. Lì impari rispetto ed educazione, ti fanno venire voglia di vincere sempre».

Ha il rimpianto di averla lasciata? «Ho avuto fretta, nel 2023 potevo aspettare il ritiro. Dovevo iniziare in Next Gen. A volte ci penso: se solo potessi tornare indietro…».

Come l’ha convinta il Salisburgo? «Mi hanno abbagliato lì: ho visto da vicino le strutture e sono rimasto senza parole. È una fabbrica di talenti: sono usciti da lì Haaland, Mané, Adeyemi e Upamecano, intorno a me avevano costruito un progetto. Quando sono arrivato, però, nel giro di due settimane è cambiato il direttore: Christoph Freund passò al Bayern Monaco e lì sono iniziati i problemi per me e in generale per gli stranieri».

Perché? «La società riorganizzò tutto il settore giovanile: il club ha cambiato prospettiva, dimostrando una predilezione marcata per gli austriaci e per tutti i canterani del Salisburgo. Tanti stranieri vennero lentamente allontanati. Non parlo solo di me, ma penso ad Alessandro Ciardi per esempio. Giocava nell’Inter, passò al Salisburgo Under 18 e dopo un infortunio si è trovato tutti i prodotti del vivaio Red Bull davanti. Lui valeva di più degli altri, ma loro volevano proteggere i loro ragazzi».

Perché in Italia non c’è questa protezione per gli italiani? «Bella domanda. In Austria la protezione per i talenti di casa è incredibile. Noi con gli italiani abbiamo paura. Tutti vogliono vincere subito, tutto è strutturato per vincere o per la salvezza. I talenti ci sono, ma non hanno la possibilità di emergere».

Mi faccia un esempio. «Koleosho in Italia è conosciuto solo da pochi mesi. Ma all’estero è molto valorizzato: sta facendo benissimo al Paris Fc, prima ha stupito in Inghilterra. Mi chiedo come sia possibile che non abbia ancora avuto una vera chance in nazionale maggiore».

Torniamo a lei. Dopo il Salisburgo, il Milan Futuro. «La Next Gen alla Juve è gestita in maniera perfetta: già ad inizio anno viene disegnata bene anche nel rapporto tra under e over. Al Milan non c’era la stessa struttura, la stessa chiarezza di idee: abbiamo cambiato rotta dopo il mercato di gennaio con qualche giocatore esperto sceso in Serie C e poi con l’arrivo di Oddo in panchina al posto di Bonera. Ma ormai era tardi. Alla Juve la struttura della Next, pur avendola soltanto vissuta marginalmente, è una macchina perfetta».

Dal Milan Futuro, anche nelle sue imperfezioni, è sbocciato Bartesaghi. «Non pensavo ce l’avrebbe fatta così velocemente, ma è forte. Molto forte. Sicuramente la squadra B ti prepara benissimo ai professionisti».

A proposito di professionismo, Turco ha ancora la testa giusta per mantenere le promesse di gioventù? «Sì, il Derthona è il mio punto di ripartenza. Non certo il punto di non ritorno».

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