Calcio e Finanza
·22 giugno 2026
Abete o Malagò: il mondo del calcio sceglie il nuovo presidente della FIGC

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·22 giugno 2026

L’Italia del calcio va al voto per eleggere il nuovo presidente della FIGC (qui tutto quello che c’è da sapere sul regolamento delle elezioni federali). Mentre il resto del mondo è connesso tra Stati Uniti, Messico e Canada per i primi Mondiali a 48 Nazionali, i riflettori nel nostro Paese sono puntati su Roma dove questa mattina si giocherà la partita tra Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, i due candidati in corsa per guidare la federazione.
L’atto conclusivo di un percorso che si è innescato subito dopo la debacle in Bosnia e che ha portato alla terza e consecutiva mancata qualificazione degli azzurri al mondiale e alle dimissioni di Gabriele Gravina. E così ora la sfida per raccogliere il suo testimone è tra l’ex presidente del CONI e l’attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti: gli exit poll vedono Malagò favorito, nonostante l’avvicinamento alle urne non sia stato privo di ostacoli. Fra tutti quello del “pantouflage” che, portato avanti da una parte della politica, poneva dei dubbi sull’eleggibilità dell’ex capo dello sport italiano. Ma i pareri chiesti dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi dopo l’interrogazione del senatore della Lega Roberto Marti a Collegio di Garanzia e Anac hanno liberato il campo dai dubbi, dando il via libera a Malagò che ora deve solo concretizzare il vantaggio acquisito sull’avversario.
Gli schieramenti – salvo sorprese – prevedono infatti che la candidatura di Malagò sia appoggiata da Serie A, B, tecnici e allenatori: un cartello che vale già il 54% dell’elettorato. Di contro Abete vanta quasi tutto il 34% dei suoi dilettanti, rendendo la Serie C (che pubblicamente non si è mai espressa in favore di uno o dell’altro candidato) l‘ago della bilancia del voto assembleare. Le proiezioni vedono però Malagò viaggiare verso il 70% delle preferenze, trovando consensi anche nella lega presieduta da Matteo Marani. Una percentuale, che se trovasse conferma alle urne, darebbe poi ulteriore forza al nuovo presidente federale che dovrà subito affrontare alcuni temi di stretta attualità.
Il primo sarà quello della scelta del nuovo ct: Malagò, che ha passato qualche ora di relax con la famiglia a Sabaudia prima di rientrare nella Capitale in attesa del voto, ha più volte detto di avere delle idee in merito ma non aver contattato nessuno per una forma di rispetto verso elettori e possibili candidati. Certo è che nella rosa il nome di Roberto Mancini sembra essere il più forte, anche se non si esclude qualche carta tenuta volutamente nascosta. Piacevano anche gli ex campioni del mondo come Daniele De Rossi o Fabio Grosso, entrambi però accasati al Genoa e alla Fiorentina. In agenda per il neo presidente ci sono i rapporti con la politica, le riforme di sistema, gli arbitri e il tema dei pochi giovani italiani selezionabili dal futuro commissario tecnico.
Materia di lavoro per il futuro numero uno del calcio italiano che disporrà di due anni e non del consueto quadriennio olimpico, subentrando in corsa. Le risultanze dell’assemblea elettiva, però, con la formazione del nuovo consiglio federale serviranno a dare il via ai lavori del calcio italiano in forte crisi di risultati se si guarda alla nazionale maggiore. Le votazioni dei 273 delegati avverranno a scrutinio segreto con sistema elettronico e ciascuno potrà votare per un solo candidato. Il nuovo presidente, anche in caso di ballottaggio, sarà eletto con la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi (comprese le schede bianche, ma con esclusione dei voti nulli). E stando alle previsioni, il primo scrutinio potrebbe bastare per la fumata bianca.
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