Barella svela: «Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. Io nerazzurro a vita» | OneFootball

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·21 luglio 2026

Barella svela: «Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. Io nerazzurro a vita»

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Barella tra Chivu, nuovi obiettivi e il sogno di chiudere la carriera in nerazzurro: le dichiarazioni del centrocampista

Dopo aver conquistato campionato e Coppa Italia, l’Inter è già al lavoro per preparare una stagione che si preannuncia ricca di obiettivi. Nel ritiro estivo in Germania, Nicolò Barella guarda avanti con entusiasmo e racconta le sensazioni dei primi giorni agli ordini di Cristian Chivu. Il vice capitano nerazzurro parla del suo ruolo all’interno dello spogliatoio, della voglia di continuare a vincere e del sogno di chiudere un giorno la carriera con la maglia dell’Inter.


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Barella: “L’obiettivo all’Inter è sempre vincere”

Come stanno procedendo i primi allenamenti con Cristian Chivu?

«Di migliorarci ancora di più rispetto all’anno scorso. Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. È un ritiro intenso. C’è chi lo vive meglio, chi si stanca un po’ di più, chi ha bisogno di più tempo per trovare la condizione perfetta».

Che cosa le ha chiesto personalmente il nuovo allenatore?

«Di dare una mano alla squadra e ora che manca Lauti, che avevo sentito prima della finale, anche di farmi sentire di più, di fare un po’ il capitano. Dal primo giorno che il mister è arrivato mi ha sempre dato fiducia e trattato in una maniera incredibile».

Nel corso degli anni ha ricoperto tanti ruoli all’interno dell’Inter. Come vive questa nuova fase della sua carriera?

«Vado verso un’annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po’ diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po’ più “furbo” in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette. Ho 29 anni e non più 22 come quando sono arrivato».

Oggi è uno dei leader della squadra. Che effetto le fa essere considerato un modello per i compagni più giovani?

«I “grandi” devono esserlo sempre, ma anche i giovani possono. È una questione di lavoro, di mettersi al servizio della squadra. A prescindere dall’età. Io non sento di dover essere per forza un riferimento ma se qualcuno ha piacere di parlare con me sono contento. Quindi non so se “esempio” sia la parola giusta, magari più fonte di ispirazione per la mia carriera qui».

Quali saranno gli obiettivi dell’Inter nella stagione che sta per iniziare?

«Da quando sono arrivato all’Inter, quindi prima con Conte, poi con Inzaghi e ora con Chivu, l’obiettivo è sempre stato vincere. Poi ci sono stati anni in cui siamo stati più bravi e altri meno. Quest’anno è uguale. Ciò che cambia è che l’anno scorso abbiamo vinto campionato e Coppa Italia e ora per fare bene dobbiamo vincere di nuovo entrambe più la Supercoppa, oltre che cercare di fare meglio in Champions. Sarà difficile, ci vorranno tante energie, però i nostri obiettivi sono quelli».

Dopo il doblete si è concesso un premio speciale?

«Una buona bottiglia di vino, un Henri Jayer Vosne Romanée Cros-Parantoux del 1999».

Il legame con l’Inter e il futuro

Quanto è stato importante il sostegno dell’Inter in quel momento particolare?

«Dopo quella sosta ho segnato alla Roma. L’abbraccio dei compagni, la loro felicità e io che tornavo a sorridere… Tutto questo mi ha fatto fare quel “clic”».

Guardando al percorso fatto in nerazzurro, sente di aver realizzato ciò che desiderava?

«Non ho mai pensato di diventare il giocatore che ha fatto più assist nella storia del club, però lo sono diventato. E nemmeno di fare il vice capitano. Però se mi chiede se era quello in cui speravo dico sì. Come vorrei diventare ad esempio il calciatore con più presenze con questa maglia, ma non ci penso. Quando sono arrivato qui volevo solo dare tutto e vincere tutto. Potevo fare ancora meglio, ma sono orgoglioso del percorso».

Si vede ancora a lungo con la maglia dell’Inter fino al termine della carriera?

«Sì. Poi dipende da quanto invecchio velocemente».

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