Sampnews24
·2 maggio 2026
Addio a Zanardi, lo sport italiano perde un simbolo assoluto di forza e coraggio

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Il mondo dello sport piange Alex Zanardi. La famiglia ha annunciato la morte dell’ex pilota di Formula 1 e campione paralimpico, scomparso a 59 anni nella serata del 1° maggio. La notizia è stata confermata oggi da più fonti internazionali e sportive, che hanno riportato anche il messaggio dei familiari, rimasti sempre molto riservati sulle sue condizioni negli ultimi anni.
Nato a Bologna, Zanardi è stato una figura unica nel panorama sportivo italiano e mondiale. Prima pilota automobilistico, poi esempio assoluto di rinascita dopo il drammatico incidente del 2001 al Lausitzring, che gli costò l’amputazione di entrambe le gambe, era riuscito a reinventarsi come atleta paralimpico, diventando uno dei simboli più luminosi dello sport italiano.
Nel motorsport, Alex Zanardi aveva costruito una carriera di altissimo livello, gareggiando in Formula 1 e lasciando poi un segno profondo soprattutto nella serie americana CART, dove conquistò due titoli consecutivi nel 1997 e nel 1998. Dopo l’incidente del 2001, però, la sua storia cambiò radicalmente e proprio lì iniziò la parte più straordinaria del suo percorso umano e sportivo.
Con una forza di volontà fuori dal comune, Zanardi si dedicò al paraciclismo e conquistò quattro ori e due argenti tra i Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, diventando una delle figure più rappresentative del movimento paralimpico mondiale.
Nel 2020, durante una staffetta benefica in handbike in Toscana, Zanardi fu coinvolto in un altro gravissimo incidente, riportando pesanti traumi cranici e facciali. Da allora era iniziato un lunghissimo percorso di cure e riabilitazione, accompagnato dal silenzio della famiglia e dalla vicinanza costante di tifosi, appassionati e atleti di tutto il mondo.
Ridurre Alex Zanardi ai suoi risultati sarebbe comunque troppo poco. La sua figura è diventata nel tempo un simbolo di resistenza, dignità e capacità di ripartire anche dopo le prove più dure. Per questo la sua scomparsa colpisce ben oltre il mondo dei motori o dello sport paralimpico: se ne va un uomo che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo italiano.
Il suo nome resterà legato non solo alle vittorie, ma soprattutto al modo in cui ha affrontato la vita. Ed è probabilmente proprio questa la sua eredità più grande.
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