Calcionews24
·20 février 2026
Petagna si racconta a cuore aperto: «È stato un anno e mezzo durissimo: la malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Sono andato da uno psicologo»

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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Andrea Petagna ha ripercorso il suo difficile anno e mezzo e ha parlato così della nuova svolta per la sua carriera. Le dichiarazioni.
COSA GLI E’ SUCCESSO – «Sono stati un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino. A Milano ho un solo amico, tutti gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi sono girati attorno. Io stavo male. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, sempre a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito».
E ORA? – «Oggi sono un uomo maturo e sono veramente felice. Sono stato forte. Dico grazie a me stesso, sono cresciuto tanto».
L’ANNO SCORSO HA CHIUSO SENZA SEGNARE UN GOL – «L’anno più nero. Ero triste e negativo, arrabbiato perché non mi facevano giocare. Non stavo bene, ok, ma in A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Ho rosicato, ma lo prenoto per l’anno prossimo».
SVOLTA – «I primi sono stati i tifosi. L’anno scorso dopo le partite restavo in campo ad allenarmi, prendendo fischi e insulti: in estate, alla presentazione, mi hanno invece applaudito e mi ha fatto piacere. In estate sono stato dal Prof in Toscana e in Sardegna a fare un lavoro specifico che mi ha rigenerato. Dal primo giorno di ritiro lo staff ha cominciato a dire che ero quello che serviva: volevo riscattarmi e mi sono allenato più di tutti».
IL MONZA – «Questa squadra vuole vincere e ho avuto ragione: grazie alla società che mi ha tenuto. E quando mi sono fermato dieci giorni, il ds Burdisso mi ha mandato un messaggio bellissimo: sono tornato ancora più carico».
FIGLIO – «Dopo la separazione Leo stava con la mamma, il giudice aveva stabilito che poter due anni non potevo vederlo, ma abbiamo trovato un accordo ed è stata la svolta».
AL CENTRO DEL GOSSIP – «Non mi ha mai dato fastidio, ho sempre sorriso. Sono uscite tante cose non vere su di me, ma non mi ha mai pesato, sono sempre stato concentrato sul lavoro».
ERRORE CHE NON RIFAREBBE – «Non dovevo andar via dal Napoli. Avevo fatto 70 partite con due infortuni, lì stavo bene, e l’anno dopo ha vinto lo scudetto».
COSA SERVE PER ANDARE IN A – «In B la linea è sottile tra vincere e perdere, noi abbiamo dimostrato di avere il carattere giusto: con l’umiltà e le qualità dei singoli dobbiamo fare la differenza».









































