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·11 mai 2026

Riassetto per Armani: idea cessione 5% ciascuno a Essilux, LVMH e L'Oreal

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A otto mesi dalla morte del suo fondatore, la Giorgio Armani SpA si prepara a dare esecuzione alle sue ultime volontà. Come riporta l’edizione odierna del La Repubblica, l’Ad Giuseppe Marsocci sta infatti mettendo a punto un piano industriale in continuità, per i prossimi cinque anni, da consegnare alle banche d’affari che saranno chiamate a selezionare i futuri acquirenti di una quota di minoranza del gruppo, a partire dal 9 settembre.

Il testamento di Giorgio Armani – scomparso a settembre scorso all’età di 91 anni – prevede infatti che tra i 12 e i 18 mesi dalla lettura, si proceda alla vendita del 15% del capitale. In questa ottica, nel testamento viene specificato che questa sarà venduta «in via prioritaria ad uno tra gruppo Lvmh, gruppo EssilorLuxottica, gruppo L’Oréal» o ad altre società del mondo «della moda o del lusso di pari standing» da individuare con il benestare di Leo Dell’Orco, compagno di una vita dello stilista ed erede del 40% della Giorgio Armani SpA.


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Al momento il processo non è ancora partito, devono essere selezionati almeno due advisor – di cui uno probabilmente sarà Rothschild – ma in azienda starebbe maturando l’idea di dividere la vendita in tre pacchetti del 5% ciascuno in modo, in questa prima fase di esecuzione del piano industriale, di tener ingaggiati tutti e tre i possibili acquirenti individuati dallo stesso Armani. Essilux e L’Oréal hanno già manifestato il loro interesse, anche perché con l’azienda hanno uno storico rapporto di collaborazione, che si protrarrà fino al 2037 negli occhiali e fino al 2050 nei profumi e nel beauty. Ma anche Lvmh è interessata a rilevare una quota di minoranza di Armani, marchio molto apprezzato dallo stesso Bernard Arnault.

Non è detto che si vada avanti su questa strada, ma dividere la quota in tre, avrebbe il pregio di dare più tempo all’azienda per progettare il futuro sulla linea tracciata dal fondatore, per esprimere a pieno il suo potenziale e prepararsi alla seconda fase. Armani nel testamento ha scritto infatti che passati tre-cinque anni (ovvero dal settembre 2028 al 2030), l’azienda potrà scegliere – sempre su impulso di Dell’Orco – se quotarsi in Borsa, oppure vendere dal 30% fino al massimo del 54,9% del capitale al «medesimo acquirente» del primo 15%.  In questo modo la Giorgio Armani SpA avrebbe un ventaglio più ampio di scelta e il tempo per misurare quale dei tre azionisti di standing potrebbe essere il miglior compagno di viaggio per il gruppo, di cui la Fondazione manterrà comunque sempre il 30,1% del capitale.

Peraltro, i tre potenziali azionisti hanno tutti caratteristiche molto diverse. Essilux non solo collabora con Armani dal 1988 ma ha anche gli eredi dello stilista tra i suoi azionisti storici con circa il 2,6% del capitale. Per Essilux, anche per i rapporti con tutti gli altri licenziatari, da Chanel a Prada, avere una partecipazione finanziaria del 5% sarebbe la condizione ottimale. Il gruppo non avrebbe nemmeno interesse ad avere un presidio sulla governance, dato lo storico legame tra Francesco Milleri e la famiglia Del Vecchio con Armani e lo stesso Dell’Orco.

L’Oréal – che collabora con Armani anche lei dal 1988 – ha una licenza importante e molto fruttuosa, e finora ha sempre rilevato nei marchi che produce – come Jacquemus – solo partecipazioni di minoranza, senza mai avere in capo la gestione di un’azienda di abbigliamento e accessori. Lvmh, infine, è l’unico gruppo del settore moda e lusso, e in maggioranza ha dimostrato di saper convivere in equilibrio con i fondatori – come si vede dal successo del rilancio di Loro Piana – e in minoranza con altre aziende del made in Italy tra cui Tod’s della famiglia Della Valle (di cui sono soci dal 2000 e azionisti al 10%) e la stessa Moncler (di cui hai il 10% della Double R di Remo Ruffini).

(Image credit: DepositPhotos.com)

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