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·21 settembre 2026

Barthez, Ginola... quando le leggende del calcio passano alle carte

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Da Barthez, incoronato in un torneo benefico a Cannes, a Piqué e Shevchenko: quando le leggende del calcio scambiano gli scarpini per le carte.

Dopo una partita ad alta tensione o una settimana di lavoro estenuante, tutti hanno bisogno di scaricare la pressione. Vale per il dipendente che rientra a casa il venerdì sera, e vale altrettanto per il calciatore professionista, la cui quotidianità è fatta solo di partite, spostamenti e attese.


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Eppure, tra i mille modi per staccare, ce n’è uno che ricorre sorprendentemente spesso tra giocatori ed ex giocatori: il poker. Ecco una panoramica di queste leggende che, per una sera, hanno sostituito gli scarpini con un mazzo di carte!

Barthez, campione del mondo al tavolo da poker

Fabien Barthez, campione del mondo 1998, ha a lungo avuto l’abitudine di giocare a poker con i suoi compagni di squadra, una passione che lo ha accompagnato fino al suo ultimo club, il FC Nantes. Non si trattava di un semplice passatempo da spogliatoio, visto che il portiere ha eccelso in più occasioni.

La sua impresa più clamorosa risale al maggio 2007. Con lo pseudonimo di “Fabulous Fab”, Barthez vinse quell’anno un torneo benefico di poker organizzato a margine del Festival di Cannes, portandosi a casa 500.000 dollari. Ma la storia non si ferma alla cifra. Quella sera, l’ex Bleus giocava per un bambino malato, e l’intera vincita fu devoluta per finanziare le sue cure. Quanto basta per dare a una semplice partita di carte tutt’altra dimensione!

Non è l’unico monumento del calcio francese ad aver gravitato attorno al tavolo verde. Anche David Ginola, nel corso degli anni, ha messo il suo sguardo esperto sullo sport al servizio di questo universo del gioco, diventando un volto familiare del settore. E ciò che questi campioni trovavano nella competizione, oggi il grande pubblico può sperimentarlo nel proprio piccolo: è proprio ciò che propone un casino in Belgio, accessibile a qualsiasi appassionato in cerca della stessa sensazione, senza la pressione dell’altissimo livello.

Una passione ampiamente condivisa nel mondo del calcio

Nel dicembre 2013, durante l’European Poker Tour di Praga, un tavolo riuniva un cast inatteso per un “Charity Challenge” con una posta in palio di 100.000 euro: il tennista Rafael Nadal, il brasiliano Ronaldo e l’ucraino Andriy Shevchenko, tra gli altri. La particolarità della prova? Nessuno giocava per sé, dato che ogni euro vinto era destinato a un’opera benefica.

Shevchenko concluse al terzo posto, ottenendo 10.000 euro per la sua causa. Quella sera, durante la primissima apparizione di Nadal in un torneo live, il professionista Daniel Negreanu, presente al tavolo, era rimasto colpito dall’“istinto killer” di questi sportivi, a suo dire più affinato di quello di molte celebrità incontrate in precedenza.

Altri hanno portato questa passione molto più lontano. Gerard Piqué, ex difensore del FC Barcellona, si è rivelato un giocatore temibile: nel 2019 ha chiuso al secondo posto il Single-Day High Roller da 25.000 € dell’EPT di Barcellona, incassando 352.950 euro, la sua vincita live più alta, spesso accompagnato a questi tavoli dal compagno di squadra Arturo Vidal.

Quanto all’inglese Teddy Sheringham, si è addirittura costruito una seconda carriera dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, con oltre 329.000 dollari di vincite nei tornei, tra cui un quinto posto in un Main Event dell’European Poker Tour nel 2010, premiato con 118.346 dollari. Il confine tra il campo e il tavolo verde non è mai sembrato così sottile!

La stessa disciplina mentale, dal campo al tavolo verde

Se così tanti calciatori si ritrovano attorno a un tavolo da poker, non è un caso, e soprattutto non è solo una questione di notorietà. Ciò che accomuna tutti questi esempi è il tipo di gioco in sé. Il poker non premia né la sola fortuna né la forza. Premia il calcolo, la pazienza e la capacità di leggere l’avversario.

E queste sono esattamente le qualità che fanno la differenza in campo. Mantenere il sangue freddo quando tutto accelera, valutare un rischio in una frazione di secondo, controllare le proprie emozioni nel momento di massima pressione… ecco ciò che separa un buon giocatore da uno grandissimo, sia davanti alla porta sia quando rilancia una mano.

Ecco perché il tavolo verde agisce su questi competitivi come un naturale prolungamento del campo. Uno spazio in cui istinto, lettura del gioco e gestione delle emozioni contano ancora allo stesso modo anche una volta messi via gli scarpini. Nulla di sorprendente, quindi, nel fatto che gli allenatori esaltino così spesso il famoso “mentale”, nella misura in cui si tratta senza dubbio della risorsa più rara e più trasferibile da un campo all’altro.

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Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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