Lazionews24
·7 de marzo de 2026
Pellegrini: «Giocare per la squadra che tifi è impagabile! Sarri è un maestro, se ti insulta è perché ti vuole bene. Su CR7…»

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·7 de marzo de 2026

Nella giornata odierna, quella del suo ventisettesimo compleanno. Luca Pellegrini si è espresso tra passato, presente e futuro per il sito della Lazio. L’esterno biancoceleste si è espresso su vari momenti della sua carriera, dagli anni tra Juventus e Cagliari, all’esperienza con vari tecnici come Maurizio Sarri, Rolando Maran e Massimiliano Allegri. Le sue parole:
GLI ALLENATORI – «Sarri è primo, poi Maran, Baroni, Allegri e Glasner. Con Glasner correvamo due chilometri e mezzo a partita. Con Allegri ho avuto un bellissimo periodo alla Juventus, col passare del tempo capisci tante cose. Sarri è un maestro indiscusso, calcisticamente ti lascia tanto. Devi capirlo emotivamente, se ti insulta vuol dire che ti vuole bene».
SFIDARE LA LAZIO DA AVVERSARIO – «Quando con il Cagliari abbiamo perso 2-1 al novantesimo, ero dentro il mio lavoro. Sono abituato a dare il centodieci percento. Non era semplice nei derby quando giocavo alla Roma, devi prenderlo come una professione. Non tutti hanno la fortuna di giocare nella squadra per cui tifi da bambino. Emotivamente era difficile nel derby, ma il resto lo giocavo bene. È impagabile».
CRISTIANO RONALDO – «Non sai quante cose puoi imparare da lui. In quei quattro o cinque mesi stavo con lui tutti i giorni. Dopo due settimane di doppi allenamenti, si è messo a prendere il sole, mi ha spiegato che scientificamente fa bene. All’allenamento dopo lui era sereno, io cotto: però impara tanto dai campioni».
LA FAMIGLIA E MITI BIANCOCELESTI – «Il momento più intenso è l’arrivo in aeroporto e il gol a Udine. L’arrivo di mio figlio Sebastiano mi ha cambiato. Prima vivevo il calcio al centocinquanta percento. Ho capito che le cose importanti sono altre, ti dà più equilibrio. Vorrei aver giocato con Di Canio e Mihajlovic.»
LAZIO E SCUDETTO – «La Lazio andava clamorosa nella stagione 19-20, da Ciro a Caicedo, Correa, Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Stavamo vincendo 1-0 col Cagliari fino all’ottantanovesimo, poi c’è stata una flessione. Eravamo quinti, ma il tifoso in me preferiva succedesse contro la Lazio. Pensavo potesse essere davvero l’anno buono per lo scudetto».
DOUGLAS COSTA E IL TALENTO – «L’esempio più lampante di chi ha fatto una carriera clamorosa è Douglas Costa. In allenamento aveva una leggerezza unica. Poteva essere molto di più, pur avendo fatto tanto. Parliamo di uno dei più forti esterni d’attacco degli ultimi venti anni. Aveva una rapidità, un’esplosività e una tecnica clamorosa».
DOPO MESSI E RONALDO – «È difficile che si riproponga quello che è successo con Ronaldo e Messi, si sono divisi la scena mondiale per venti anni allo stesso livello. È impossibile. Ad oggi vedo Yamal e Mbappé, con tutto che Mbappé sono ormai otto o nove anni che fa numeri folli e Yamal da quando ha sedici anni».
L’INFORTUNIO AL CROCIATO – «Di quale farei a meno? Se devo uscire dal banale e non dire che li toglierei tutti, perché alla fine ti aiutano a crescere, ti direi il crociato. È stata una catena, dopo ci sono stati vari infortuni per via dell’adattamento. Preferirei non averlo mai avuto, visto che avevo soltanto diciotto anni».
SANO EGOISMO – «Credo di aver maturato la mia coscienza, ho ormai 27 anni. Sono sempre stato una persona molto altruista. Magari ogni tanto ci vorrebbe un po’ di sano egoismo in più quando sono in campo».
IL SOGNO NAZIONALE – «Non è un pensiero fisso. È il sogno di tutti, se mi chiamassero andrei a piedi scalzo fino a Coverciano. Penso che ci voglia qualcosa di più per stare in quel giro, trovare un po’ di continuità e dare una confidenza diversa nel gioco».
I MODELLI SPORTIVI – «Ammiro tantissimo la mentalità di Kobe Bryant, Djokovic, Cristiano Ronaldo e Sinner. Sono sportivi incredibili da tutti i punti di vista».
L’AUGURIO PER LA LAZIO – «Con la bacchetta magica augurerei alla Lazio un periodo come quello vissuto dalla Juventus per dieci o quindici anni. Stare a livello del top mondiale e non accontentarsi, cercare di fare sempre qualcosa di più».
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