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·18 juin 2026
Lettera Calisti: "Mi addolora vedere la storia della Lazio e la passione dei tifosi calpestata"

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·18 juin 2026

Ernesto Calisti, ex difensore del club biancoceleste, ha espresso la sua opinione sulla situazione attuale della Lazio nello spazio Agorà Lazio de Il Tempo.
Caro Direttore, mi fa male. Mi fa davvero male vedere ciò che è successo alla Lazio negli ultimi anni. Vedere il presidente calpestare la storia di questa gloriosa società, calpestare la passione e i sentimenti dei tifosi, i loro sogni. È qualcosa che mi addolora profondamente, perché parliamo di un patrimonio che non dovrebbe avere prezzo. Io nella Lazio ci sono cresciuto. Ci sono entrato a nove anni, era il 1974, e quel grande senso di appartenenza che respiravo allora oggi non lo vedo più. Ho vissuto a stretto contatto con personaggi importanti, uomini di valore: Pulici, Lovati, Morrone. Quando mi scelsero c'era Flamini. Erano figure che trasmettevano un attaccamento totale a questi colori. Ecco, quel senso di appartenenza, all'interno della società, non c'è più. Noi tifosi ce l'abbiamo ancora, e nessuno potrà mai togliercelo: amiamo questa maglia, amiamo questi colori. Ma la società, oggi, non ha dentro di sé quell'amore per la propria grande storia. Ed è questa la cosa che mi ferisce di più. A peggiorare tutto c'è una comunicazione che negli ultimi anni è stata sistematicamente tossica, mai costruttiva. Mai una parola a favore della gente, sempre muro contro muro. Non ha fatto bene, non fa bene e non farà bene. Non c'è mai stato un passo verso i tifosi, mai un "ho sbagliato, rimettiamo tutto in discussione, scusatemi". Parole che non sono mai arrivate, nemmeno nell'ultimo comunicato, quella lettera al Messaggero che, sinceramente, ho trovato aria fritta. Parole buttate lì, senza significato, senza un'ammissione di colpa, senza un nuovo inizio. Ma d'altronde, da una persona così, era difficile aspettarsi qualcosa di diverso. E poi certe frasi. Sentir definire la nostra storia "questa cazzo di storia" è stato un colpo durissimo. Una persona che ha la Lazio nel cuore, che ha senso di appartenenza, non potrebbe mai pronunciare parole simili. Ed è proprio questo che fa capire molte cose, è proprio questo che manca. Io, da bambino, ho vissuto l'onore di indossare questa maglia. Ho conosciuto società che non avevano grandi potenzialità economiche, eppure c'erano rispetto, lazialità, collaborazione. Tutto questo si è perso. Perché non è solo una questione di soldi. È, prima di tutto, una questione di rispetto. E il rispetto, oggi, non c'è più. Di Lazio in difficoltà ne abbiamo viste tante, ma c'era sempre una comunicazione sana, e così la gente ti stava vicino, ti sosteneva. Invece offese e provocazioni allontanano tutti. È chiaro che il calcio è cambiato, che servono soldi, investimenti, idee, programmazione. Non si può più gestire un club come una conduzione familiare, come se fosse un albergo o un ristorante. Serve altro. Servono persone di un certo livello, anche con capacità economiche importanti, perché questa società lo merita. Merita di tornare alla Lazio di una volta, a quella dei tempi di Cragnotti, fatta di grandi investimenti e grandi soddisfazioni. Per questo credo sia arrivato il momento che Lotito ceda, che molli. Una persona così non può più guidare la Lazio. Siamo a un punto di non ritorno, il rapporto è ormai logoro e potrà solo peggiorare. Il tifoso è stanco. Lo dico da uomo che questa maglia l'ha vissuta da dentro, lo dico da uomo che ha sempre sottoscritto l'abbonamento. Così come l'anno scorso, ma il prossimo no. Aderirò alla protesta, come tutti noi tifosi. Perché ormai mi sento prima di tutto questo: un tifoso. E con orgoglio sostengo la scelta di chi, in questi mesi, ha detto basta.







































