Calcionews24
·22 avril 2026
Buffon, il giorno in cui capì di essere “morto dentro”: dal dolore dell’addio al calcio alla rinascita fuori dal campo

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“Mi strappo i guanti dalle mani e le mie nocche nude, arrossate e intrise di sudore, brillano sotto la luce al neon”.Inizia così, con crudo realismo, il ricordo di Gianluigi Buffon della sua ultima partita ufficiale. Nel suo libro Saved, l’ex portiere descrive l’intervallo di quel match di playoff di Serie B giocato con il Parma nel maggio 2023. A 45 anni, circondato da compagni che avrebbero potuto essere suoi figli, la sensazione era quella di essere “morto dentro”. Dopo 28 anni di professionismo, il declino fisico, i riflessi appannati e la fine di quel periodo in cui ci si sente forti e onnipotenti rappresentavano per lui una vera e propria fine.
Dalla porta alla scrivania: la nuova normalitàOggi, a 48 anni, l’umore di Buffon è radicalmente cambiato. Passeggiando per King’s Cross e varcando gli uffici del Guardian, trasmette calore ed energia, ricambiando l’abbraccio di una guardia di sicurezza visibilmente emozionata. Le sue riflessioni al giornale inglese spaziano dall’accettazione del ritiro al suo attuale ruolo dirigenziale in Nazionale, pesantemente segnato dalla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali per la terza volta consecutiva.
Sul ritiro, Buffon è netto e sincero:“All’inizio provavo emozioni molto contrastanti. Sapevo fosse la scelta giusta ed ero felice di concludere il viaggio, ma ero spaventato perché la mia vita, dopo quasi 30 anni, sarebbe cambiata per sempre”.Ora vive in modo più tranquillo, ha imparato ad andare avanti e, con una risata, ammette di non aver più giocato nemmeno una partitella a calcetto tra amici. Non ne sente la mancanza.
I record, Calciopoli e lo stato di graziaIl processo di accettazione è indubbiamente facilitato da un palmarès monumentale, di cui Buffon sottolinea con fierezza due aspetti in particolare: la continuità ai vertici e la chimica creata con i compagni nel corso degli anni.• 176 presenze in Nazionale, un record assoluto in campo maschile.• 10 Scudetti vinti difendendo i pali della Juventus.• 974 minuti consecutivi di imbattibilità in Serie A (nella stagione 2015-16).Nonostante l’incredibile record del 2016, Buffon ritiene che il suo vero apice sia arrivato tra il 2002-03 e il 2006: in quel periodo si sentiva “onnipotente e invincibile”, guidato da una lucidità mentale tanto straordinaria quanto inesplicabile.
Uno stato di grazia mantenuto stoicamente anche durante l’esplosione dello scandalo Calciopoli a ridosso del Mondiale in Germania. Con l’Italia nel mirino delle polemiche e lo stesso Buffon costretto a lasciare il ritiro per essere interrogato su presunte scommesse (da cui fu poi scagionato), la pressione era asfissiante. “Non era facile trovare la serenità per giocare un Mondiale al massimo,” ricorda. “Ma la vera differenza è che, guardandoti allo specchio, capisci di non essere un bugiardo. Sapevamo di non aver fatto nulla di male, e quell’ingiustizia inspiegabile ha tirato fuori il meglio di noi”.
Berlino 2006: il miracolo, la testata e il rimpianto di ZidaneIl culmine di quell’annata rimane la finale di Berlino contro la Francia. Buffon ricorda il calcio di rigore a “cucchiaio” dell’ex compagno Zinedine Zidane, il pareggio di Marco Materazzi e, soprattutto, la sua storica e provvidenziale parata sul colpo di testa del fuoriclasse francese allo scadere dei tempi supplementari.“Zidane colpì con una forza e una cattiveria tali che sembrava aver calciato col piede. Era frustrato per la mia parata, convinto di aver segnato, ma credo che alla fine da grande campione l’abbia apprezzata”.
Pochi minuti dopo, il caos. La famigerata testata di Zidane a Materazzi avvenne lontano dagli sguardi dell’arbitro Elizondo e dei guardalinee. Buffon, a 15 metri di distanza, udì distintamente il tonfo sordo. Fu lui a correre disperatamente verso l’assistente per segnalare l’accaduto, portando all’inevitabile espulsione del numero 10 francese. Un momento storico vissuto con amarezza: confessa di essere rimasto scosso e dispiaciuto che la carriera di un giocatore così immenso e di classe terminasse in quel modo.Oggi, i due non ne hanno mai parlato, uniti da un rispetto reciproco che preferisce evitare di riaprire vecchie ferite dolorose. Tuttavia, ripercorrendo l’incredulità di Zidane dopo quella parata fenomenale seguita dal rosso, Buffon chiude il racconto sdrammatizzando con una battuta in inglese: “It’s my fault” (È colpa mia).
Un breve passaggio anche sugli ultimi anni dell’Italia: «Pensavo che fosse più probabile vedere 1000 alieni che 3 esclusioni dell’Italia dai Mondiali».


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