DirettaCalcioMercato
·30 juillet 2026
L’Italia tra memoria e futuro: l’eredità del “doppio play” per la nuova Nazionale

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Quella di Roberto Mancini è passata alla storia come l’Italia della grande bellezza: un’alchimia tattica fondata sul possesso palla, la dominanza territoriale e il controllo ritmico del gioco. Il segreto di quella squadra capace di arrampicarsi fino alla cima d’Europa risiedeva nella cerniera di centrocampo composta da Jorginho e Marco Verratti. La loro presenza simultanea garantiva una costante superiorità numerica e una qualità di palleggio in grado di mandare a vuoto le pressioni avversarie.
Sul piano lavagna, quel sistema prendeva forma come un 4-3-3 camaleontico, pronto a mutare fluido in un dinamico 3-2-5 in fase di possesso. Una struttura senza punti di riferimento fissi: Giovanni Di Lorenzo si accentrava sulla linea dei centrali per comporre un blocco difensivo a tre dai piedi educati, mentre sulla corsia opposta Leonardo Spinazzola si trasformava in un’ala aggiunta a supporto del tridente. In mezzo, i due registi dettavano i tempi della manovra, imponendo il ritmo e facendo avanzare il baricentro dell’intera squadra. Il secondo ciclo di Mancini è alle porte. Il tecnico inizia a pensare a chi potrà convocare: i nomi reparto per reparto.
Se replicare alla lettera quel modello d’oro appare complesso per mancanza di interpreti fotocopia, il materiale umano a disposizione offre comunque spunti di grande interesse per costruire un’Italia solida e propositiva.
Tra i pali le gerarchie sono ben definite. Gianluigi Donnarumma resta il punto fermo assoluto attorno a cui blindare la difesa. Alle sue spalle, la crescita costante di Marco Carnesecchi gli garantisce il ruolo di primo sostituto, mentre Guglielmo Vicario guida il gruppo delle alternative insieme ad Alex Meret ed Elia Caprile.
Per riproporre l’asimmetria difensiva dell’era d’oro, la chiave moderna si chiama Riccardo Calafiori. Il difensore dell’Arsenal ha le doti tecniche e la lettura tattica perfette per fare il terzino a sinistra in fase difensiva e stringere da terzo centrale in impostazione. Se gioca Calafiori, la spinta offensiva si sposta a destra; se invece si opta per Federico Dimarco, l’Italia guadagna una spinta arrembante sulla sinistra ma deve bilanciare la fascia opposta. Sulla destra un profilo come Marco Palestra rappresenta la soluzione ideale per spingere a tutta fascia, integrandosi con le rotazioni di gente come Andrea Cambiaso e Matteo Ruggeri.
Al centro della difesa la transizione è guidata dal blocco composto da Giorgio Scalvini, Gianluca Mancini e Alessandro Bastoni. Dietro di loro si muove una nuova leva di prospetti dal grande potenziale: da Giovanni Leoni (al rientro dall’infortunio) fino ai giovani Ahanor, Mané, Daniele Chiarodia e Pietro Comuzzo, chiamati a raccogliere l’eredità dei grandi maestri del passato.
Il centrocampo resta il motore concettuale della squadra. Senza un duplicato esatto di Jorginho, le chiavi della regia possono essere affidate a Sandro Tonali o a Samuele Ricci, giocatore eccellente per pulizia di palleggio e visione. In lista per una maglia da titolare in quel ruolo, però, resta anche Manuel Locatelli. Al loro fianco, la qualità di Nicolò Fagioli e l’energia di Nicolò Barella garantiscono sostanza e geometrie, con giovani rampanti come Niccolò Pisilli e Cher Ndour pronti a inserirsi con fisicità.
In attacco, la presenza di Pio Esposito e la concretezza di Mateo Retegui e Gianluca Scamacca assicurano presenza in zona gol. La versatilità di giocatori come Moise Kean, Giacomo Raspadori e Nicolò Zaniolo apre inoltre la strada a varianti tattiche interessanti, permettendo al commissario tecnico di oscillare tra il classico 4-3-3 e un più spregiudicato 4-2-3-1. Le risorse non mancano: l’Italia ha tutte le carte in regola per ripartire con ambizione e identità.







































