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·2 ottobre 2026
💪🏼Ascoli, Tomei: "Bravi e fortunati, siamo andati oltre le aspettative. Il pres come un papà"

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·2 ottobre 2026

Francesco Tomei, protagonista di un grande avvio di stagione con il suo Ascoli, si è concesso a una lunga e approfondita intervista. Rilasciate a Il Corriere Adriatico, ecco le sue parole.
Tomei, cosa ha pensato in quel momento?
«È stata una presa di coscienza, mi è passato davanti tutto il percorso che avevamo fatto. Ti viene da esultare, da gioire, ma la mia è stata una gioia calma, una cosa naturale; ho poi scaricato l'emozione sotto la curva».
Chi è Tomei, un burbero con la corazza?
«La mia non è una corazza, sono sempre me stesso. Poi ci sono dei momenti in cui sono burlone e scherzo. Mi sento una persona tranquilla, pacata; posso sembrare burbero, ma sono semplice nella quotidianità. Noi facciamo un lavoro dove c'è molta visibilità, ma serve essere il più possibile naturali».
Da dove nasce la sua idea di calcio?
«Ho fatto il vice per tanti anni, anche in Champions, e ho avuto la possibilità di vedere come giocano gli altri. Andando all'estero ho sempre visto un calcio vero e indipendente. Tutto ciò mi ha messo curiosità: ho avuto la possibilità di vedere come lavorano i grandi allenatori e questo mi ha spinto a fare un calcio in cui i ragazzi si divertono. Ho sempre cercato di studiare e, quando ho preso la mia strada, l'ho fatto con la giusta esperienza; piano piano è uscito un prodotto che per me è sempre indispensabile. Il calcio è cambiato. Io dico ai ragazzi che bisogna trovare sempre nuovi spunti».

Cinzia Camela / IPA Sport/ipa-agency.net
Mister, come le è venuta l'idea di Milanese laterale destro?
«Data l'emergenza dovevamo trovare una soluzione. Oliveri, che farà quel ruolo, aveva solo bisogno di trovare i giusti meccanismi. Milanese è molto disponibile: sapevo e speravo che potesse ricoprire quel ruolo sia in fase di possesso che di non possesso».
Quale giocatore l'ha fatta faticare di più nel trovare i giusti meccanismi?
«Nessuno, tutti hanno dato disponibilità e per me è un grande vantaggio. Loro sono sempre attenti e disponibili, e questo permette a un tecnico di mettere in campo il proprio lavoro. Questo è un grande gruppo che ha l'umiltà di voler imparare, cosa che dobbiamo sempre coltivare e mantenere viva. Il direttore, la proprietà ed io abbiamo lavorato sulla direzione: prima l'uomo, poi il giocatore».
Il suo rapporto con il presidente Passeri.
«Il presidente mi vuole bene ed io sono contento, perché mi è stata data la possibilità di lavorare in un posto importante. Ma quello che conta più di tutto è stare con persone che hanno la stessa mia idea. La mia grande fortuna è stata lavorare in sintonia con la proprietà e il Ds».
Quando è arrivato, si aspettava di vincere subito?
«Secondo me siamo stati bravi e fortunati; in un anno creare una base non era semplice. Abbiamo messo le fondamenta, ma l'errore grave è pensare di aver fatto tutto, sentendosi appagati. C'è da lavorare. La sorpresa piacevole è che siamo andati oltre le aspettative».
La società l'ha blindata: resterà a vita?
«Per me sono anni di crescita, bellissimi; vivo la mia vita professionale solo partita dopo partita, anno dopo anno. Voglio lavorare e dare il massimo per crescere sempre. Il futuro non lo conosce nessuno. Il presidente è una persona bellissima, rara, sincera; lo vedo come un papà, abbiamo un rapporto di massimo rispetto».
«Quando al Picchio Village salgo sul pullman diretto allo stadio: quello è il momento più bello, perché so quello che troverò, un popolo intero ad aspettarci».







































