Juventusnews24
·22 Mei 2026
Graziani carico: «Il valore di un derby esula dalla classifica. Al Filadelfia ho chiesto ai ragazzi di regalarci una fantastica domenica»

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L’ex attaccante, Ciccio Graziani, in un’intervista a Tuttosport, ha affrontato la stagione granata, il derby di questo fine settimana e la situazione societaria con le critiche a Urbano Cairo. Ecco le sue dichiarazioni a due giorni dalla sfida contro la Juventus.
SUL DERBY – «Lo giochi per te stesso e per il popolo che ti segue con affetto. Sarebbe bello se venisse fuori una bella partita, ma anche un risultato positivo. Credo che i tifosi del Toro sarebbero strafelici di poter vincere la partita perché il valore di un derby esula da quella che è la classifica. Se riesci a regalare, in un momento particolare come questo, il derby al popolo granata, credo che un “grazie” verrà sicuramente fuori».SUL RENDIMENTO CONTRO LA JUVE – «Se torniamo sempre indietro nel tempo non va bene, dobbiamo vivere di presente e soprattutto pensare al futuro. C’è un ds, Petrachi, che non solo è bravo, ma è anche tifoso del Toro e questo potrebbe essere il valore aggiunto».
QUI: ULTIMISSIME JUVE LIVE, TUTTE LE NOTIZIE DEL GIORNOSUL TORINO DI OGGI – «A me non importa quanti giocatori se ne vanno o restano, ma che la squadra sia competitiva e raccolga soddisfazioni, arrivando a traguardi migliori. Credo che il Toro debba essere più attento e più bravo nelle scelte che fa, quelle dei calciatori da prendere e da tagliare, se hanno reso meno delle aspettative. Serve una programmazione importante, anche attraverso un settore giovanile che possa produrre talenti, per averli già in casa».SU SIMEONE – «Simeone mi auguro che faccia gol anche domenica, ma se lo fa fra un anno, fra due o tre, se rimane qui da noi non cambia nulla. Simeone il suo lo ha fatto anche se sì, avrebbe anche potuto fare di più, ma nella stagione del Toro è stato tra i più positivi».SULLA VISITA AL FILADELFIA – «Sono andato in via Filadelfia, al campo, il custode mi ha salutato e gli ho detto di essere passato senza accordarmi con nessuno. Mi ha risposto: “Questa è casa tua”. Mi ha dato gioia arrivare ed entrare quasi senza che nessuno mi abbia dato il permesso, è stata un’emozione. Ho guardato metro dopo metro quel campo, il Fila, e lo stesso ho fatto col Comunale: mi rivedo in ogni angolo. Sono andato dentro, ho salutato D’Aversa e preso un caffè con lui, poi sono stato invitato a salutare la squadra e così ho visto anche i ragazzi, del resto l’ultima volta aveva portato bene».SULLE PAROLE ALLA SQUADRA – «Ho chiesto loro di regalarsi e regalarci la possibilità di passare una domenica fantastica, di dare una soddisfazione enorme per il popolo granata».SULLA CONTESTAZIONE A CAIRO – «Siamo quasi a un punto di non ritorno, bisognerebbe fare qualcosa, dobbiamo pensare alla strategia per andare avanti. Il Comunale era pieno di colori e passione: ora guardo in tv la partita del Toro e sembra tornato il Covid, mentre altrove no. Vedo spazi vuoti, assenza di calore e trasporto, abbiamo perso il senso di appartenenza. L’unica cosa che può succedere è che un domani questa società possa essere appetibile per essere presa da altri e si vivrà una situazione diversa, ma non bisogna aspettare quel momento. A me Cairo ha detto più volte di voler vendere il Toro, mi ha detto: “Sono stufo di questa continua contestazione che penalizza me e la squadra, ma se nessuno mi prospetta la possibilità di comprare cosa devo fare? Devo regalare il Toro?”. Va considerato il valore del brand, se arrivasse qualcuno con voglia e potenzialità io penso che questa società verrebbe venduta. Cairo non ha mai detto che non venderà, anzi, ha quasi voglia di vendere per il bene suo e del Torino, ma se non arriva chi compra, come fa?».SULLO STADIO SEMIDESERTO – «Secondo me è arrivato anche il tempo di ritrovare pace dentro questo mondo granata. Non è pensabile che si continui ad andare avanti con gli insulti e con una tifoseria che non viene più allo stadio. Questa squadra ha bisogno di ritrovare il suo popolo per il bene del Toro: è sempre stata la sua forza. Non riusciamo più a riempirlo ma qui c’è la storia, qui c’è qualcosa di magico, di meraviglioso. Credo anche che la società debba fare qualcosa di più per valorizzare questo senso di appartenenza: e io con Cairo ci ho anche discusso talvolta. Il presidente ha le sue responsabilità, ma sarebbe bello che anche il tifoso oggi si rendesse conto che così non si può andare avanti. È un grido d’allarme il mio, perché mi dispiace da morire vedere tutto questo. Perché non riusciamo a fare qualcosa ognuno nel proprio piccolo? Non fa bene nemmeno ai calciatori: mi metto nei panni di chi ha l’opportunità di andare altrove e, a parità di condizioni, magari decide di coglierla…».SULLA DISPONIBILITA’ – «Sono disponibile a fare qualcosa, sono disposto ad entrare nel Torino se mi venisse chiesto. Più siamo, meglio è».SUL TIFOSO CHE SOFFRE – «Certo che è un dolore per i tifosi! Però il Toro è il Toro. Agroppi, l’ultima volta che l’ho visto, mi ha detto: “Muoio da tifoso del Toro”. Mi vengono i brividi (e qui Graziani si commuove, ndr) a pensare che siano state quelle le ultime parole che ho sentito da Aldo. Il tifoso del Toro è così, quando dice di esserlo lo dice con una certa enfasi. E lo si è sempre tifosi, non solo quando le cose vanno bene. Poi è giusto chiedere qualcosa di più, è lecito. Dobbiamo responsabilizzare la società per far sì che si facciano le cose al meglio e per avere una squadra che il prossimo anno ci regali non il 12° posto, ma l’8°, il 7°, il 6°».







































