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·26 settembre 2026
Barcellona, spesi quasi 200 milioni sul mercato: ecco da dove arrivano i soldi

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Il Barcellona ha chiuso il mercato estivo 2026 con una campagna acquisti da circa 174 milioni di euro, cifra che può salire ulteriormente considerando bonus e alcune componenti variabili. Ma come ha fatto? Scopriamolo insieme…
174 milioni: è il maggiore investimento realizzato durante l’era Joan Laporta dal Barcellona. Ma come è stato possibile per un club che negli ultimi anni ha avuto enormi problemi finanziari tornare a investire cifre di questo livello?
La risposta non è semplicemente “il Barcellona ha trovato i soldi”. Dietro questa sessione di mercato ci sono il ritorno alla regola 1:1 della Liga, l’aumento dei ricavi, le cessioni, la riduzione del monte ingaggi e soprattutto il particolare funzionamento degli ammortamenti dei cartellini.
Il Barça ha effettuato diversi investimenti importanti.
Il colpo economicamente più pesante è stato Anthony Gordon, arrivato dal Newcastle per circa 70 milioni di euro più bonus, con l’operazione che può raggiungere gli 80 milioni.
Poi Rodri, acquistato dal Manchester City per 60 milioni più 16,5 milioni di bonus.
A seguire Karim Adeyemi, arrivato dal Borussia Dortmund per circa 22 milioni più 7 milioni di bonus, mentre Gabriel Jesus è costato circa 10 milioni.
Completano il quadro gli investimenti per Jesse Bisiwu, Hamza e il portiere Dominik Livaković. Il totale delle operazioni in entrata viene indicato da Mundo Deportivo in circa 174 milioni di euro, il dato più alto dell’era Laporta.
Il Barcellona, quindi, ha effettivamente investito una cifra enorme per il proprio standard recente.
Ma c’è un punto fondamentale: 174 milioni di cartellini non significa che il Barcellona abbia dovuto mettere immediatamente 174 milioni di euro sul tavolo.
Ed è qui che bisogna capire il sistema.
A luglio 2026 il Barcellona è rientrato nella cosiddetta regola 1:1 della Liga.
È una svolta enorme rispetto alle precedenti sessioni di mercato.
In termini semplificati, il club può utilizzare integralmente il margine economico che riesce a creare attraverso maggiori ricavi e riduzione dei costi per finanziare nuovi costi della rosa. EFE ha spiegato che il ritorno alla regola 1:1 consente al Barça di operare sul mercato utilizzando ogni euro generato o liberato, situazione che non si verificava per il club dal 2019-20.
Per arrivarci, il Barcellona ha lavorato su due fronti:
Le partenze di giocatori con ingaggi importanti, insieme ad altre operazioni contrattuali, hanno contribuito a ridurre il costo della rosa. Contemporaneamente il club ha incrementato i ricavi commerciali e quelli legati allo stadio.
Il dato più importante per comprendere la situazione attuale è quello comunicato dalla Liga a settembre.
Il limite di costo della rosa del Barcellona per la stagione 2026/27 è salito a 582 milioni di euro, rispetto ai 432 milioni precedenti.
Si tratta di un aumento di 150 milioni.
Questo non significa che il Barcellona abbia ricevuto 150 milioni da spendere sul mercato.
È un concetto completamente diverso.
Il limite comprende infatti stipendi, contributi, bonus, commissioni degli agenti, costi di acquisizione dei giocatori e ammortamenti dei cartellini.
Quindi il dato dei 582 milioni rappresenta la capacità della società di sostenere il costo complessivo della propria struttura sportiva secondo i parametri della Liga, non un semplice “budget trasferimenti”.
Questo è probabilmente l’aspetto più importante.
Quando un club compra un giocatore, il costo del cartellino viene normalmente ammortizzato sulla durata del contratto.
Esempio semplice:
Un giocatore costa 60 milioni e firma per 5 anni.
Il costo di acquisizione viene contabilizzato, ai fini dell’ammortamento, per circa:
60 ÷ 5 = 12 milioni all’anno.
Naturalmente bisogna poi considerare stipendio, bonus, commissioni e altre componenti dell’operazione.
