Atalanta, Palladino raccontato da Chiarenza: «Non credevo che si buttasse nel mondo del calcio di nuovo in questa veste. Se pensavo andasse alla Juventus…» | OneFootball

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·4 febbraio 2026

Atalanta, Palladino raccontato da Chiarenza: «Non credevo che si buttasse nel mondo del calcio di nuovo in questa veste. Se pensavo andasse alla Juventus…»

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Atalanta, Raffaele Palladino è stato raccontato così da Vincenzo Chiarenza. Queste le sue dichiarazioni sul tecnico della Dea

Vincenzo Chiarenza, tecnico della Primavera della Juventus dal 2003 al 2008, ha cresciuto e lanciato tanti talenti, tra cui Raffaele Palladino, oggi allenatore dell’Atalanta. Su Tuttosport l’ex mister bianconero racconta il suo allievo, tra ricordi di campo e prospettive future.


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IL GIOVANE RAFFAELE «L’ho notato subito: era un ragazzo a posto, pulito. Mostrava personalità. Nel mondo del calcio ne occorre parecchia, e lui ne ha sempre avuta tanta. Come calciatore aveva delle ottime qualità. Era un uomo spogliatoio. Dava sempre qualcosa di positivo e spronava a far meglio. Era un falso nove. E sapeva mettersi a disposizione della squadra: quando la palla arrivava a lui, la gestiva e non la buttava mai via».

LA CARRIERA «Anche l’infortunio al ginocchio l’ha frenato: ha avuto stop importanti, l’hanno rallentato. Magari avrebbe potuto avere un percorso più roseo. La Juve avrebbe dovuto aspettarlo? Come tutte le grandi squadre, cercavano giocatori già pronti, maturi, in grado di fare subito la differenza. A volte non succede. Altre sì. Penso ancora a Marchisio».

LA SORPRESA DI VEDERLO ALLENARE «No, non credevo che si buttasse nel mondo del calcio di nuovo, poi in questa veste. Però in campo era uno che si faceva rispettare: dai compagni, dagli avversari. Da tutti. Poi era un calciatore di qualità, mi ha aiutato a raggiungere dei risultati che nessun altro poi ha ottenuto».

IL SUO GIOCO «Le sue squadre sono votate all’attacco: c’è una grande attenzione agli inserimenti, al modo di giocare sugli errori dell’avversario, avanti sempre con 4 o 5, a volte pure 6 uomini offensivi. Ha avuto un grande maestro come Gasperini. Se non hai personalità, non vai da nessuna parte. Dico che ha avuto coraggio, soprattutto nel subentrare ad allenatori importanti».

PENSAVA ANDASSE ALLA JUVE «No, affatto. Prima arrivano queste opportunità, prima maturano gli allenatori. Lui aveva credenziali importanti. Magari, chissà… Ha allenato prima il Monza e poi la Fiorentina: il suo è stato un percorso eccezionale. Adesso all’Atalanta si è ristabilita l’atmosfera che c’era prima: la Dea è sempre ad alti livelli».

IL SUO PERCORSO «Ha allenato prima il Monza e poi la Fiorentina: il suo è stato un percorso eccezionale: con i brianzoli ha ottenuto risultati buonissimi, altrove si è messo in evidenza per il carattere e per il gioco della sua squadra».

COSA STA DANDO ALL’ATALANTA «Adesso si è ristabilita l’atmosfera che c’era prima: la Dea è sempre ad alti livelli, una squadra che può far male in qualsia si modo. Quando giochi contro di loro, sai benissimo a cosa vai incontro»

GLI HA LASCIATO QUALCOSA «Di “cazziate” ne ha avute parecchie, sia di mentalità che di natura tattica. Mi auguro di sì, di avergli lasciato qualcosa. Ma lui è super intelligente e ha responsabilità enormi. Con un pregio: di queste non ha paura».

LA JUVE DI SPALLETTI «Ha speso lavoro, coraggio. Anche lui ha trasformato una squadra e l’ha fatta diventare offensiva, ma anche equilibrata in difesa. Mi sembra completa in tutti i reparti e ognuno ha voglia di arrivare fino in fondo. Di Luciano si conosce la storia, quella che invece Raffaele deve ancora fare. Gli faccio l’in bocca al lupo».

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