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·12 giugno 2026

Branco si presenta alla Sampdoria: «Sono molto fiero perché arrivo in una delle società di calcio più iconiche dal mondo»

Immagine dell'articolo:Branco si presenta alla Sampdoria: «Sono molto fiero perché arrivo in una delle società di calcio più iconiche dal mondo»

Il neo direttore sportivo Branco presenta la sua visione per la Sampdoria, tra responsabilità, rispetto della storia del club e obiettivi chiari

Il nuovo direttore sportivo Américo Branco ha parlato ai media ufficiali della Sampdoria, presentando la sua visione del calcio e spiegando quale filosofia intende portare al club blucerchiato in vista del campionato di Serie BKT 2026/27.

Il nuovo dirigente ha sottolineato ai microfoni del club l’importanza della continuità, del rispetto dei valori del club e della storia della squadra, evidenziando come la sua esperienza internazionale lo abbia preparato a gestire sfide complesse e a costruire una squadra vincente, coinvolgendo tutti i componenti dello staff e della società.


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Ecco le parole alla presentazione del nuovo direttore sportivo

ARRIVO ALLA SAMPDORIA«Sono molto orgoglioso di arrivare alla Sampdoria. Sono molto fiero perché arrivo in una delle società di calcio più iconiche dal mondo e più speciale. Quindi questo è un percorso di 11-12 anni e che è iniziato, come hai detto bene, con 24 anni. Eh, però il fatto di arrivare per me non basta. Eh, sono stati in tutti i club sempre quasi tutti più di 3 anni e quindi vuol dire che ho sempre svolto un lavoro con un certo con un certo tipo di continuità e come portoghese, come che non siamo molto diversi dagli italiani da tanti secoli che abbiamo girato al mondo, eh ho avuto sempre la la capacità e il rispetto di rispettare e la cosa per me più importante della vita e del calcio che è la adabilità e quindi io dove ho andato ho sempre rispettato tantissimo il club, i valori dei dei paesi, dei propri club, la sua storia, perché questa è l’unica forma di fare bene e creare delle base con la storia».

RESPONSABILITÀ E OBIETTIVI«Guardare avanti perché il passato non si cambia e quindi per me è come ho detto, cercherò soltanto di prendere questa responsabilità perché ripeto, la Sampdoria è uno dei club più grandi del mondo, uno dei dei nomi più riconosciuti, sicuramente la maglietta più bella del calcio mondiale e quindi non mi piace nel calcio promettere lavoro. A me mi piace promettere che sarei la miglior versione di me stesso e che sarò parte di un gruppo eh di tante persone e non si parla solo di giocatori, io di allenatori, si parla dello staff sia dal magazziniere al proprietario che tutti devono essere coinvolti dello stesso spirito per arrivare fino in fondo e per raggiungere obiettivi, perché questa maglia non basta indossarla eh con questa maglia e scuso un po’ incorretto, tanti l’hanno indossata questo stema, tanti l’hanno avuto, però bello non è indossarlo, bello è vincere con questo stema, bello è arrivare a raggiungere gli obiettivi che questa società, il DNA di questa città eh comanda. È questo che vengo qua a fare. L’obiettivo della Sampdoria è ogni domenica entrare per vincere tre punti. Questo è l’obiettivo».

GESTIONE DEL CLUB«Non esiste fra un anno, fra 2 anni, esiste 90 minuti per vincere sia chi sia che dall’altra parte. Questo è quello che la gente deve avere in testa. Eh, sono 90 minuti che cambiano la mentalità de tante persone per ogni settimana, la forma in cui vivono la sua vita quotidiana e quindi noi dobbiamo prendere questa responsabilità su di noi. Per me l’Italia è uno dei paesi del calcio. Il paese del calcio è stato il primo, diciamo, calciomercato con i suoi pregi difetti, eh, però penso che voi, con tutto il rispetto a volte siete più siete tanto duri con voi stessi nei confronti delle cose che voi avete un potenziale calcistico molto grande e capisco con la situazione generale però l’Italia ha appena vinto l’Europei di 17 è stato sempre quasi finale negli ultimi anni, quindi mh non bisogna cambiare tanto, bisogna guardare più la parte positiva anziché la parte negativa. Io sono venuto dei paesi come Portogallo, come Olanda che lavorano benissimo sulla parte delle nazionali, però vi posso dire che in Portogallo, negli anni che Portogallo ha sviluppato il suo calcio eh diciamo di di nazionale, le grandi squadre giocavano con 10 stranieri. Eh, quindi una cosa non è detta che influenza l’altra».

STORIA E SERIE B«E quindi ritornando alla cosa più importante che è la Sampdoria, il primo grande allenatore della storia della Sampdoria è stato uno straniero che ha capito benissimo e che ha portato, posso dire, anche due più grandi allenatori della Sampdoria sono stati stranieri. Per me la Serie B l’ho giocata in Portogallo per la metà della mia carriera e ho detto sempre che non volevo più giocare un secondo livello nella mia carriera perché la Serie B sia in Italia, in Portogallo, in Olanda, in Inghilterra è tostissima. Non so se può dire questo, però questo è come è come la vedo perché tu fai una squadra per salire e ti vede lottare per la salvezza e all’in contrario, però quando ho ricevuto la chiamata di Jesper, Jesper ha fatto tanto per avermi qua, quindi devo ringraziarlo».

FUTURO E IMPEGNO«Cioè non esiste, secondo me, una persona nel calcio, un professionista che dice no alla Sampdoria. L’allenatore che dovrà venire alla Sampdoria deve capire molto bene dove viene e per cosa viene. Non viene solo, come ho detto, per indossare lo stemma, viene per sudare lo stemma, che è una cosa molto diversa. Quindi io sono sicuro che chi era prima ha già fatto un lavoro di preparare. Io non arrivo con, non so se Adrian tocco di Midas. Eh, io arrivo con una conoscenza, con una capacità di farmi aiutare da tutti. Non arrivo con la consapevolezza di sapere tutto e di dire che so tutto e che farò di tutto e che da solo vincerò perché non succederà. Quindi vengo per individuare gente che prima di tutto c’ha questa voglia di vincere e c’ha la capacità personale di essere una brava persona che rispetta questo club. Io non sono venuto qua per perdere, io non sono venuto qua per farmi le vacanze, io son venuto qua per trascinare tutti dietro, ripeto, dal proprietario a quelli che si occupano dei campi. Non credo nel calcio solo dei giocatori, non credo nel calcio solo di allenatori, credo nel calcio delle società, perché nelle società di calcio gli allenatori, i proprietari, i direttori non sono proprietari del club. La proprietà dei club sono i tifosi, eh loro sono i cuori e i cuori e i polmoni del club».

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