Ma il concetto è fondamentale.
Per questo motivo comprare un giocatore per 60 milioni non significa aggiungere 60 milioni di costo alla rosa nell’immediato esercizio.
La stessa Liga specifica espressamente che nel calcolo del limite di costo della rosa rientrano gli ammortamenti dei giocatori, calcolati annualmente sulla base del numero di anni del contratto.
È uno dei motivi per cui il Barcellona può realizzare operazioni molto importanti senza che l’intero valore dei cartellini pesi immediatamente sul bilancio annuale.
C’è poi un altro elemento che spesso viene ignorato quando si guarda solamente alla cifra degli acquisti.
Il Barcellona ha incassato circa 104 milioni di euro tra cessioni e proventi derivanti da diritti su trasferimenti precedenti.
La cessione più importante è stata quella di Ferran Torres al PSG per 48,5 milioni di euro.
Poi:
A questi si aggiungono altri trasferimenti e circa 4,2 milioni provenienti da percentuali sulla futura rivendita di giocatori precedentemente ceduti.
Il risultato?
Secondo Mundo Deportivo:
174 milioni di euro di investimenti
contro
104 milioni di euro di entrate
per un saldo di mercato di circa 70 milioni.
Quindi dire semplicemente “il Barcellona ha speso 174 milioni” racconta soltanto metà della storia.
La situazione economica non è certamente quella di qualche anno fa.
Il bilancio 2025/26 approvato dall’assemblea del club evidenzia 1,06 miliardi di euro di ricavi ordinari, per la prima volta sopra quota un miliardo.
Il Barcellona ha inoltre chiuso l’esercizio con un risultato ordinario positivo di circa 200.000 euro e un EBITDA positivo di 140 milioni.
Per il 2026/27 il club prevede addirittura 1,195 miliardi di euro di ricavi.
Uno degli elementi più importanti è il ritorno a pieno regime dello Spotify Camp Nou, che secondo il budget dovrebbe generare circa 60 milioni di euro di ricavi aggiuntivi attraverso biglietteria, hospitality, museo e attività collegate.
Questo aumento dei ricavi è fondamentale perché permette al club di avere maggiore capacità di sostenere il costo della rosa.
Ed è qui che bisogna evitare una lettura troppo semplicistica.
Il fatto che il Barça abbia potuto spendere quasi 200 milioni non significa che i problemi finanziari del club siano definitivamente risolti.
Il patrimonio netto resta infatti negativo per 168 milioni di euro, principalmente per l’impatto degli interessi legati al progetto Espai Barça.
Inoltre, la questione dello stadio continua ad avere un peso enorme sulla struttura finanziaria della società.
Il miglioramento della situazione riguarda soprattutto la capacità di generare ricavi e rispettare i parametri della Liga, non la cancellazione del debito accumulato negli anni.
Sono due questioni differenti.
Il quadro complessivo è quindi questo:
1. Più ricaviIl club ha superato il miliardo di ricavi ordinari e punta a 1,195 miliardi nel 2026/27.
2. Meno costi rispetto al passatoIl peso della massa salariale è stato ridotto e il rapporto tra costi sportivi e ricavi è sceso drasticamente rispetto agli anni della crisi.
3. Ritorno alla regola 1:1Il Barça può utilizzare integralmente il margine che genera o libera per la propria rosa.
4. CessioniOltre 100 milioni di entrate dal mercato estivo hanno contribuito a compensare gli investimenti.
5. AmmortamentiIl valore dei cartellini viene distribuito sulla durata dei contratti, anziché gravare interamente sul singolo esercizio.
6. Limite della rosa aumentatoLa Liga ha portato il limite del Barcellona a 582 milioni, 150 milioni in più rispetto al precedente dato.
La risposta più corretta è: non da una singola fonte.
Il Barcellona ha potuto tornare a investire perché negli ultimi anni ha contemporaneamente aumentato i ricavi, ridotto il peso della rosa, generato nuove entrate attraverso le cessioni e recuperato margine all’interno del sistema economico della Liga.
Questo ha permesso al club di tornare alla regola 1:1 e di sostenere un mercato da circa 174 milioni di euro, pur mantenendo ancora una situazione patrimoniale delicata.
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